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Pescara/Gay Pride. Profeta: No a Logo presentosa. Si regalava alla sposa.

La presidente dell'Associazione Noi con la famiglia contro il simbolo del Gay pride 2020 a Pescara, contro l'invito alla partecipazione alle religioni, contro il richiamo alla scuola per combattere l'omofobia con azione concreta e reazione all'ostracismo culturale.

"Come Presidente dell’Associazione Noi per la Famiglia non condivido assolutamente il fatto che si possa legare un simbolo, un gioiello della tradizione abruzzese, ad una manifestazione 'esclusivista', che tra l'altro, come anche raccontato nel video della presentazione del Gay Pride Abruzzo, si regalava alla sposa, da parte dello sposo prima di unirsi in matrimonio. Ci saranno anche le unioni civili, il cosiddetto 'matrimonio Cirinnà', ma cosi come anche sancisce la Costituzione, la famiglia è una sola ed è quella NATURALE fondata dall'unione di un uomo e una donna". Interviene Carola Profeta contro la scelta del simbolo del Gay Pride 2020.

Riferisce, inoltre, che viene 'colpita' dall'invito della comunità, che organizza la manifestazione, esteso a tutte le religioni e domanda: "Perchè volete a tutti i costi far disconoscere un principio etico fondamentale che è alla base del 90% della sfera confessionale? O forse pensavate che solo i 'fanatici e retrogradi' cristiani difendono il matrimonio unico tra uomo e donna?"

'Colpita' anche dal richiamo alle istituzioni scolastiche, a reagire all’omofobia attivamente, con azioni di inclusione e informazione, e andare oltre "l'ostracismo culturale".

"A me sembrano tutte parole mal celate della promozione scolastica dell'ideologia GENDER e questo ve lo potete scordare! Perchè se volete che la scuola insegni ai ragazzi il rispetto UMANO dovuto a tutti, senza discriminazione di sesso, di orientamento sessuale, di razza, di religione, di ideologia politica (qualunque essa sia) io sono assolutamente D'ACCORDO con voi. Ma se quello che voi chiedete vìola la priorità educativa genitoriale, ebbene siamo di fronte ad un infrazione di legge non solo del nostro ordinamento giuridico, ma anche della Costituzione e anche della Carta Internazionale dei Diritti dell'Uomo".

 

"Se per l'ostracismo culturale' intendete il fatto che nelle scuole si insegna tramite la scienza, la biologia, l'etica, l'anatomia, la genetica, che i generi umani sono due e cioè il MASCHIO E LA FEMMINA ebbene non è una negazione, ma è l'affermazione di una verità inconfutabile. Se per 'omofobia' intendete insegnare ai ragazzi il rispetto per chi sceglie di vivere la propria vita affettiva e sessuale in maniera 'diversa' (e la parola diversa viene usata sempre nel vostro video di presentazione del logo del Gay Pride, non lo dico io) mi trovate assolutamente D'ACCORDO, ma se per 'reagire all'omofobia' intendete mettere il bavaglio a chi non la pensa come voi e a chi ricorda le leggi, ricorda la scienza, imprime un contraddittorio sostenuto da tesi non negoziabili e allora non andiamo d'accordo per niente".

Commenta anche 'Azioni positive di inclusione e informazione' e dice: "Giù le mani dai nostri figli! Nella scuola non si possono toccare temi cosi delicati, come la disforia di genere o l'outing giovanile omosessuale, che appartengono alla sfera prettamente etica della famiglia e quindi al ruolo genitoriale. E se per caso qualche genitore non lo fa, se ne assumerà le conseguenza , egli stesso, davanti alla società, davanti alla vita del figlio e per quel che mi riguarda, anche davanti a Dio". E conclude: "Ma non sia mai che qualcun'altro pensi di potersi sostituire ai genitori".

In molti attendono questa grande manifestazione, il gay Pride, per assaporare finalmente un pizzico di libertà di pensiero e capire che la famiglia deve essere dalla parte dei congiunti che affrontano fasi naturali della vita complicate soltanto dal mondo.

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