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Cibo per il corpo, cibo per l’anima

L'intervista/

di Martina Sciarretta

Intervista ad Andrea Santilli, insegnante di cucina vegana e terapeutica e autore del libro “Colazione energetica e salutare per bambini e adulti”


 


Nell’era del discount, dei cibi surgelati pronti in 5 minuti e del commercio alimentare, parlare di alimentazione sana è importante.

Girando su internet ho scoperto a Montesilvano l’iniziativa culturale di Andrea Santilli, autore del libro fotografico “Colazione energetica e salutare per bambini e adulti”, che 15 anni fa ha iniziato un viaggio nel mondo del cibo terapeutico e con il suo Centro culturale Fili di paglia, cerca di trasmettere metodi culinari antichi e sconosciuti, per uno stile di vita sano e non violento.

Ed è stato così gentile da rispondere ad alcune mie domande.

In che anno hai aperto la tua attività?

Nel 1999.

Come è nata l’idea?

Lessi un libro di Giusi di Francesco dal nome “Il cibo che cura” e mi si è aperto un mondo. Poi sono andato a Pavia a seguire un suo corso di cucina. E lei ha visto tanta passione in me che mi ha preso come suo assistente nel suo centro di cucina terapeutica e per 10 anni ho fatto avanti e indietro, da Pescara a Pavia.

Perché hai deciso di aprire a Montesilvano?

Perché sono nato qui, questa è la casa dei miei genitori.

Che riscontro hai dalle persone?

A un certo punto della mia vita mi sono chiesto, qual è il tuo scopo?

E interagire con le persone e fare loro del bene è quello che mi rende felice. I soldi non sono importanti. Il centro culturale, il cucinare per le persone e insegnare ricette sono per me un po’ una scusa per parlare con le persone e cacciare fuori le loro esperienze personali.

E ho incontrato persone di tutti i tipi, ma sempre molto sensibili. La mia non è un’attività commerciale, il nome centro culturale lascia intendere che è qualcosa di diverso.

Così chi si avvicina a questo centro è solo chi è davvero interessato.

E ho conosciuto sciamani, indiani, africani, persone di ogni nazionalità.

Perché si sceglie di diventare vegani?

E’ diventato un mondo confuso, ci sono molti stili, molti punti di vista. C’è chi lo sceglie per etica, chi perché è convinto che faccia bene, chi per comodità. Ognuno ha un suo stile alimentare.

Il nostro passato, quello che ci hanno trasmesso i nostri genitori, influenzano la nostra scelta su quello che introduciamo nel nostro corpo.

Qualsiasi cosa, che sia chimica o naturale, che sia gassosa, come per esempio il fumo, che sia liquida o solida, noi riceviamo un effetto da quella sostanza. Un effetto che parte prima di tutto dal comportamento, quindi possiamo dire che è spirituale, perché il comportamento è il risultato della combinazione di pensieri e emozioni, che generano un azione.

Mi sembra che il tuo stile di vita faccia riferimento alle religioni orientali?

Più che altro è un punto di vista, senza attaccarsi a nessuna religione. Perché questo stile lo ritroviamo nell’antica Grecia e nei pensieri dei filosofi delle ere più lontane.

Un punto di vista che spiega l’effetto del cibo sul corpo e sul comportamento. Questi due aspetti sono intercollegati. Non è solo il corpo, noi non siamo come una macchina, apri il cofano, vedi cosa non funziona e lo sostituisci. Il nostro corpo ha un interazione continua con il nostro livello di memoria profonda, con il nostro livello intellettivo, emotivo e con le nostre sensazioni. Di come gestiamo la nostra energia creativa e sessuale.

Mettere in equilibrio tutti questi aspetti è il lavoro di una vita. Il mio stile di vita deriva da una ricerca dei cibi migliori, degli accostamenti e del modo migliore per cucinarli. A seconda della stagione e a seconda di come ci sentiamo. Quindi fondamentale è un percorso di consapevolezza per capire quali sono le proprie esigenze. Non c’è una dieta che va bene per tutti, ogni corpo ha una sensibilità diversa.

Per te quindi è una scelta che non ha a che fare esclusivamente con la salute, ma è una cosa mentale e spirituale.

