"Scommesse Williamhill"
Quando giocare fa male...
Se nel calcio siamo abituati a vedere i giocatori uscire e rientrare in campo dopo lunghe pause forzate dovute a infortuni durante incontri ufficiali o allenamenti, sempre di più invece osserviamo, con un certo stupore, tennisti di prima categoria scendere in campo "infortunati". La prima conseguenza è che quando puntiamo le nostre scommesse dobbiamo fare riferimento alle quote più aggiornate per non rischiare sorprese, indubbiamente dobbiamo dunque affidarci a un bookmaker di fiducia, e il nostro è sports.williamhill.it/bet_ita/it, attivo nel settore sin dal 1934.
Ad esempio, tutti sappiamo delle lesioni al ginocchio di Rafael Nadal e altrettanto sappiamo che ancora oggi, a distanza di anni, il campione continua a scendere in campo con dolori non indifferenti: perchè? Similmente Gale Monfils non sembra proprio riuscire a superare i problemi al suo di ginocchio, con evidenti e gravi ripercussioni alla sua forma fisica e di conseguenza, alle sue performance. E di esempi ce ne sono tanti ancora a confondere gli appassionati di scommesse, tra cui quello di David Ferrer, spesso in stato febbricitante, e Jo-Wilfried Tsonga perennemente alle prese con dolori alle mani,: anche in questo caso è lecito domandarsi perché a differenza dei calciatori, per i tennisti non sia accettabile stare lontano dai campi da gioco per curarsi.
Quando poi i campioni di tennis accettano la loro condizione con una pausa, spesso la situazione è disperata, come nel caso di Del Potro che ha disputato gli Open d'Australia con una tendinite e ha poi dovuto fermarsi per un anno oltre a subire due difficili interventi chirurgici. Non esiste una legge che obblighi gli sportivi a prendersi cura, seriamente, dei propri malanni - indifferentemente che si tratti di lesioni leggere o meno: per questo esistono i dottori che accompagnano i campioni, e non solo, nella loro carriera, assicurandone il necessario benessere psico-fisico. Chi ama lo sport e magari si diletta con pronostici e scommesse il problema è evidente, a volte i giocatori decidono di scendere in campo benché infortunati solo per riportare una vittoria importante sul breve termine, assumendosi il rischio ben più grave di acuire lesioni esistenti fino a rendere impossibile il raggiungimento di risultati su medio e lungo termine di valore superiore. Il punto è che non è possibile sapere quali siano effettivamente le valutazioni personali e professionali che portano i giocatori ad accettare o non accettare le indicazioni dei loro preparatori tecnici e dei responsabili medici. Per il momento non ci resta altro che sperare nel buon senso tanto dei campioni quanto dei loro accompagnatori!
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