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Nucleare: Consulta respinge i ricorsi delle regioni. Sbarra alzata per costruire centrali

Dichiarati in parte infondati e inammissibili i ricorsi - Quali i posti che dovrebbero accogliere il nucleare? - Verdi e Legambiente hanno paura che un candidato ideale potrebbe essere Termoli (CB) - Si parla di centrali, siti designati ma di smaltimento scorie, perchè non se ne parla mai? 250mila tonnellate di rifiuti radioattivi prodotti fino a oggi nel mondo sono ancora in attesa di una soluzione.

 

ROMA, 24 giugno - La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili. A impugnare la legge n. 99 del 2009 che ha conferito al governo la delega per la riapertura degli impianti nucleari in Italia sono state Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise.

Anche il Piemonte aveva fatto ricorso alla Consulta che però la nuova giunta guidata dal leghista Roberto Cota ha deciso di ritirare. Numerosi i profili di illegittimità della legge delega lamentati dalle Regioni.

Al governo è stata contestata soprattutto l'assenza di intesa e raccordo con ciascuna delle Regioni interessate dalla scelta dei siti delle centrali; i criteri e le modalità di esercizio del potere sostituivo dell'esecutivo centrale in caso di mancato accordo; la possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione; la procedura che prevede una autorizzazione unica (e non a livello locale) sulle tipologie di impianti per la produzione di energia nucleare rilasciata previa intesa della Conferenza unificata e dopo delibera del Cipe.

I giudici della Consulta, dopo aver ascoltato l'altro ieri in udienza pubblica gli avvocati delle Regioni e l'avvocato generale dello Stato per conto del governo, hanno affrontato la questione nella camera di consiglio di oggi pomeriggio. Sarà dalla lettura delle motivazioni della sentenza - scritte dal vicepresidente Ugo De Siervo - che si comprenderà quali siano le competenze che la Consulta ha ritenuto prevalenti nel settore del nucleare alla luce della riforma del titolo V della Costituzione. La tutela dell'ambiente e della salute sono infatti di competenza statale, ma queste devono confrontarsi con le competenze regionali concorrenti in materia di energia e di governo del territorio.

Quella di oggi non sarà comunque la parola definitiva della Consulta sul nucleare: oltre che sulla legge delega, i giudici costituzionali dovranno pronunciarsi anche sul decreto delegato del 15 febbario scorso, nel frattempo impugnato da alcune regioni (Emilia Romagna, Toscana e Puglia).

E siti da scegliere? Quali i criteri?

Per scegliere i siti designati per le centrali nucleari Operazione per la quale, il governo dice che ci vorranno circa tre anni. I criteri per la scelta richiesti dal'European Pressurized Reactor (EPR) di tecnologia francese sono: zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d'acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate.

Non a caso il decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri a dicembre, che mira a indicare le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari, indica una serie di parametri ambientali, fra cui popolazione e fattori socio-economici, qualità dell'aria, risorse idriche, fattori climatici, valore paesaggistico e architettonico-storico.

Secondo il decreto, i siti che decideranno di ospitare le centrali potranno ottenere bonus sostanziosi, intorno ai 10 milioni di euro l'anno, destinati sia agli enti locali che ai residenti nelle zone in questione.

MontaldoFra i nomi, al di là delle dichiarazioni contrarie di alcuni presidenti di Regione, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti, poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume, Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell'acqua di mare.

termoli Verdi e Legambiente hanno paura che il quarto candidato ideale, potrebbe essere Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c'é già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone pulito. La Legambiente porta avanti proprio il progetto Goletta verde anche a difesa delle coste MOlisane, seppur stupende spesso trascurate.

Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia).

L'atteggiamento politico preoccupante è che si continua a parlare di centrale e ubicazione di esse ma delle scorie da smaltire non se ne parla mai. Ed è il problema basilare. Se lo scoppio di una centrale è un'alea, un rischio ipotetico, le scorie sono un dato effettivo. Quelle si produrranno sicuramente.

Molti esperti che lavorano nel settore proprio in Francia sostengono che non c'è ad oggi una soluzione al problema della produzione e dello smaltimento delle scorie radioattive prodotte dall’attività e dallo smantellamento delle centrali. Le 250mila tonnellate di rifiuti radioattivi prodotti fino a oggi nel mondo sono ancora in attesa di una soluzione (Francia, Germania e ora anche gli Usa – con l’abbandono dell’ipotesi di Yucca Mountain in Nevada).

Vengono nascoste sottoterra secondo il principio "Concentra e confina" e si sta provvedendo a indicare in tutte le lingue del mondo nei siti dove vengono seppellite le scorie, la pericolosità di ciò che è nascosto, per evitare che le generazioni future possano subire un danno irreversibile. Quindi se un sito non viene scelto per l'ubicazione centrale, potrebbe essere il fulcro di raccolta rifiuti nucleari?

Le scorie sono materiale di scarto derivante dal decadimento radioattivo del materiale fissile (di cui rappresentano il 99,9% della massa) durante il funzionamento di un reattore e, in misura minore, durante la preparazione del combustibile nucleare o dai materiali utilizzati all' interno del reattore come moderatori, refrigeranti, ecc. I problemi più gravi dello smaltimento delle scorie radioattive sono legati ai prodotti con vita media più lunga e più facilmente metabolizzabili, come 137Cs (33 anni) e 90Sr (25 anni).

E' vero che molti stanno pensando di recuperare gli elementi scarto ma ancora non si è scoperto come, sono solo in via di sperimentaizone e l'affidabilità è come quella di "una cambiale a babbo morto."

Per coloro che disiderino maggior informazioni:http://www.zonanucleare.com/index.htm

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