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Semprevivo-POESIAS della venezuelana Flora Amalia Suàrez Càrdenas
La poetessa venezuelana Flora Amalia Suàrez Càrdenas Presenta POESIAS Una sua recente silloge di successo edita da Tabula Fati - Presenta Vito Moretti. Partecipa l’editore Marco Solfanelli
Flora Amelia Suàrez Càrdenas, è nata a San Cristòbal (Venezuela). Ha studiato giurisprudenza a Caracas. Esperta di psicologia. Coltiva la passione per la pittura, arrivando a esporre nella Accademia di Arte Atepin di Caracas. Ha studiato danza classica, flamenco e ballo latino-americano, ha praticato yoga come disciplina personale. Conduce esperienze variegate, dirige corsi di comunicazione interpersonale per giovani ed adulti e organizza conferenze nel mondo imprenditoriale, manifestando particolari capacità comunicative nelle relazioni aziendali e istituzionali.
Questi versi (Poesìas) di Flora Amelia Suàrez Càrdenas hanno la grazia della semplicità e il dono di proporsi con l’immediatezza di un dettato spontaneo, tessuto sulle ragioni di un pensiero che vuole restare ai suoi elementi essenziali e di una pronuncia che conosce e rivela soltanto le sue emozioni più struggenti, le sue energie più espressive e i suoi sentimenti più carezzati, senza alcuna alchimia stilistica o verbale e senza il rimando a specifiche tradizioni.
La poetessa pensa in spagnolo — la sua lingua madre — e scrive concedendosi direttamente ai ritmi e alle cadenze di questa lingua, creando via via un circolo virtuoso fra le sue parole e la rotondità del dire ispanico e fra i pensieri che le giungono alla coscienza e l’espressività musicale delle locuzioni iberiche, sicché le poesie di Flora Amelia Suàrez Càrdenas andrebbero lette soprattutto nelle loro versioni originarie, che forniscono un esempio davvero singolare di liricità e che attraggono il lettore con una presa quanto meno suggestiva; ma, consapevole della difficoltà rappresentata dalla diversa matrice linguistica dei testi, la poetessa ha voluto corredare la sua raccolta di apposite traduzioni, nelle quali il lettore italiano trova la versione lineare e “in chiaro” del testo spagnolo e l’opportunità di afferrare almeno il contenuto dei medesimi componimenti; l’autrice, cioè, non si è prefisso altro, con esse, che di fornire una chiave di accesso alle liriche ispaniche, ben sapendo che ogni traduzione è sempre un compromesso fra lingue, culture e gusti diversi, e, personalmente, credo che ella abbia fatto bene a schivare, in questa circostanza, ogni tentazione di riscrittura poetica e di parallela reinvenzione, lasciando, appunto, che a parlare di sé fossero le liriche autentiche invece che quelle poste per ragioni di mera opportunità.



