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RANDY BERNARD E IL FUTURO DELLA INDY CAR
New York- La stampa dell’Indiana- tipo “Indy star” - con accenti soffici descrive la situazione attuale della serie Indycar, chiede di conoscere il suo futuro e descrive gli sforzi, le preoccupazioni di un dirigente della branca sportiva, nel nostro caso Randy Bernard, neo Chief Executive Officer della serie, ex CEO del “Professional Bull Riders”.
Conosciamo gli sforzi, le attenzioni, i doveri di simili dirigenti poiche’ nel corso della nostra carriera giornalistica abbiamo avuto anche l’onore di seguire attentamente un tenace, intelligente Chairman di nome Jerry Forsythe, il quale trascorse diversi decenni tra macchine e piloti, e fu fondatore e dirigente della nota Champ Car.
Non e’ un passatempo il loro incarico, ma il gentile neo direttore Bernard ha trovato uno spazio per rispondere a qualche domanda concernente l’attuale situazione della Serie ed il suo futuro.
Dopo due anni di intenso lavoro, annotate con dispiacere il prossimo passaggio del Rubicone della driver Danica Patrick verso la Nascar?
“In un’organizzazione simile un dirigente deve tener presente i contrattempi spesso dolorosi. Riconosco che la Patrick ha servito bene la nostra serie e le esprimo un felice futuro”
Non sono mancate critiche leggere ma anche commenti “acrimoniosi”. Nel Bull Riding avvenne lo stesso?
“Assolutamente no. Si riscontravano i consueti commenti che, si sa, avvengono anche nel football. In altre parole, sono commenti good, commenti bad e controversi. Il mio compito e’ quello di rendere la mia carica piu’ giusta possibile. E credo di dover sostenere il lavoro di Brian Barnhart (Presidente delle Operazioni di Corsa dell’IndyCar; ndc).”
Sembra che nel 2012 vi saranno meno piste ovali della serie, e questo fa pensare gli spettatori…
“Non credo che vi saranno meno ovali, ma sfortunatamente non posso eliminarli tutti d’un colpo. Purtroppo non possiamo permetterci di perder soldi dagli eventi, al pari, ovviamente dei promotori di gare”
La promozione della corsa a Las Vegas del prossimo mese rappresenta un rischio per la Indy car?
“Non credo, specie per l’adozione di un piano modello basato su “sponsor e piloti”, e non per la vendita di biglietti... Intendiamo creare un’atmosfera di lealta’ tra i fedeli dell’automobilismo. Se uno ha acquistato il biglietto per tutta la stagione attuale, ricevera’ un “pass” speciale a Las Vegas”
Ma il successo non e’ basato sull’”attendance” di pubblico?
“Nell’assieme tutto appare buono, pertanto non sono preoccupato. Non sappiamo quanto pubblico si presentera’. Sino ad ora abbiamo 55.000 biglietti situati per l’evento della Citta’ della roulette, ed abbiamo sistemato tutte le 120 “suites”. Credo di intravedere una folla sulle 75.000 unita’”
Siete interessati a promuovere corse in altre piste?
“Siamo interessati, poiche’ se siamo fortunati una volta, potremo contare sulla seconda, terza ecc.”
State trattando con la Cina per una corsa nel 2012. Pensate ad un grande successo finanziario?
”Noi non siamo interessati a correre in tutto il mondo soltanto per un po’ di soldi andare lì e’ tremendamente costoso”
Ha firmato un contratto per l’incarico di CEO della serie Indy car. E’ deciso a tener fede alla “promessa”?
” Non cerco medaglie, intendo fare quanto di meglio, in cinque anni, ma la parola “Successo” la vedremo nel quarto e quinto anno di lavoro. Apprezzo la popolazione ed amo l’incarico, ma confesso che negli ultimi 19 mesi, io sono andato a casa (di Los Angeles; n.d.r) quattro o, al massimo, cinque settimane”
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