Prinicipessa Conny - La Serenissima- Madonna
LA SERENISSIMA è il capitolo 28capitolo del libro per bambini in 30 capitoli, dal titolo Principessa Conny, scritto da Silvio MAdonna, di Montesilvano, in esclusiva sul nostro giornale, illustrazione originale. (Scaricabile stampabile in PDF
La Principessa Conny spedì una salve di roboanti sibili nell’entrare in porto: la Comandante sapeva che ad accoglierla ci sarebbero stati l’intero stato maggiore della Società che l’aveva varata, le Autorità politiche, militari e religiose, tanta gente comune, e soprattutto i media di mezzo mondo.
Un epilogo grandioso cui prepararsi sapendo di dover dare il meglio. La cena di congedo era stata spettacolare, con tanto di fuochi pirotecnici e un ballo in abiti da sera: l’approdo non poteva essere da meno! Due rimorchiatori affiancarono agili il gigante del mare, e, ancoratolo con delle funi robuste, l’accompagnarono ad attraccare sul molo principale. Un’operazione delicata, da non mancare nei millimetri, che fu condotta con l’abilità di uno sbarco sulla Luna: un fischio assordante sancì la riuscita di quell’abbraccio, e un applauso altrettanto forte dettò l’augurio per mille di quei momenti. La scaletta apparve, e i passeggeri ordinati si apprestarono a scenderla raggianti.
La comitiva degli amici di Miki era pronta allo sbarco quando Angelo Creato, con a fianco un ispirato Don Gianni, pretese un attimo di attenzione.
“Amici carissimi, prima di sbarcare un breve pensiero all’indirizzo di chi ci ha voluti suoi ospiti: i cari Marchesi Ramaudo, e, non nascondiamocelo, il loro figlio Miki. Il nostro sentito ringraziamento non va sottaciuto: grazie per l’onore che ci avete concesso volendoci al vostro fianco, grazie per la vostra inusuale generosità che ci avete mostrato sin dal primo minuto in cui ci siamo incontrati. Cari amici questa è la vera ricchezza: sapere di avere al nostro fianco delle persone su cui poter contare, capaci di compiere azioni verso il prossimo senza alcuna contropartita. Cari Marchesi, caro Miki, non vi dimenticheremo mai: siete nei nostri cuori, resterete nelle nostre menti, sarete presenti in ogni nostra preghiera!”
Un’acclamazione sincera rafforzò quell’auspicio che era di tutti: poi la parola passò a Don Gianni.
“Anch’io mi associo a quanto ha appena detto il nostro fratello Angelo. Parole vere, non di cortesia, che svelano senza esagerazioni chi sono i Marchesi di Scandicci. Gente perbene, con i propri umani difetti, ma ricca di buon cuore: la cosa più importante in questo mondo dove la cattiveria spesso è gratuita tra noi esseri umani. Mi sia consentito, prima di scendere, di rivolgere un breve pensiero a due amici che non ci hanno potuto accompagnare, ma che se fossero ancora vivi sarebbero stati i primi ad essere qui con noi: Marino Lampo e Artur Dinaro. Non è retorica la mia, ma è come se fossero stati al nostro fianco: vivi, e se permettete, anche divertiti della nostra esperienza. Sono certo che anche ora sono qui, su questo ponte, in attesa dell’ordine di potersi riappropriare della terra ferma: delle nostre radici, del nostro presente. Un saluto affettuoso a loro due, a nome di tutti!”
Di nuovo un applauso rivolto al cielo e la fatica di trattenere un mare di lacrime irrefrenabili: Don Gianni non lo avrebbe mai saputo, ma aveva semplicemente detto quanto ciascuno aveva percepito in quegli ultimi due giorni. E sentirselo dire a voce alta da un prete, un vicario di Dio sulla terra, sembrò a tutti la certificazione che quanto avvertito non era stato un delirio, ma un momento di pura realtà.
L’orine di scendere arrivò anche per loro: Venezia l’avrebbero solo sfiorata con lo sguardo dal motoscafo che li avrebbe condotti celermente a Mestre. Ad attenderli il torpedone con il solito autista, impaziente come un bambino curioso di sapere ogni particolare di come quel viaggio, con quelle persone così stravaganti, si fosse svolto.
CAPITOLI
5 - Effetto Titanic
28 - La Serenissima
29 - La Festa del Grano
30 - Estate fuggevole
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