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L'incubo Grecia che tornerà al voto forse già il 17 giugno ha fatto crollare le Borse europee. A Piazza Affari il Ftse-Mib ha chiuso a -2,56% mentre il differenziale tra titoli di Stato italiani e tedeschi a 10 anni, o spread, è schizzato a 440 punti base. Dall'Unione europea continuano ad arrivare incoraggiamentie richiami a rispettare gli impegni, ma il fallimento dell'ultimo tentativo di creare un governo in Grecia ha immediatamente reinnescato l'allarmismo dei mercati, spaventati dallo spettro di una insolvenza sui pagamenti, assieme a quella più estrema di una uscita dall'euro.
E così questo Paese relativamente piccolo dell'Unione valutaria, ne rappresenta appena il 2,5 per cento del Pil, ha nuovamente magnetizzato l'attenzione in negativo offuscando l'unica buona notizia della giornata in Europa: una ripresa del Pil dello 0,5 per cento in Germania, superiore al previsto. La performance tedesca ha trainato il dato di tutta l'area valutaria che invece di accusare un calo ha chiuso i primi tre mesi dell'anno con un Pil fermo.
Ma dopo i tentativi di rimbalzo delle Borse visti in mattinata, nel pomeriggio la doccia fredda piovuta con le notizie dalla Grecia ha innescato immediate inversioni di rotta e le Borse sono calate a nuovi minimi da inizio anno. L'euro è a sua volta caduto bruscamente al di sotto di 1,28 dollari, sui minimi da gennaio. A Milano il Ftse-Mib ha chiuso al meno 2,56 per cento, tra pesanti cali dei titoli bancario che hanno accusato anche il colpo della raffica di declassamenti di rating da parte dell'agenzia Moody's. Parigi ha chiuso al meno 0,61 per cento, Francoforte al meno 0,30 per cento, Londra al meno 0,51 per cento. Atene per parte sua, spenti anche qui tutti i tentativi di recupero è arrivata a crollare di oltre quattro punti percentuali per poi lasciare sul terreno un 3,62 per cento.
E intanto si sono subito ricreate tensioni anche sui titoli di Stato della periferia dell'Unione valutaria, che si evidenziano con aumenti dei rendimenti che su queste emissioni sono in un rapporto inversamente proporzionale con il prezzo. I tassi retributivi dei Btp a 10 anni sono saliti chiudendo al 5,86 per cento e il loro differenziale rispetto ai Bund della Germania è risalito fino a 4,41 punti percentuali, o 441 punti base, per poi limare a 439 in chiusura. Sui Bonos decennali della Spagna i tassi sono saliti fino al 6,36 per cento e lo spread sui Bund a 490 punti base. La Borsa di Madrid ha chiuso la seduta al meno 1,60 per cento.
Questo mentre anche la Spagna è ufficialmente finita in recessione tecnica, con un Pil calato nuovamente dello 0,3 per cento nel primo trimestre. Ma in Italia è andata anche peggio, con un meno 0,8 per cento che è andato oltre al attese degli analisti dopo il meno 0,7 per cento di fine 2011. L'area euro appare sempre più tirata tra una Germania che avanza, da una parte, e la periferia che arranca in affanno o arretra dall'altra. E la vicenda Greca fa da innesco alle tensioni dei mercati. Perfino la direttrice del fondo monetario internazionale si è spinta ad ipotizzare una "uscita ordinata" del paese dall'euro.
Tuttavia si tratta di uno scenario molto ipotetico, visto che la maggioranza dei greci vuole restare nell'euro e che non ci sono nemmeno procedure prefissate su come uscirne. E le autorità europee continuano a respingere queste ipotesi. Dopo il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker oggi è stato il commissario europeo al Mercato interno, Michel Barnier: "Penso che sia meglio per i greci fronteggiare le difficoltà dentro la solidarietà e la disciplina dell'Ue che da soli", ha affermato. "I dirigenti di Atene sono stati eletti dal popolo, il popolo greco ha ora il destino europeo della Grecia nelle sue mani".



