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Fiom: scioperi e protesti per Poste Italiane e Bialetti

 “Grande riuscita dello sciopero con manifestazione di oggi a Roma. La protesta prosegue fino alla convocazione dell’incontro con ElsagDatamat”

 Cremaschi:“La produzione della caffettiera simbolo del lavoro italiano non deve essere trasferita in Cina. Governo e Regione Piemonte difendano il made in Italy”

 

Ha avuto luogo oggi lo sciopero di 24 ore e la manifestazione nazionale a Roma dei lavoratori dei centri di Manutenzione delle Meccanizzazioni Postali delle imprese Stac e Logos sotto Poste Italiane.La protesta è stata decisa contro la situazione di forte sofferenza del settore che nasce dalle scelte dei committenti, Poste Italiane ed ElsagDatamat, e per chiedere l’apertura di un tavolo di confronto con la presenza di tutti i soggetti interessati. L’adesione allo sciopero è stata altissima e una delegazione di lavoratori è stata ricevuta da Poste Italiane. Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come la responsabilità della situazione, oltre che delle imprese appaltanti, è certamente da ricercare nella politica di Poste Italiane e di ElsagDatamat che continuano a gestire di fatto il lavoro e i lavoratori in appalto nei vari centri, praticando anche una costante politica di riduzione prezzi che si scarica sui lavoratori. Sono state chieste garanzie sulle attività e i livelli occupazionali, sul rispetto delle normative contrattuali e delle norme di sicurezza.

Poste Italiane si è resa indisponibile al tavolo congiunto, mentre si è resa disponibile a rendere trasparenti i termini del capitolato di appalto con ElsagDatamat e di agire affinché analoga trasparenza avvenga anche da parte di ElsagDatamat.

 

“La riuscita dello sciopero – ha dichiarato Laura Spezia - e la mobilitazione dei lavoratori deve continuare. Vogliamo ElsagDatamat al tavolo di confronto per discutere del futuro dei lavoratori che da 15 anni sono nel settore delle Meccanizzazioni Postali, e anche Poste Italiane non può sottrarsi alle sue responsabilità.”

 La mobilitazione proseguirà uniformando la durata dello sciopero a 48 ore in tutti i centri, oltre al mantenimento dello sciopero dello straordinario fino all’incontro con ElsagDatamat.

Intanto la Bialetti ha già annunciato di trasferirsi in Cina e i lavoratori non ci stanno.

 

 Noi respingiamo totalmente il trasferimento in Cina della produzione di un simbolo della vita quotidiana del nostro Paese e consideriamo la vertenza Bialetti un immediato banco di prova per la Regione Piemonte e per il Governo.” Lo ha detto Giorgio Cremaschi, della Fiom nazionale, intervenendo a Omegna (Verbano, Cusio, Ossola) davanti ai cancelli della Bialetti, ove è in corso uno sciopero articolato contro l’annunciata chiusura dell’Azienda.

“La caffettiera Moka Express – ha sottolineato Cremaschi – è un prodotto che entra nelle case. E’ un’immagine del lavoro italiano nota a livello mondiale. Trasferire questa produzione in Cina non significa solo lasciare in mezzo a una strada 200 lavoratori, tra diretti e indotto, ma anche cancellare un veicolo fondamentale di promozione del nostro sistema industriale. Sarebbe un danno enorme per tutto il Paese.”

“Per questo – ha concluso Cremaschi – chiediamo alla Regione Piemonte e al ministero dello Sviluppo Economico, con cui ci incontreremo martedì e mercoledì prossimi, di fermare il piano di chiusura e di costringere l’Azienda e le banche a presentare un piano industriale di rilancio della produzione nel territorio. La Bialetti non è un’azienda decotta, ha macchinari e impianti modernissimi. Basta una decisione del sistema politico istituzionale perché la produzione continui. Su questa vertenza misureremo la volontà reale delle Istituzioni, della Regione e del Governo di difendere davvero il made in Italy.”

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