Principessa Conny - Jamme Jamme- Madonna
JAMME JAMME è il capitolo 22 del libro per bambini in 30 capitoli, dal titolo Principessa Conny, scritto da Silvio MAdonna, di Montesilvano, in esclusiva sul nostro giornale, illustrazione originale. (Scaricabile stampabile in PDF -
La mattina successiva, all’ora di colazione, la Principessa Conny fece la sua imponente apparizione nella conca di Napoli: la crociera prevedeva quella sosta, la successiva a Palermo, la conclusione a Venezia.
Miki, sempre preparatissimo, durante il corposo pasto di prima mattina aveva tratteggiato ai suoi ospiti cosa avrebbero potuto, in quelle poche ore a disposizione, di significativo ammirare. La città, imponente, già da lontano metteva soggezione: e anche le parole, studiate ma efficaci, avevano reso quell’impatto vagamente allarmante. A parte gli scontati aggettivi come bellissima, storica, scenografica, pittoresca, artistica, ne era uscito uno che gettava una luce sinistra: malavitosa. Non capirono bene all’inizio gli amici di Altrochè cosa intendesse dire: poi, su domanda netta di Carmelo Codice, non a caso il tutore della legge nel suo paese, Miki dovette raccomandare la massima prudenza, e di non fare troppo caso a quanto avrebbero potuto vedere anche di poco regolare. Con quell’invito alla precauzione detto con le parole e fatto seguire da una smorfia che ne sottolineava il messaggio, scesero a terra: due erano le possibilità. Imbarcarsi su un veloce aliscafo e fare una puntata su Capri, visto che l'idea di una vacanza a Capri era sempre stata nei suoi piani essendo l'isola suggestiva come poche nel Mediterraneo, o restare in città percorrendo un tour già predisposto. La prima opzione bollata all’unanimità: il mal di mare quella giornata si poteva evitare, e quindi che ben venisse una lunga passeggiata tra quelle strade sconosciute.
La guida, assoldata ad intuito dal Marchese Padre tra i cento volti strafottenti che li avevano accolti allo sbarco, intascata preventivamente la somma stabilita, al suono rauco di un incomprensibile jamme jamme l’inquadrò militarmente e li fece marciare verso il centro.
Grazie al cielo era nuvoloso, altrimenti si sarebbero sciolti dopo solo cinque minuti. Un caldo appiccicoso da impazzire: soprattutto per loro che avevano imparato a godere della brezza marina e dei potenti climatizzatori presenti in ogni angolo di quel paese galleggiante. Dal porto li condusse a Piazza del Plebiscito, dove si affacciava imponente il Palazzo Reale: nel suo linguaggio dalle vocali infinite, animato da un nugolo di gesti sconnessi, tratteggiò la storia dei sovrani che ci vissero condendola con una carrellata di aneddoti saporiti. Miki fissò rassicurante i suoi amici: paese che vai usanze che trovi. Ragazzi, tutto bene?
Proseguirono verso il mare per catturare il Castello dell’Ovo, che per la sua grandiosità, e il suo tetro grigiore, produsse un gelo corale. Il cicerone giurò sui propri figli che lì erano stati tenuti prigionieri gli oppositori del Re, quasi tutti poi giustiziati: improvvisò, blaterando minaccioso, che spesso, ancora vivi, fossero gettati dall’alto dei ballatoi fortificati sugli scogli, e lì poi divorati dai pesci.
Una balla, ripetuta chissà quante volte per darsi importanza, ma che fece sentire il suo effetto sui volti impietriti dei gitanti.
Si era fatto mezzodì e si fermarono ad un bar. Per la prima volta da quando erano salpati consumarono il pasto in piedi: un panino tonno e pomodoro, una bibita e un caffè. Poi ripresero la marcia: incerto su dove condurli domandò vago se avessero voluto dare uno sguardo, ma solo uno e tra mille cautele, al famigerato Quartiere Spagnolo.
Quello che Miki temeva stava per accadere: quell’azzardo di rischio, infarcito da mille sottintesi che l’avevano reso allettante, accese in particolare in Armando Spezzaferro e in Adriano Natta, le teste calde del gruppo, la voglia matta di accettare quel rischio. Nel sentire che lì anche per un niente si davano legnate, e spesso il coltello appariva improvviso tra le mani agitate dei contendenti, pretesero che quello sguardo fosse dato: finalmente un pezzo di vita vera da guardare con i propri occhi, e magari l’occasione giusta per far vedere come alla bisogna sapessero destreggiarsi.
Fu una toccata e fuga che causò una terribile emicrania a Miki: sotto i loro occhi videro borseggiare una signora, dei motociclisti della polizia in borghese, detti falchi, inseguire due giovinastri su una moto dalla targa oscurata, ascoltare un paio di colpi di pistola sparati alla cieca, tre balordi menarsi forte per poi fuggire.
E questo al di fuori di quel quadrilatero di case vecchie e maleodoranti: figurarsi al di dentro in che guai si sarebbero potuti cacciare. Armando e Adriano trattenuti con la forza da un cordone di braccia amiche prima che anche loro si gettassero, furenti, nella mischia: gli altri con lo stomaco stretto dalla paura e la voglia autentica di scappare via.
Non era stata una grande idea: il porto a due passi riacciuffato di corsa, la passerella salita con la sola voglia di lasciarsi alle spalle quel casino.
“Dai che scherzavano! Era tutta scena, una finzione per sbalordire i turisti!”
La battuta di Giacomino non produsse che un ululato di sconcerto: lo stesso Don Gianni, in genere assai comprensivo, lo rimproverò con uno sguardo. Ci aveva provato, non ci era riuscito!
CAPITOLI
5 - Effetto Titanic
22 - Jamme jamme
23 - Miss Crociera
24 - Amunì amunì
25 - Colpo grosso
26 - Nozze a sorpresa
27 - Calma piatta
28 - La Serenissima
29 - La Festa del Grano
30 - Estate fuggevole
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