La salute non è mai solo fisica. Equilibrio mentale e spirituale vuol dire salute anche fisica. Non possiamo dividere questi tre aspetti.

Tu sei sposato?

Si, e ho un bambino di 5 anni.

E tua moglie e tuo figlio hanno il tuo stesso stile di vita?

Uguale è impossibile, altrimenti saremmo degli automi.

Voglio dire, sono vegani anche loro?

Io non sono esattamente vegano. Io sono onnivoro. Ma se devo dire la verità carne e latticini non li mangio quasi mai, le uova pochissimo. Io non seguo una schema di alimentazione fisso, perché la rigidità porta all’immobilità, mentre la flessibilità morta all’armonia. Come una canna che si muove quando tira il vento. Noi dobbiamo essere flessibili con noi stessi e ogni tanto anche permissivi.

Quindi flessibilità alimentare. Ma tu hai una costante, che è quella di seguire un’alimentazione che è fuori dagli schemi industriali, è giusto?

Allora il discorso sta nelle scelte. Scelta di prodotti con la chimica o senza chimica. Perché si sa che la chimica crea problemi, demineralizza il nostro corpo e crea uno squilibrio nelle nostre riserve di minerali fondamentali. Un’alimentazione non consapevole crea ad un accumulo chimico e tossico nel corpo e non immagini cosa c’è nel nostro corpo, cosa c’è nel corpo dei bambini di oggi.

Noi viviamo in una società di comportamenti estremi. Siamo una società che basa molto le proprie scelte alimentari sul gusto, quindi mangiamo alimenti che sono sbilanciati e anche cancerogeni. Al supermercato si comprano i prodotti solo in base al gusto, nessuno guarda l’etichetta per vedere se è buono o meno per il corpo .

Io insegno a vedere il cibo in un’altra maniera, più filosofica ma anche più pratica. Io insegno delle ricette che possono essere rifatte a casa in un attimo.

Mi ispiro alla medicina tradizionale cinese, anche se in maniera un po’ occidentalizzata.

Come reagiscono le persone quando parli loro di questa filosofia di vita?

Sono quindici anni che faccio questo lavoro. E ho capito che il modo migliore per far capire alle persone di cosa parli è fargli assaggiare un piatto, invitarli a cena. Perché parlare di queste cose senza avere un riscontro di gusto non ha senso.

Io quando preparo le mie cene, li servo all’italiana, cioè porto i cibi già impiattati. Ed ogni piatto ha all’interno un equilibrio perfetto tra carboidrati, proteine e verdure. E le verdure sono tutte categoricamente di stagione.

Le verdure le coltivi tu?

Una volta si, adesso non ho tempo. Ma mi appoggio ad un’azienda agricola a Moscufo che so che coltiva le verdure in un determinato modo. In terreni di famiglia che vengono dedicati all’agricoltura biodinamica da quarant’anni, quindi sono terreni puliti. E innaffiano i prodotti con la loro sorgente d’acqua. E queste verdure sono vive.

Il primo aspetto importante per la scelta delle verdure è la freschezza e la qualità, il secondo aspetto è la stagionalità, se non c’è stagionalità non c’è freschezza, e se non si seguono queste regole il corpo ne risente.

E la domanda è, fino a che punto gli organi del corpo possono continuare a mettere pezze a comportamenti alimentari sbagliati? Con gli anni non ce la farà più.

E gli accostamenti sono essenziali. Se per esempio mangi riso e patate, è un accostamento che non funziona, creano una combinazione acida che ci inquina il corpo. Ed è così che noi ci inquiniamo con le nostre scelte.

Il mio corso di cucina insegna proprio ad evitare questo. Ricette che qui nessuno conosce.

Ma dimmi la verità a te non capita mai di avere voglia di un cibo che sai che ti farà male?

E’ normale che si. E in quel caso assecondo la mia voglia, perché come ho già detto bisogna essere flessibili e auto indulgenti a volte. Nella vita paradossalmente anche un piccolo grado di tossicità ci vuole, perché altrimenti la tua anima non fa esperienza.

Quando eri giovane giocavi a pallacanestro a livello agonistico. A quei tempi che alimentazione avevi?

Ero uno sregolato. Mi allenavo tantissimo, portavo il mio corpo al limite e non lo sostenevo con l’alimentazione adeguata. E la mia carriera sportiva ne risentiva, la mia prestazione fisica era molto altalenante, ma non sapevo da cosa dipendesse.

