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"Solo la lettura e la memoria ci salveranno". Il sociologo Franco Ferrarotti mette in guardia politici, educatori e dipendenti del web

L'Intervista

di Antonio Rapisarda, Il SECOLO D'ITALIA

"L'idiota è colui che è prigioniero del luogo in cui si trova, irretito nella "rete" che lui stesso si è costruito." - "....dietro la vittoria dell'audiovisivo sulla logica della lettura ci sono interessi economici colossali. Basti pensare che il bilancio di Apple è superiore ai bilanci di parecchi Stati."

Intervista al famoso sociologo Franco Ferrarotti Autore del libro “Un popolo di frenetici, informatissimi idioti” (Edizioni Solfanelli) - "È una guerra tra due "logiche"."

Franco Ferrarotti ce l'ha con gli idioti. Come quelli in fila per l'i-Phone 5. «Idioti nel senso profondo, che è quello di prigionieri di un meccanismo». È grazie a questi, in fondo, che il cosiddetto mondo degli esperti pontifica e determina sempre di più sulle nostre vite.

 

Davanti a questo Ferrarotti - che non è solo uno dei maggiori sociologici contemporanei, ma è un cittadino preoccupato degli effetti di questa perdita di autodeterminazione nella vita di ciascuno - con il suo ultimo libro "Un popolo di frenetici, informatissimi idioti" (Edizioni Solfanelli, pagine 104, euro 9) mette in guardia tutti, dipendenti dal web, educatori, politici: «È una guerra tra due "logiche". Solo la lettura e la memoria ci salveranno.»
Professore, ci può spiegare che cosa intende per guerra tra due logiche?
«Ci sono due logiche nel mondo oggi che si contendono la lealtà, l'attenzione e i denari degli esseri umani: da una parte la logica della lettura, dall'altra quella dell'audiovisivo. La logica della lettura, che è quella con cui siamo cresciuti, è analitica, una parola dopo l'altra. Poggia sulla responsabilità. Ed è faticosa.»

L’altra?
«È quella dell'audiovisivo. Si basa sull'immagine sintetica e non sul significato analitico, quindi offre l'immagine preconfezionata. Sa che cosa fa colui che "guarda" un programma televisivo, oppure vive appiccicato come un inerte allo schermo con Facebook?»
Ce lo dica
«Niente. Accetta un'immagine sintetica senza averla lui stesso costruita. Quindi cade vittima di una sorta di incantamento ipnotico. E, si noti bene, questo incantamento è schiacciato sul presente, sull'immediato, ignora l'antefatto. E noi senza l'analisi critica del passato non possiamo comprendere il nostro presente, e senza ciò non c'è alcuna possibilità di progettare il futuro.»
La vulgata intende proprio il contrario: il web come moltiplicatore di occasioni.
«Nel momento in cui si è bombardati di dati? L'eccesso di informazioni deforma, fagocita, paralizza. L'eccesso di informazioni crea un chiasso interiore per cui l'individuo così bombardato, "arricchito" di stimoli, non è più in grado di costruire una sua tavola di priorità, la distinzione tra ciò che conta, ciò che conta meno, ciò che non conta affatto.»
Qual è il risultato?
«Noi rischiamo di avere un popolo di idioti. Che non è un insulto, perché in effetti sono così legati e così fagocitati dalla ricchezza delle informazioni, che queste invece di arricchirli li paralizzano e li irretiscono. L'idiota è colui che è prigioniero del luogo in cui si trova, irretito nella "rete" che lui stesso si è costruito.»
Ce lo può descrivere l’idiota tipo?
«È frenetico. Oggi il giovane clicca bene, sa tutto delle macchine elettroniche, però non è più capace di concentrazione su un tema preciso. In lui tende a prevalere l'emotività sulla capacità di ragionamento. L'emotività significa vivere sulla base di labili stati d'animo e quindi non essere in grado di resistere alla manipolazione psicologica. Ed è proprio questa manipolazione che oggi si fa strada. E persino politicamente è un fattore di asservimento tremendo.»

In che senso?
«Basti pensare alla situazione americana. Il "grande duello" fra Romney e Obama non si basa sulle idee, sulle possibili alternative: piuttosto sono confronti di impressioni, di facce, di immagini, della rapidità nella risposta qualunque risposta sia. Questo è davvero un momento da considerare seriamente.»
A chi giova questo?
«Quando io leggo di file chilometriche di appassionati dell'i-Phone, gente che dorme all'addiaccio aspettando per il giorno dopo di potere finalmente acquisire questo aggeggio, bene di fronte a questi fatti, di fronte a una martellante, costosissima pubblicità, sa cosa penso? Che dietro la vittoria dell'audiovisivo sulla logica della lettura ci sono interessi economici colossali. Basti pensare che il bilancio di Apple è superiore ai bilanci di parecchi Stati.»

A questo punto governare secondo la “logica dell’emergenza”, vuoi che sia quella dello spread o quella del terrorismo, rientra perfettamente in questo schema.
«Non solo. Noi oggi siamo governati in base a sensazioni. In base ad allarmismi. Siamo come la rana di Galvani. Siamo, in sostanza, elettrizzati se non condannati ad essere vittime di una costante sollecitazione dei nostri nervi a scapito del nostro cervello.»
Mi ha colpito un passaggio del suo libro: quando sostiene che ci stanno rubando la memoria…
«Ci fanno vivere in un presente eterno. La perdita della memoria è molto grave. Purtroppo la memoria anche nelle scuole viene considerata una facoltà desueta. Perché oggi quando ho qualcosa da ricordare lo metto su un file del computer...»
Oppure lo cerco su Google…
«Già. Un motore di ricerca. Ma io mi domando: sono motori di ricerca o motori di idiozia? Perché il punto è: nel momento che io ho delegato alla macchina la mia memoria il rischio dell'oblio è dietro l'angolo. La vittoria dell'audiovisivo, insomma, appiattisce. Si tratta allora di evitare che attraverso la perdita di memoria emerga un'umanità che fa l'uovo tutte le mattine delle stesse dimensioni.»
È molto preoccupato.
«La vittoria dell'audiovisivo sull'attenzione dei giovani è un problema pedagogico, politico, di prim'ordine. Ci sono, come i crimini di guerra, anche i crimini di pace: oggi coloro che lasciano soli i giovani come dei tuberi davanti allo schermo non esito a definirli criminali.»
Se dovesse vincere la società del Web?
«Saremo un'umanità modello Findus. Avremo tutto precotto. Saremo serviti, ma anche asserviti. Una società, appunto, di frenetici, informatissimi idioti.»

fonte Abruzzopress

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