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Contrabbando di petrolio. Sgominata associazione a delinquere: frode da 30mln di euro

Dopo la miscelazione giunto anche in autostrada. Miliziani libici armati della Tunisia coinvolti e aggravante mafiosa. Mancato incasso IVA per11mln euro.

 

In un anno di indagini, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catania, sono riusciti a documentare dettagliatamente oltre 30 viaggi nei quali sono stati importati via mare dalla Libia oltre 80 milioni di kg. di gasolio per un valore all’acquisto di circa 30 milioni di euro.

L’articolato sistema di frode ha comportato un mancato incasso per il bilancio nazionale e quello comunitario di imposte (IVA) per un ammontare di oltre 11 milioni di euro. Tra gli indagati figurano gli amministratori di fatto delle società coinvolte, già recentemente investigati in similari inchieste dirette dalla stessa Procura e condotte dalle Fiamme Gialle di Catania. Parte del gasolio illecitamente trafugato dalla Libia, dalla Sicilia è stato destinato per la distribuzione anche a società di stoccaggio campane. Il gasolio “libico”, dopo miscelazione, è giunto, in alcuni casi, anche presso i distributori stradali ad un costo assolutamente “proibitivo” per gli operatori del settore leali costretti a soccombere al cospetto di società illecite che hanno messo a frutto l’evasione d’imposte e il minore onere d’acquisto della materia prima.

Ordinanze di custodia

Ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale etneo nei confronti di 9 persone (6 dei quali in carcere e 3 agli arresti domiciliari) promotori, organizzatori e partecipi di un’associazione a delinquere internazionale dedita al riciclaggio di gasolio libico illecitamente asportato dalla raffineria libica di Zawyia (a 40 km ovest da Tripoli) e destinato, dopo miscelazione, ad essere immesso nel mercato italiano ed europeo anche come carburante da autotrazione.

Coinvolti nel traffico Tra i soggetti coinvolti nel traffico internazionale di prodotti petroliferi libici e destinatari della misura in carcere figurano: - l’amministratore delegato della MAXCOM BUNKER S.P.A; un tizio chiamato “il Malem” (il capo), nativo di Zuwarah (Libia), fuggito dal carcere nel 2011 con la caduta del regime di Gheddafi dove stava scontando una condanna a 15 anni per traffico di droga; altro soggetto che ha guidato una milizia armata stanziata nella zona costiera al confine con la Tunisia ed è stato recentemente posto agli arresti per contrabbando di carburanti da parte delle Autorità libiche; il catanese indicato da alcuni collaboratori di giustizia quale appartenente alla frangia mafiosa degli Ercolano e ritenuto, in una conversazione captata tra gli indagati, quale soggetto della “mala, quella giusta, quella che non lo tocca nessuno”. Costui già stato denunciato nel 2008 per la sua appartenenza mafiosa ai Santapaola e per alcune azioni estorsive perpetrate nelle zone di Acireale e Aci Catena.

Nella presente indagine è parte integrante della componente maltese dell’organizzazione la cui funzione primaria è stata quella di organizzare i trasporti del gasolio libico via mare; due cittadini maltesi che con il catanese, hanno curato il trasporto via mare gestendo, al contempo, il reticolo di società commerciali coinvolte nel business; il libico, originario di Zuwara, collettore dei pagamenti e dei flussi finanziari veicolati su conti esteri nella disponibilità del Malem.

La Procura distrettuale ha richiesto l’emissione di un mandato d’arresto internazionale per i non rintracciati in territorio nazionale. L’amministratore delegato della MAXCOM BUNKER SPA, società con sede legale a Roma, esercente l’attività di commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi e di bunkeraggio delle navi, si è avvalso della complicità di alcuni dipendenti della società, attinti anche loro della misura cautelare degli arresti domiciliari.

Si tratta della consulente esterna della MAXCOM BUNKER SPA, dell'addetto all’ufficio commerciale, del responsabile del deposito fiscale di Augusta.

