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Sandro Galantini“ Un gheriglio d’anima

Sandro GalantiniNEW YORK, 19 Maggio ’10 - E' un giornalista e storico con stile accattivante, consumato nella ricerca delle fonti di vasta portata e meticoloso nella loro esegesi. Entra nel soggetto, lo rimugina e lo estrae limpido come le acque dell'Adriatico. Si chiama Sandro Galantini (foto), 45 anni, occhio ironico, ha lo stile compunto e distaccato. Cortese, metaforico, allusivo, sfuggente, pesa le parole non alza la voce, misura i gesti.

 

 

  Autore di oltre 40 lavori relativi a problematiche giuridiche, storiche e di letteratura, pubblicati in volumi, in opere collettive o in riviste scientifiche.

Sandro qual è la prima qualità di un giornalista.

«La capacità di discernimento, credo. E poi non abusare delle parole, che su un giornale possono pesare come macigni.»

Come e quando nacque la tua passione per la carta stampata?

«A 16 anni. Facevo il liceo classico e da lettore decisi temerariamente di “gettare il dado” proponendomi a “Il Tempo”, che mi accolse benevolmente grazie a Marcello Martelli. Poi l'Università a Urbino e quindi, necessariamente, una pausa, pur continuando a collaborare con alcune testate. Risolutivo però è stato l'incontro con un vero “gentleman” come Nicola D'Orazio, fondatore e direttore di “Abruzzo nel Mondo”. L'iscrizione all'Ordine la debbo a lui.» 

  Il giornalismo è più arte o mestiere?

«Un mestiere senza arte è come essere ciechi a Granada, per dirla con Francisco Alarcón de Icaza.»

La stampa italiana è politicizzata?

«In Italia tutto è politica. La stampa non fa eccezione.»

In America si considera il conglomerato dei partiti italiani: “Un rumoroso mercato senza merce.” D’accordo?

«In parte. Preferirei una definizione che da qualche parte è echeggiata e in base alla quale i partiti venivano definiti un “decotto senza sapore”.»

Ti preoccupa più la serietà dei nostri problemi o la mancanza di serietà di chi deve risolverli?

«Sono atterrito dai problemi creati seriamente da chi non ha alcun interesse a risolverli.»

  l giornalismo è un buon trampolino politico?

«Può esserlo se si è giornalisti televisivi. Ma in politica manca la rassicurante presenza del “gobbo”, e allora gli esiti possono essere deludenti. Catastrofici in alcuni casi.»

Rifaresti quel che hai fatto?

«Molto si; tutto no.»

Cosa devi alla fortuna?

 

erchio delle mie ore. E poi una stupenda infanzia e tanti buoni amici.»

Ti consideri timido?

«Lo sono senz'altro, ma mi riconosco una grande abilità a celarla. Fino ad ora lo sapevano in pochi; dopo questa intervista sarà più difficile bluffare.»

 Cosa più ti commuove?

«L'eroismo di chi avanza imperterrito con la sua bandiera lacera, sapendo di combattere dalla parte dei perdenti. E poi non resisto davanti a chi mi tende la mano per l'elemosina. Anche se imbroglia, comunque dietro quel gesto scorgo sempre Gesù. E per me è sempre fonte di profonda commozione.»

Cosa dell’infanzia ricordi  volentieri?

«La campagna in una zona di Giulianova chiamata Mulino da Capo, e tutti coloro che vivevano in quella piccola circonferenza fisica ed emotiva. Era un'oasi di pace e di fraternità, di gioia semplice ed ingenua e, quindi, ancor più vera.»

Il mare è davvero il più poetico degli orizzonti?

«Lo è. Ogni volta che osservo la linea saracena dell'orizzonte l'anima fluttua e s'appaga.»

Qual è il segreto della perfezione?

«Credo che la perfezione non sia nostra prerogativa. Leopardi d'altronde parlava di “inferma natura” degli uomini. E lo stesso diceva Théophile Gautier.»

Tra i tuoi numerosissimi scritti e libri, quale consideri il più perfetto?

«Sono legatissimo a “Giulianova com'era”, un libro che ho voluto dedicare a mio padre Romano perché a lui debbo l'amore “adulto” per la mia città. Il libro più denso è invece quello dedicato alla gelsibachicoltura nell'800; uno studio di grande respiro e assai apprezzato anche fuori i confini regionali perché attualmente l'unico organico dedicato ad un settore produttivo del nostro Abruzzo. In “Vite parallele, vite ortogonali”, una mia plaquette di poesie fuori commercio, c'è però la mia essenza, senza infingimenti. Un Sandro Galantini assolutamente nudo.»

Il  più amabile vizio dei giuliesi?

«La guasconeria.»

Ti piace sentir suonare le trombe della fama?

«Mi basta uno squillo. Anzi, mi accontento di un “do” persino accennato.»                

Che c’è in te di abruzzese?

«Forse la determinazione, che non è testardaggine. In ogni caso in me c'è tutto l'Abruzzo, terra che amo profondamente, teneramente, totalmente. Nel mio sangue scorre il mare e la montagna.»

Ti sei mai sentito sconfitto?

«Infinite volte. Quante le stelle nel cielo. Le vittorie sono come un fuoco di Sant'Elmo: pochi baluginii. E di breve durata.»

Sei femminista?

«No.»

Fra uomo e donna deve esserci solo parità o anche uguaglianza?

«Parità. Uomini e donne sono diversi. Psicologicamente, fisicamente, intimamente. E ciò è buono.»

Ti consideri un custode della tradizione?

«Il termine è impegnativo, e ritengo peraltro di non esserne degno. Meglio corifèo.»

Pensi più al passato, o guardi al futuro?

«Mi nutro di passato, sennò che storico sarei? Però è giusto quel che mi diceva il prof. Italo Mancini, indimenticato docente di Filosofia del diritto: “Guardare sempre indietro causa il torcicollo...”.»

L’abruzzese ha fede, o solo superstizioni?

«L'abruzzese ha fede. Ma la superstizione è nel suo sottosuolo emozionale.»

I giovani  cittadini giuliesi cosa chiedono?

«Ciò che è giusto chiedere oggi, come lo era ieri: la possibilità di un futuro migliore. Anzi, oggi forse solo di un futuro.»

L’opinione pubblica è, comunque, una buona opinione?

«E' una opinione. Per essere buona occorre la fatica del concetto.»

Qual è il maggior assillo che attualmente colpisce l’amministrazione comunale giuliese?

«Recuperare decenni di ritardi, indolenze e trascuratezze che hanno opacizzato il ruolo di Giulianova, mortificandone le potenzialità. Mi sembra si stia lavorando bene su questa direttrice.»

Chi è Sandro Galantini?

«Un uomo che ama le nuvole, gli arcobaleni e gli aquiloni. Che mai è stato volpe, qualche volta leone. Un gheriglio d'anima, una foglia d'autunno.»  

     

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