Interviste
- Rosaria Maresca
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“T come Teatro” e “Nuovi Labirinti” percorsi di pedagogia teatrale
Da Abruzzopress
Orazio Costa
nelle scuole statali pescaresi- La creatività per crescere, imparare e socializzare!
L’Assessorato alla Cultura della Regione Abruzzo e l’Assessorato della Pubblica Istruzione del Comune di Pescara, propongono, ormai da anni, i progetti formativi “Nuovi Labirinti” e “T come Teatro” (quest’ultimo sotto la direzione artistica di William Zola) destinati ai bambini e ragazzi in età scolare e, come si è soliti aver fatto fino ad adesso, la guida dei piccoli è affidata ad un team di esperti dotati di conoscenze pedagogiche, sociologiche e teatrali.
In sinergia con i docenti della scuola, di solito vengono concordati i percorsi idonei a stimolare e sviluppare la fantasia, l’immaginazione, la comunicazione e l’intelligenza dei bambini, la valorizzazione della loro sfera emozionale, cognitiva e relazionale e l’incoraggiamento all’ autonomia, la socializzazione e la cooperazione. Il teatro è una di quelle attività che, come ci suggerisce la stessa lingua inglese (to play), è intimamente legata al gioco e quindi alla fase più formativa dell’individuo (i bambini attraverso di esso imparano a diventare adulti).
Per il compianto Orazio Costa (celeberrimo attore, regista, professore universitario ed esperto di pedagogia teatrale) l'istinto mimico era presente nel bambino in forma assolutamente spontanea: è il desiderio di giocare ad essere ciò che non si è. Tuttavia, poi, questo stesso istinto diviene man mano "atrofizzato" nel nostro modello educativo e il bambino, crescendo, dirada sempre di più gli stessi atti di mimazione.
La nostra società, infatti, non sembra apprezzare o utilizzare questo istinto. È il solo attore, poi, a riscoprire questa prassi quasi connaturata nei bambini. Dall'"imitare" si passa al "mimare". Dalla pura e semplice ripetizione si passa ad una funzione che è nello stesso tempo interpretativa e creativa. Interpretativa perché non potendo riprodurre traduce, creativa perché la scelta degli atti espressivi non è meccanicamente automatica ma è affidata alla natura dell'individuo.
Come scrisse lo stesso Maestro « L'albero, mimato e rivissuto, la nuvola, il fiore, l'animale, la luna, l'acqua, la roccia, la pioggia, il mare il vento (anche se invisibile) diventano esperienze interiori concrete. Tanto che non solo possono manifestarsi in atti e forme, quasi danze, individuando i ritmi propri di ogni oggetto, ma possono produrre modificazioni dell'apparato respiratorio e fonatorio ».
Chi scrive ha incontrato Cam Lecce e Jörg Grünert - esperti di pedagogia teatrale, didattica artistica e docenti universitari all’Università d’Annunzio di Chieti - impegnati nell’anno scolastico 2009/10 alla Scuola primaria di Pescara Colli, plesso Largo Madonna.
Cam e Jörg, cosa vi ha spinto ad interessarvi di pedagogia teatrale?
«Noi da sempre siamo convinti che le tecniche e le metodologie del teatro sono un grande strumento di crescita individuale e collettivo, inoltre fa parte della nostra formazione e passione avere uno sguardo e un amore per queste discipline.»
Quante ore dedicate alle attività con i bambini?
«Abbiamo degli standard di monte ore calibrati per progetti, laboratori e fasce di età, qui a Pescara Colli abbiamo fatto dodici incontri per ogni gruppo.»
Quante classi seguite mediamente?
«Quest’anno tre: una prima e due seconde elementari.»
Come reagiscono i bambini a queste attività?
«Direi molto bene, li vedo sempre abbastanza euforici nell’ affrontare cose nuove…»
E i docenti e il dirigente scolastico?
«Beh, con loro ad inizio anno stabiliamo i percorsi da fare… è su loro indicazione che andiamo poi a sviluppare il nostro lavoro.»
Quali metodologie adoperate?
«Di solito proviamo insieme ai bambini ad inventare storie che, nel corso degli incontri, sono elaborate e drammatizzate in sequenze da raccontare con il linguaggio del corpo. Ogni anno diamo vita anche a dei libri illustrati e auto-prodotti.»
Quanto queste attività, realmente, dimostrano la loro valenza pedagogica?
«Contribuiscono ad allargare e ad approfondire i POF e rafforzano i contenuti delle Unità di Apprendimento di ogni singola classe.»
Posso fare qualche domanda ai bambini?
«Certo.»
Bimbi, c'é qualcosa che vi é piaciuto di questo laboratorio?
I A (in coro): «Tutto quanto! ci siamo divertiti…»
D.: «a me é piaciuto quando abbiamo fatto le formiche…»
M.: «a me quando abbiamo fatto il fuoco per distruggere il mostro…»
R.: «a me il labirinto per trovare la strada e liberarci!...»
S.: «mi é piaciuto quando siamo saliti sull'arcobaleno, però mi ha fatto un po’ sudare…»
T (IIB):« mi é piaciuto perché siamo stati in una stanza più grande…»
M (IIB): «a me perché siamo stati insieme all'altra classe…»
E qualcosa che non vi è piaciuto?
Tutti: «ci é piaciuto proprio tutto!...»
G.: «Le regole devono essere anche che chi vince deve consolare chi ha perso!»
Le spettacolarizzazioni di questi lavori sono avvenuti sabato scorso (29 maggio) nella stessa scuola che li ha ospitati, a conclusione dell’anno scolastico e al termine del percorso creativo degli alunni che ha visto protagonisti.