Poi quando ho smesso per colpa di un incidente, ho iniziato ad informarmi a cambiare vita. E adesso che ho 46 anni mi rendo conto che sto molto meglio e ho molta più resistenza di quando ne avevo 20.

Tornando alle cene che organizzi. Mi pare di capire quindi che per te la cena è un evento sociale. E il tuo scopo è quello di far aprire le persone, fargli affrontare il loro passato tramite il cibo. Ti consideri una specie di psicologo?

Non mi addentro mai nelle questioni mediche o psicologiche, questo lo lascio fare agli esperti. Ma durante queste cene io cerco di tirare in ballo degli argomenti che mi facciano conoscere le persone che ho davanti.

Perché le abitudini alimentari sono spesso legate all’affettività, affetto che magari non è stata ricevuto o è stato ricevuta troppo. E le persone vogliono parlare di queste cose, sono contente di poter finalmente tirarle fuori.

Credo sia perché nella nostra società c’è un po’ un tabu riguardo alcuni argomenti, soprattutto se si tratta di insicurezze o paure personali.

Perché c’è il senso di colpa. Entrano in ballo questioni sociali e questioni religiose. Ogni paese ha i suoi condizionamenti basati sulla propria cultura, qui in Italia molti sono di natura religiosa, legate al peccato originale, perché c’è il Vaticano.

Negli Stati Uniti, in Spagna, in America Latina, ogni paese, ogni cultura ha il proprio condizionamento, perché noi viviamo in un’era di condizionamento mentale, l’era della televisione. I mass media lanciano spesso messaggi molto contraddittori e noi non ci capiamo più niente, i nostri pensieri e le nostre emozioni sono confuse, cerchiamo di catalogarli ma non ci riusciamo. Magari abbiamo degli scatti di rabbia ma non sappiamo come razionalizzarli.

Chi oggi non ha degli squilibri mentali! Ma di solito riusciamo a contenerli ed avere un’apparenza accettabile nei confronti della società. Ma poi nell’intimo come sfoghiamo tutto questo? Con il cibo, con la cioccolata alle 3 del mattino. La gente è dipendente dallo zucchero, prova ad entrare in una pasticceria, le persone impazziscono, diventano frenetici di fronte ad un dolce.

Nel mio libro c’è tutto un discorso sulla glicemia, sulla colazione giusta, sulle consistenze e su come educare i bambini, che è la cosa fondamentale. Mio figlio ha 5 anni e quando è nato già avevo queste conoscenze, ma con lui ho avuto esperienza diretta.

Ma tuo figlio la mangia la carne?

Lui l’ha mangiata in passato, poi non l’ha voluta più.

La mia idea fin dall’inizio è stata non dirgli mai di no, ma di assecondarlo nelle scelte alimentari e dargli un esempio positivo, che è il mio. La mia unica attenzione sta nel fargli sempre trovare delle alternative salutari e gustose, senza insistere mai. Per esempio alla colazione gli faccio trovare sempre una crema fatta di cereali, che è dolce ma anche grassa. Che lo possa soddisfare sia per consistenza, per gusto e per nutrizione. (Andrea è stato così gentile da farmi provare questa famosa cremina, ed era davvero buonissima).

Parlami dei tuoi corsi.

Sono organizzati a tu per tu o di gruppo. Iniziano la mattina con la colazione, fino alla preparazione del pranzo. E consistono prima di tutto nel tentativo di aumentare la resistenza del corpo. Poi si affrontano i diversi problemi della persona, come le intolleranze, problemi di stanchezza ecc…

Per esempio un piatto di arame e carote fa miracoli contro la stanchezza.

Io invito tutti a fare un mineral test per vedere qual è la situazione interna del proprio corpo, per sapere quali elementi togliere dalla propria alimentazione e quali aggiungere.

E’ stato tutto davvero molto interessante e tu sei stato molto gentile, grazie mille per avermi concesso l’intervista. Magari un giorno di questi verrò ad uno dei tuoi eventi.

Certo, invito tutti ad informarsi sulla mia pagina facebook, organizzo spesso anche degli openday gratuiti e sono tutti ben accetti.

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