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"Aiutatemi, perché ho paura di mio figlio"

Storie Vere

di Lucia Agati. Disperata lettera del padre di un giovane colpito da una grave malattia mentale

 


PISTOIA. Un padre disperato ha consegnato, a mano, quattro lettere: una al prefetto, una al questore, una al sindaco e l'altra al direttore generale dell'Asl. Quello di che racconta nella sua lettera, che qui in gran parte riportiamo, è un dramma che certo non riguarda soltanto lui, ma tutti quei genitori che affrontano, ogni giorno, la malattia mentale di un figlio. Vincenzo Fattorini, 67 anni, con toccante dignità, chiede aiuto e attenzione

 

"Sono un padre disperato e addolorato. Ho un figlio di 38 anni affetto da grave schizofrenia. Sono 25 anni che provo con tutte le mie forze a curarlo o perlomeno a fermare ogni suo gesto insano che potrebbe causare, a lui stesso e agli altri, conseguenze da cui non si può tornare indietro. Ma nonostate i tanti sforzi fatti i risultati sono deludenti. Le ho provate di tutte. Sono entrato nell'associazione "Solidarietà e Rinnovamento" divenendo vicepresidente e creando al suo interno la cooperativa "Il Poeta", che si occupava di piccole produzioni di piante, per aiutare i ragazzi come lui e le loro famiglie a trovare un impegno. Alla fine di questa esperienza, visto che sembrava migliorato, ho aperto una ditta, un'attività di manutenzione, a nome suo, con me pensionato come collaboratore nella speranza che questo, insieme alle cure mai sospese, lo avrebbe aiutato. Ho utilizzato tutte le mie risorse, finanziarie e fisiche. L'ho portato da psichiatri e psicologi in tutta Italia, da preti esorcisti e persino da santoni. Ma anche questo non è servito a nulla. Solo a spendere altri soldi e tanta fatica. Ho chiesto aiuto a tutti, sindaci, politici, sindacalisti, a trovare un luogo dove mio figlio potesse essere assistito in modo da tenere la sua malattia sotto controllo. Ma niente. La nostra vita prosegue Vincenzo è diventata una via crucis, solo dolore e soffernza, senza pausa e senza speranza.

Con il passare degli anni la situazione è diventata ancora più difficile, al dolore si è aggiunto il rischio e il pericolo, a causa dei sempre più frequenti scontri fisici, dalla distruzione dei mobili fino a vere e proprie aggressioni nei miei confronti. Sempre più spesso sono costretto a dormire con la porta della camera chiusa a chiave. Oltre al dolore e al senso di impotenza adesso si è aggiunta anche la paura. Recentemente, in più occasioni, sono stato costretto a chiedere l'intervento del 113 e dei carabinieri perchè da solo non riesco più a fronteggiare la situazione. Varie volte, sia io che suo fratello siamo stati costretti a difenderci con la forza. La nostra vita è un vero inferno senza via d'uscita. Di tutto questo, forse sbagliando, non abbiamo mai presentato denuncia. Ma lui sottolinea è mio figlio, per me non è facile denunciare mio figlio, anche se mi minaccia e mi aggredisce.

Adesso, dopo 25 anni di questo calvario, con meno forze, senza risparmi, con mia moglie scomparsa da poco per un male incurabile (che ha sempre nascosto e mai voluto curare perchè stanca di vedere il figlio in queste condizioni), ho paura. Paura di vivere con lui nella stessa casa. Non ho più i mezzi per farvi fronte ho una modesta pensione e vado avanti solo grazie a lavori saltuari. Da solo non ce la faccio più. Scrivo alle istituzioni conclude nella speranza che vogliate aiutarmi a trovare una sistemazione che permetta a mio figlio di vivere senza danneggiare nessuno». Vincenzo ci ha poi fatto sapere che dopo la consegna della lettera la questura gli ha fornito un primo, importantissimo aiuto, ritirandogli alcuni vecchi fucili, un provvedimento per il quale Fattorini esprime la sua gratitudine al questore e ai suoi collaboratori. Anche l'Asl si sta muovendo per aiutarlo in questo delicato momento".

fonte Ufficiodisabili di Montesilvano - Claudio Ferrante

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