Regione Consiglio: Acerbo e Saia su legge concessioni balneari
''La decisione del governo di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge sull’estensione della durata delle concessioni balneari conferma i motivi di dissenso e le perplessità che hanno motivato la nostra astensione su un provvedimento approvato in Consiglio Regionale con il voto favorevole di tutti gli altri gruppi consiliari''.
E' quanto dichiarano in una nota congiunta i consiglieri regionali Maurizio Acerbo e Antonio Saia della Federazione della Sinistra in un comunicato regionale:
''Come avevamo anticipato,proseguono i due con siglieri, il provvedimento non è in grado di risolvere la questione che ha suscitato tante preoccupazioni tra i balneatori. Il Governo ha più volte ribadito, rispondendo a interrogazioni parlamentari, che la disciplina prevista dall'articolo 37 del codice della navigazione verrà senz'altro rivista nel senso rispondente ai principi delineati in sede comunitaria cioè eliminando quel “diritto di insistenza” che è previsto dal codice della navigazione all'articolo 37, che sostanzialmente favorisce la perpetuazione delle concessioni.
L' Italia deve infatti adeguarsi alla direttiva comunitaria che prevede che il rinnovo delle concessioni scadute, non avvenga più con il diritto di insistenza, ma attraverso un' asta, senza alcuna garanzia per gli attuali detentori. Prevedere una generalizzata estensione della durata delle concessioni da sei a venti anni era una previsione tanto generosa quanto inefficace. Per non configurare agli occhi dell’Unione Europea un tentativo di aggirare la procedura di infrazione verso l’Italia sarebbe stato necessario chiarire meglio i motivi di interesse pubblico che motivavano un’eventuale estensione e anche determinare con puntualità quali fossero gli investimenti che i balneatori dovranno affrontare per garantire una riqualificazione ambientale, energetica e paesaggistica del litorale abruzzese.
Il disegno di legge avrebbe dovuto prevedere la rinegoziazione delle concessioni per venti anni, ma vincolate a progetti mirati alla riqualificazione e recupero ambientale delle strutture esistenti come sollecitato dalle associazioni ambientaliste (WWF, Mare Libero). I principi comunitari non prevedono la tutela delle posizioni di rendita, ma non ci pare che la politica lo comprenda fino in fondo. Soltanto una pianificazione regionale e comunale che preveda prescrizioni chiare per la riqualificazione delle nostre spiagge potrebbe forse giustificare un’estensione della durata delle concessioni che deve essere commisurata ad effettivi interventi a carico dei concessionari.
Invece abbiamo la sensazione che si voglia conservare l’attuale situazione che vede le concessioni balneari spesso proliferare negando vista mare e accessibilità a un bene che,come ricorda l’UE, ha natura demaniale. Anzi ci pare forte la propensione a ridurre ulteriormente le prescrizioni contenute nel pessimo Piano Demaniale Marittimo Regionale e a superare i pochi sacrosanti divieti che pone, come quello di recintare le concessioni. Non si può volere la botte piena (cioè salvare le concessioni in essere) e la moglie ubriaca (cioè mantenere gli attuali livelli di occupazione della spiaggia). In questo campo tende a prevalere un atteggiamento demagogico che non può che infrangersi sullo scoglio della procedura di infrazione europea. Non è vero quanto sostiene Riccardo Padovano che la legge regionale “ricopia pari pari la legge Finanziaria nazionale del 2007” proprio perché non vi è nel provvedimento impugnato una chiara correlazione tra investimenti e interesse pubblico da tutelare e quindi l’estensione delle concessioni non appare sufficentemente motivata. Va sottolineato che se le Regioni stanno producendo leggi inutili per tenere buoni i balneatori, il Governo latita.
Facciamo presente che se non verrà predisposta una normativa anti-trust adeguata, le nostre spiagge diventeranno facile preda di banche e multinazionali. Per evitare tutto questo è necessaria una normativa che legittimi i concessionari dentro una visione completamente diversa dal passato: i balneatori da cementificatori dovranno trasformarsi in custodi di un bene demaniale a tutela dei valori paesaggistici e ambientali. Siamo altresì convinti che non ci si possa porre il tema dell’estensione della durata delle concessioni senza comunque garantire la facoltà pianificatoria di Comuni e Regione sull’utilizzo dell’arenile che non può certo essere interdetta o sospesa per un periodo così lungo.
La legge prevedeva che la Giunta proponga entro 60 giorni le linee di indirizzo per l’estensione delle concessioni e una proposta di aggiornamento del Piano demaniale Marittimo (PDM). Ricordiamo che nella legge è stato introdotto da un nostro emendamento l’obbligo di consultare su questi strumenti non solo le organizzazioni di categoria, ma anche quelle ambientaliste superando una tradizionale propensione della Regione a confrontarsi soltanto con i balneatori. Non ci risulta che finora siano state coinvolte le associazioni ambientaliste''.
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