Il metodo di distribuzione vendita

Il gasolio libico – trafugato dalla N.O.C. (National Oil Corporation), la compagnia petrolifera nazionale della Libia, riciclato e immesso, all’insaputa dei consumatori finali, anche presso distributori stradali - è un carburante avente tenore di zolfo minore di 0,1% ed è destinato al “bunkeraggio” ossia al rifornimento, in ambito portuale, di carburanti o di combustibili ad unità navali.

Dopo miscelazioni presso uno dei depositi fiscali della MAXCOM siti in Augusta, Civitavecchia e Venezia, veniva immesso nel mercato italiano ed europeo (Francia e Spagna in particolare) ad un prezzo similare a quello dei prodotti ufficiali pur essendo la qualità dello stesso inferiore.

La stabile associazione criminale mirava ad acquisire la disponibilità di un flusso continuo di gasolio libico ad un prezzo ribassato rispetto alle quotazioni ufficiali (in alcuni casi anche fino al 60%) così garantendo alla società italiana acquirente un margine di profitto costante e più elevato.

Gli ideatori del lucroso affare internazionale, al fine di ostacolare la ricostruzione dei passaggi materiali, documentali e finanziari sottesi al commercio di gasolio, hanno costruito un variabile sistema di società, a più livelli, poste fittiziamente tra venditori e acquirenti finali.

La frode e il NOC

La frode è stata attuata mediante il ricorso a falsa documentazione attestante inizialmente l’origine saudita del gasolio “libico” e poi, successivamente, la non veritiera cessione del carburante da una delle società sussidiarie della N.O.C. (National Oil Corporation), la compagnia petrolifera nazionale della Libia.

La commercializzazione e l’esportazione dei prodotti derivati dal petrolio raffinati in Libia sia un’esclusiva della N.O.C. e ogni cessione che avvenga attraverso società non autorizzate costituisce un illecito.

Frode mutata dopo attenzione mediatica

Dopo l’improvvisa attenzione mediatica su questa esclusività, l’organizzazione ha mutato il sistema di frode: il prodotto non era più accompagnato da certificati attestanti la falsa origine saudita ma da falsi certificati libici, realizzati attraverso la pratica corruttiva in quel Paese. Infatti, i vari articoli e servizi tv sul contrabbando di benzina hanno letteralmente allarmato l’amministratore delegato della Maxcom Bunker SPA, e alcuni suoi stretti collaboratori.

Malem, controllando le acque antistanti i porti libici di Abu Kammash e Zwarah, consentiva a navi cisterna di rifornirsi del gasolio proveniente dalle raffinerie attraverso pescherecci appositamente modificati e/o altre navi cisterna di piccole dimensioni. Alcune di queste navi, giunte al largo di Malta, procedevano ad un ulteriore trasbordo su natanti nella disponibilità di società maltesi, le quali s’incaricavano poi di trasportarlo presso porti italiani per conto della società Maxcom Bunker SPA. I natanti utilizzati per l’illecito trasporto disattivavano il dispositivo di identificazione al fine di celare la loro reale posizione.

Indagini

I finanzieri del G.I.C.O. del Nucleo P.T. di Catania hanno eseguito la captazione di conversazioni tra telefoni satellitari . Distribuzione sul territorio nazionale del carburante importato dalla Libia dalla Maxcom Bunker SPA: le Fiamme Gialle catanesi sono riuscite a tracciare, in alcuni casi, la destinazione finale del gasolio immesso in Sicilia e in Campania riuscendo, al contempo, a smascherare una distinta associazione a delinquere finalizzata alla sistematica evasione dell’IVA e alla vendita a distributori stradali “compiacenti” – ubicati in Catania e provincia - di gasolio “extra-rete” in frode a consumatori e compagnie di bandiera, composta da società cartiere ubicate in Catania e nel siracusano nonché da depositi fiscali nel trapanese e depositi di stoccaggio nel catanese unite tra loro da apparenti rapporti commerciali attraverso l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La complessa investigazione economico – finanziaria ha fatto emergere un sofisticato traffico illecito internazionale di carburante in grado di alterare la libera concorrenza di mercato, a danno di imprese, consumatori finali e degli Stati europei destinatari del prodotto petrolifero trafugato

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Ottobre 2017 18:03
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