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Montesilvano possibile in uno specchio

 di Angela Curatolo

le magie possono capitare anche qui, basta osservare e lasciarsi catturare dalla fantasia.

 

Una città, dove ci sono molte strutture pubbliche e private abbandonate di grande potenzialità turistica e sociale, può suscitare diverse emozioni contrastanti: cerchi di capirla e sperare ogni giorno che qualcosa possa azionarsi per migliorare, mirare al pieno rendimento, mentre senti ardere nelle viscere il sacro fuoco dell'obiezione .

Montesilvano ed io siamo arrivati al culmine della nostra tormentata relazione. Dopo averla conosciuta, percorsa nei suoi complessi corridoi urbani, scoperta e riscoperta, elencato tutto quello che potrebbe essere ma non è ancora, davanti agli occhi, finalmente appare la chiave che rivela il mistero di una terra inascoltata.

E allora tutti i ruderi, gli edifici in decadimento possono tradursi in poesia, in piccoli sussurri, immagini che cercano di testimoniare antiche situazioni che si ripetono, ombre rimaste oscure, eterni ritorni che tormentano gli inconsapevoli avventori disposti a mettersi in ascolto.

Passeggiavo, qualche giorno fa, sul lungomare di Montesilvano e giunta davanti alla tormentata struttura Stella Maris, o Stella Matutina, mi sono fermata per osservare due vecchi muretti al confine con il marciapiede, chiedendomi chissà da quanti anni sono lì. Riflettevo sulla mia totale mancanza di conoscenze che permettono di collocare un manufatto edilizio in un periodo ben preciso della storia, quando l'occhio mi è caduto su uno specchio appoggiato sulle fronde intorno al perimetro dell'ex colonia.

Sono rimasta rapita da questo arredo vecchio, forse trovato all'interno della struttura e chissà come arrivato proprio in bella vista dietro la rete che separa la proprietà dal lungomare.

Il fascino di uno specchio può condurre la mente avvezza alla fantasia in dimensioni lontane e sconosciute, dove vanità e bellezza diventano esseri pericolosi che catturano chi vi guarda dentro, trascinandoli in Universi alternativi, con il rischio di incontrarne il doppio.

E così è successo a me.

Ho visto un popolo, o meglio comunità, che per guadagnare l'Anima deve percorrere insieme 'l'avventura dello specchio' e trovare la forza di guardarsi dentro, comprendere che è cresciuta, non è più composta da 1200 persone ma da oltre 54mila.

Montesilvano non è ancora Anima, l'identità c'è, si è formata, si scorge nei piccoli dettagli. E' un corpo che rifiuta di evolversi, di buttare le zavorre che frenano il cambiamento.

Uno specchio appoggiato sul ciglio della proprietà, sulle fronde della vecchia colonia abbandonata, invita a guardare alla Montesilvano possibile, quella dove trionfano bellezza, assembramenti di persone, turismo, arte e cultura. E come nella biblioteca di Babele di Borges, preferisco sognare: un giorno passerò di qua orgogliosa della mia città, consapevole che ci vogliono guerrieri romantici che credono, amano, compiono magie. Bisogna guarire la rabbia di una terra che si sente trascurata, non dirigerla verso il proprio antagonista, perchè può portare all'ossessione, al conflitto tra possesso e l'evoluzione, tra se stessi, la propria storia, il potere, il presente e il futuro di una città.

E' un errore in cui possono incappare i migliori giocatori di scacchi quando non hanno uno specchio o si dimenticano di guardarvi dentro. Nella Montesilvano possibile, quella racchiusa per incantesimo di una strega nello specchio, ci sono musei, teatri, biblioteche prestigiose, lunghi percorsi pedonali, un parco fluviale sul Saline, luoghi d'incontri piazze che non sembrano slarghi ma sono vere piazze e tutto il resto è... turismo e vita. L'Anima è lì, è tempo di riprendersela.

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