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Racconti

Racconto

di Angelo Fusari

Luglio 2012. Ero in un rifugio alpino del Trentino sperduto tra le dolomiti del Brenta. Ero lì per trascorrere la notte poiché l'indomani mattina, al primo chiarore dell'alba del nuovo giorno, avevo deciso di salire sulle vette ancora imprigionate da lembi di neve ghiacciata dell'inverno. Il volto segnato dalla stanchezza era rischiarato dalla tenue luce di una piccola candela poggiata su un vecchio cippo di abete lavorato a forma di gnomo. In quel mentre la mia mente si affollava di ricordi legati alle Alpi, a queste memorabili vette di confine dove ho trascorso tantissimo tempo della mia vita e dove ho lasciato i ricordi più significativi e più emozionanti degli anni di gioventù. L'Abruzzo e il Trentino, le mie due terre assimilate dalle tante montagne e dalla tenacia delle loro genti che, nel grande e continuo sacrificio, riescono a costruire, di giorno in giorno, tra quegli angusti spazi la propria vita, la propria esistenza.

E’ stato pubblicato di recente dalle Edizioni D’Abruzzo/Menabò il volume “Una notte in Abruzzo e altri racconti” dello scrittore svizzero Heinrich Federer (Brienz, 1866 – Zurigo, 1928). Tradotto da Valentina Donatelli, vede la luce a dieci anni dalla tragica scomparsa di questa giovane e brillante studiosa di singolarità abruzzesi, per ricordarla. Il volume reca una bella introduzione di Antonio Bini, infaticabile ricercatore di preziosità artistiche e culturali dell’Abruzzo, sulle tracce dei viaggiatori del Grand Tour, tra i quali Federer può annoverarsi, nel descrivere le suggestioni e il mistero d’una regione che molto ha intrigato tanti esponenti della cultura europea. Dal libro, fresco di stampa, con il consenso dell’editore, si sceglie questa narrazione dell’Aquila e della sua gente, così come apparvero allo scrittore quando vi arrivò. Goffredo Palmerini

Racconti

Livingston è il protagonista di un vecchio racconto di Richard Bach che narra il percorso di un gabbiano che desiderava solo volare per cercare la "velocità perfetta". I genitori rammaricati gli chiedevano "ma perchè non sei un gabbiano come tutti gli altri?". Aveva compreso che non gli bastava arrivare sino alla riva a cercare cibo, trascurando, persino, le nozioni elementari del volo come gli altri dello stormo a cui interessava solo mangiare e basta. A lui piaceva librarsi nel cielo e per questo che passava il suo tempo a provare, riprovare e sperimentare.

Da quando la sorte aveva voluto oltraggiare la sua vecchiaia con quel malore non le era restato molto da fare: vedova da trent’anni, con due figli che non avevano mai tempo per lei, ottantasette primavere calate di peso sul suo fisico esile, una lucidità di testa da fare invidia a quella di un giovane, trascorreva le sue interminabili giornate inchiodata su una tecnologica carrozzina a rotelle elettrocomandata.

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