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Marino ritira le dimissioni La giunta perde i pezzi

Politica

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino ha firmato la lettera con la quale ritira le dimissioni presentate il 12 ottobre. Il termine ultimo per confermarle o ritirarle sarebbe scaduto il 2 novembre. Il sindaco ha preso la sua decisione all'indomani di un lungo incontro notturno con il presidente del Pd Matteo Orfini, commissario romano del partito, in casa del vice sindaco Marco Casi.

 

 

Nel primo pomeriggio, i 19 consiglieri comunali del Pd, dopo un vertice con Orfini al Nazareno, hanno deciso di rimettere in massa il loro mandato per mandare comunque a casa il primo cittadino.
"Questa sera, insieme al ritiro delle dimissioni, presentero' alla presidente dell'assemblea capitolina, Valeria Baglio, una richiesta di convocazione dell'aula" ha annunciato Marino, sottolineando che "l'unico luogo sacro deputato alla democrazia e' l'aula, cosi' come lo e' il Parlamento".

La decisione di Marino ha innescato una sequela di dimissioni dalla giunta. "Ho appena consegnato la mia lettera di dimissioni dall'incarico di vicesindaco di Roma Capitale" ha fatto sapere con una in una nota Marco Causi, del Pd. Dopo il vice sindaco, anche l'assessore ai Trasporti Stefano Esposito, senatore del Pd, ha presentato le sue dimissioni e con lui l'assessore alla Scuola del Comune di Roma, Marco Rossi Doria, del Pd. Dopo di lui l'assessore alla Legalita', Alfonso Sabella, ha rimesso il mandato. "Torno a fare il magistrato", ha detto.

Il ripensamento del sindaco che ha ritirato le dimissioni, potrebbe non bastargli a restare in sella. Se si dimettessero, infatti, piu' della meta' dei 48 consiglieri dell'Assemblea capitolina, scatterebbe comunque il commissariamento del Comune. Lo prevede il decreto legislativo 267/2000, ovvero dal Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali. E' l'articolo 141 a disciplinare tutti i possibili casi di "scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali". Oltre che nel caso di dimissioni del sindaco, il commissariamento si applica anche qualora si dimettano la meta' piu' uno dei consiglieri o il consiglio presenti e approvi una mozione di sfiducia. Stando alle decisioni assunte oggi nel vertice col presidente del Pd, Matteo Orfini, i consiglieri Dem sono orientati verso la prima di queste due opzioni, le dimissioni in blocco. Il Pd dispone di 19 seggi nel consiglio comunale. Ne mancano dunque sei per raggiungere la soglia della meta' piu' uno, ossia 25 consiglieri, necessaria perche' l'Assemblea capitolina decada e il Comune si avvii al commissariamento. La nomina del commissario compete al prefetto di Roma.

(AGI) .

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