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Home politica LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA - stesse condizioni per il futuro.

LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA - stesse condizioni per il futuro.

In occasione dell'apertura dell'anno giudiziario risuonano da Nord a Sud del Paese frasi roboanti e parole suadenti in favore della Giustizia.  Il presidente della Corte d'Appello di Milano  parla della tossicità della prescrizione. A Catania il ministro della Giustizia esprime “forte preoccupazione” per l'enorme arretrato dei processi e promette di “rendere la Giustizia efficiente”; afferma che “dallo stato delle carceri si misura il livello di civiltà di un Paese”.

 

Chi più ha paga di meno, chi meno ha paga di più. Sistema fiscale punisce i più poveri.

Dott. Enrico Gambacorta, socio LA ves, collaboratore del Giornale di Montesilvano, è stato ambasciatore per l'Italia, in Cina, Parigi e Londra. Oltre ad essere un vero filosofo contemporaneo, è un esperto iscritto all'albo, di arte e civiltà cinese. Autore di un libro, specifico, "Introduzione all'arte e civiltà cinese".

Disamina veritiera, pesante e preoccupante. Infatti, le carceri sono sovraffollate e le condizioni sono tali che alcuni non vi sopravvivono; il 40% della popolazione carceraria è in attesa di giudizio;  le lungaggini dei processi sono tali che molti finiscono in prescrizione o la sentenza arriva dopo anni o decenni. Aggiungo: anni or sono è timidamente apparso su un giornale un trafiletto, di poche righe, nel quale si comunicava che un recluso è stato dichiarato innocente dopo 30 (dico trenta) anni di carcere.

Nessuno dei responsabili si è dimesso.

Il titolare della Giustizia si sarà detto “de minimis non curat praetor”, aggiungendo “maiora premunt”. E ci credo. Eppure, a mio giudizio, in questa fattispecie e in tantissime altre simili si configura il reato di sequestro di persona di cui all'art.13 della costituzione che così recita: “La libertà personale è inviolabile” e di cui all'art.605 del codice penale che disciplina proprio il sequestro di persona.

“Rebuis sic stantibus”, si impone una riforma che dovrebbe tendere: ad eliminare la prescrizione, che vuol dire denegare la giustizia; ad arrivare a sentenza in un tempo ragionevolmene breve, che vuol dire rendere giustizia e riducendo, almeno in parte, così il 40% delle persone in attesa di giudizio.

Suggerirei  questo tipo di riforma.

1)- Affidare ai giudici, alla loro iniziativa privata l'organizzazione degli uffici, la manutenzione ordinaria dei tribunali e la gestione del personale (da comprendere stipendi ed emolumenti vari da corrispondere al personale giudicante e amministrativo);
2)- lo stato concede in comodato le sedi dei tribunali accollandosi la manutenzione straordinaria;
3)-chi si rivolge alla giustizia, a richiesta del tribunale adito, dovrà sopportare le spese in ragione dei servizi resi;
4)- lo stato rimborserà in tutto o in parte quanto speso dal cittadino. Onere da addebitare all'attuale capitolo di bilancio che, oggi, è riservato agli  stipendi dei giudici e del personale amministrativo.

Attualmente, il notariato funziona con questo sistema. Infatti, il notaio è un  pubblico ufficiale, produce atti pubblici e gestisce se stesso, il suo lavoro e tutto il suo ufficio autonomamente, sede e personale.

La gestione dei tribunali così organizzata abbrevierà, certamente, le lungaggini dei processi e, probabilmente, nel merito anche i giudici saranno più attenti. L'interesse privato, l'incentivo e la fantasia sapranno fare, sicuramente,  meglio di quanto, attualmente, fa la burocrazia al riguardo.

Anche i costi per l'utente dovrebbereo diminuire, pur dovendo pagare, salvo il rimborso da parte dello stato, il funzionamento dei tribunali.

Cito un esempio. Una causa di separazione, senza figli minori e senza rilevanti questioni economiche da dirimere,  è durata 15 anni con  un costo, per avvocati, che supera i 100.000 euro. E non ancora si arriva al divorzio. In ogni caso, il sistema suggerito potrebbe essere non peggiore dell'attuale.

Inoltre,  riflettiamo un po'. Oggi, alcune controversie commerciali vengono già risolte, dietro diretto pagamento degli interessati, da Arbitrati presso le sedi delle Camere di Commercio.

La realtà della giustizia, che è quella che è, va affrontata non più con i vecchi metodi. I ferri vecchi non producono più gli effetti desiderati.

La riforma va affrontata o con questo suggerimento, anche se con le opportune integrazioni, modifiche e/o accorgimenti, o con altro tipo di riforma al fine di risolvere la tragica e penosa situazione.

Se nel prossimo futuro l'Italia, con riguardo alla Giustizia, rimarrà nelle stesse condizioni bisognerà concludere che lo Stato ( nei suoi governanti) non solo ha fallito finora ma continua a fallire. E  non è azzardato pensare che la mancanza di Giustizia privi uno Stato di legittimazione.

Enrico Gambacorta Socio LA Ves

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