Alla Galleria White Project di Pescara Mostra personale di Filippo Minelli

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di Rosaria Maresca

White Project di Pescara, inaugurata la mostra personale di Filippo Minellli, giovane creativo bresciano considerato da Vittorio Sgarbi "il pioniere italiano del movimento streer-art internazionale".

 

Sabato scorso, alla galleria White Project di Pescara, si è inaugurata la mostra personale di Filippo Minellli, giovane creativo bresciano considerato da Vittorio Sgarbi "il pioniere italiano del movimento streer-art internazionale". Installazioni, pitture su tela e fotografie docu-mentano un lavoro decennale impregnato del tema del viaggio; esperienze vissute dallo stesso artista e trasferite nelle pieghe e nella sostanza dei propri lavori. Vipassana, antica forma di meditazione indiana in cui l’isolamento dal mondo comporta un percorso di conoscenza e di crescita spirituale, è il titolo scelto per l’esposizione. E proprio su questo particolare, riflettendo a posteriori, non si è potuto fare a meno di non pensare che talvolta non è solo l’isolamento a persuadere percorsi di conoscenza ma è anche lo stesso rapporto “con l’altro” a stimolare la comprensione di un mondo che non conosciamo, “a permettere di penetrare il diverso”. D’altronde, a dimostrazione di quanto detto, c’è la stessa azione comunicativa del Minelli che, attraverso carte artigianali dello Srilanka, articoli di giornali sul colpo di stato che egli stesso ha vissuto in Mauritania, targhe d'auto esplose nel Sahara, giornali sovietici del periodo di Stalin e della corsa allo spazio trovati sui Carpazi, poster musicali non autorizzati stampati in Nigeria, metalli trovati in Nepal e India e utensili di minoranze etniche Dogon, offre allo spettatore/osservatore una lettura poetica basata sulla parola e per questo immanentemente avvolta all’inclusione con il sociale. L’attenzione del titolo – allusiva alla “spedizione agli inferi” di mitologica memoria e rappresentazione ctonia della nostra psiche – è l’attraversamento dei “sotterranei dell’anima”, quelli che Jung ha definito “aspetti d’Ombra” e per cui lo stesso viaggio prosegue nella direzione “verticale” piuttosto che “orizzontale”. Possono mai i due punti convergere? Diciamo che il fine è proprio l’equilibrio di questo aspetto: dopo il “ritiro dalla vita” per compiere il proprio cammino interiore, il senso è tornare in superficie e seguire la propria strada, condizione essenziale per vivere senza essere vissuti dall’esterno.

 Di seguito riportiamo alcune delle considerazioni emerse nel corso della conversazione con l’artista:

Filippo, Sgarbi ti considera il pioniere italiano del movimento streer-art, cosa ne pensi di questa definizione?

«Io, generalmente, non mi autodefinisco, però comprendo che è più semplice per tutti (pubblico e critica) inquadrare il lavoro artistico all’interno di un movimento piuttosto che un altro.»

Cosa rappresenta per te il viaggio?

«Per me il viaggio è tutto, soprattutto perché mi rendo conto che ci sono tantissimi posti che stanno mutando il loro aspetto in modo radicale e ad una velocità spaventosa. Sento di aver fretta di vederli per poter serbare il loro ricordo originario. Finché posso, dunque, voglio continuarlo a fare il più possibile.»

Fare arte e viaggiare, due aspetti per te intrinsecamente collegati, ma vanno veramente avanti in modo parallelo e interscambiabile, ovvero tu fai arte perché viaggi e viaggi perché fai arte?

«Si. Dalla mia esperienza di viaggio traggo la mia fonte di creatività, lo stimolo per cercare e andare avanti. Il viaggio è una forma di ispirazione, per esempio in questa mostra ho portato molti dei materiali recuperati durante i miei spostamenti, sono un po’ il riassunto dei miei ultimi cinque anni di vita.»

I tuoi prossimi appuntamenti quali sono?

«A febbraio sarò nelle Filippine perché una Fondazione olandese ha finanziato una parte del mio progetto “sulle bandiere” (da lì, poi, mi sposterò un po’ in Asia) e a metà aprile sarò a Rio de Janeiro, in Brasile, perché esporrò i miei lavori in una mostra collettiva con un centinaio di artisti.»

Da giovane come vedi il futuro dell’arte?

«Domanda molto impegnativa. Sicuramente posso dire che in Italia è molto più difficile sopravvivere anche perché rispetto all’estero ci sono troppi clientelismi.»

Posso intuire dalla tua affermazione che le maggiori soddisfazioni lavorative le hai raggiunte fuori dal nostro paese….

«Si, quasi sempre all’estero. Per esempio, l’ultima mia esperienza, che si è dimostrata essere veramente ottima, è avvenuta un mese e mezzo fa a Instabul, dove ho esposto alla Fiera d’ Arte Contemporanea.»

Qual è l’aspetto che più apprezzi dell’estero?

«Il fatto che si riesca a lavorare bene e con calma.»

Tu è la prima volta che esponi a Pescara, cosa ne pensi?

«È la prima volta ma sono soddisfatto perché questa Galleria lavora molto bene.»