Per l'Abruzzo affacciato sul mondo...

        Registrati  
Crisi di Governo. No dimissioni Conte: sarà Parlamento a decidere

Dopo la rottura, con l'apertura della crisi di governo, la Lega presenta in Senato la mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte. "Troppi 'no' (da ultimo quello alla Tav) fanno male all’Italia che invece ha bisogno di tornare a crescere e quindi di andare a votare in fretta", fanno sapere dal partito di via Bellerio.

"Chi perde tempo danneggia il Paese e pensa solo alla poltrona". A stretto giro la replica del M5S: "Caro Salvini stai vaneggiando, inventatene un'altra per giustificare quello che hai fatto, giullare'' si legge in una nota. "Questa storia di Di Maio-Renzi è una fake news di Salvini per nascondere il tradimento del contratto di governo e del Paese".

Intanto nessun incontro è previsto al momento al Quirinale per il premier Conte:  il presidente del Consiglio "passerà la giornata lontano dai riflettori, tra la sede di governo e la famiglia". In queste ore, intanto, Matteo Salvini ha inviato un sms a tutti i parlamentari della Lega per rientrare a Roma. Il leader ha dato appuntamento alla Camera per le 18.

Nella giornata di lunedì 12 al Senato è stata convocata, alle 16, la capigruppo del Senato che deciderà quando si dovrà votare la mozione di sfiducia a Conte, presentata dal Carroccio. Secondo quanto riferito da fonti del M5S, l'assemblea congiunta dei parlamentari del 5 stelle si terrà lunedì mattina alle 10,30.

"Visto l'articolo 94 della Costituzione e visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica" la Lega "esprime la propria sfiducia al governo presieduto dal prof. Giuseppe Conte" si legge nel testo di sfiducia depositato in Senato, dove si afferma che "l'esame in aula delle mozioni riguardanti la Tav ha suggellato una situazione di forti differenze di vedute, tra le due forze di maggioranza, su un tema fondamentale per la crescita del paese come lo sviluppo delle infrastrutture". La Lega ricorda come sul tema dell'alta velocità "si è verificata la situazione paradossale che ha visto due membri del governo presenti esprimere due pareri contrastanti". "Il presidente del Consiglio non era presente in aula, nel momento delle votazioni sulle citate mozioni, per ribadire l’indirizzo favorevole alla realizzazione dell’opera che egli stesso aveva dichiarato pochi giorni prima nell’altro ramo del Parlamento" sottolinea il testo, a prima firma di Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato del Carroccio. "Le stesse divergenze si sono registrate su altri temi prioritari dell’agenda di governo quali la giustizia, l’autonomia e le misure della prossima manovra economica".

Diversi gli scenari che si aprono ora, a partire dalla riconvocazione delle Camere che saranno chiamate a esprimersi sulla crisi del governo gialloverde. Che succede ora?

La crisi extraparlamentare invocata da Salvini non c'è stata. Il premier Giuseppe Conte non si è dimesso ma ha detto che sulla crisi aperta dal vicepremier sarà il Parlamento a esprimersi. L'esecutivo di Conte, probabilmente dopo Ferragosto, si presenterà davanti alle Camere per sottoporsi al voto di fiducia.

In caso di sfiducia, il premier salirà al Quirinale per rimettere il mandato. A quel punto inizierebbero le consultazioni da parte del Capo dello Stato. Mattarella, dopo aver ascoltato i presidenti di Camera e Senato, i leader di partito e i capigruppo parlamentari può optare per diverse soluzioni: rinviare il governo alle Camere, nominare un nuovo governo, nominare un nuovo presidente del Consiglio oppure sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Il tempo minimo in Italia per indire le elezioni politiche è di un mese e mezzo. Il decreto del presidente della Repubblica con il quale si stabilisce la data del voto deve infatti essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale entro il 45esimo giorno antecedente quello delle consultazioni. Bisogna poi considerare il voto all'estero per organizzare il quale servono almeno 60 giorni. Altro timing importante è poi quello della presentazione delle liste che deve avvenire entro 30 giorni dal voto.

A conti fatti, aperta la crisi di governo a metà agosto, le prime date utili per il voto sarebbero quelle del 13 ottobre (ma in tal caso le Camere dovrebbero sciogliersi prima di Ferragosto), del 20 ottobre o, data più probabile, il 27 ottobre, perché è impossibile sperare in tempi tecnici più brevi. Date che restano tuttavia un'ipotesi poiché i tempi del dibattito parlamentare potrebbero allungarsi. In queste ore c'è poi chi dà come papabili le date del 3 o del 10 novembre, anche se appare molto difficile.

Se l'attuale legislatura dovesse interrompersi, a meno di sorprese, il disegno di legge costituzionale che prevede il taglio del numero dei parlamentari, (i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200) cadrà nel vuoto. La proposta era stata calendarizzata per il 9 settembre alla Camera ma in caso di crisi il provvedimento sarebbe accantonato.

Dal 4 marzo 2018, i risultati elettorali sono stati stravolti. Il M5S aveva ottenuto il 32% dei voti e la Lega il 17%. Alle europee la situazione è risultata capovolta: Lega a quota 34% e grillini al 17%. Il Pd, invece, è riuscito a guadagnare consensi, passando dal 18% delle Politiche al 22,7% delle europee. Se si votasse oggi, come andrebbero le cose? Difficile preve

loading...
Top
We use cookies to improve our website. By continuing to use this website, you are giving consent to cookies being used. More details…