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Sant’Elia e l’enciclopedia Treccani

Racconti

di Luigi Casale

Che rapporto c’è tra Sant’Elia e la casa editrice Treccani? O meglio: tra il Profeta biblico aggregato alla categoria dei “santi” celebrati dalla Chiesa, e l’Enciclopedia, la più significativa delle pubblicazioni dell’editore Treccani? È una storia lunga. Senza necessariamente doverla raccontare a partire “da Adamo”, ci accontenteremo di risalire il corso degli eventi solo per tre generazioni. Se vogliamo, è anche una storia curiosa. Ma questo me lo direte voi alla fine del racconto.

 

 

Mia madre si chiamava Elia: evidentemente un nome maschile. Era nata nel 1914. Il nome le fu dato in omaggio a un suo zio, il fratello della madre, che per l’appunto si chiamava Elia.

A questo punto, per entrare pienamente nel clima, mi conviene dirvi anche il nome di mia nonna. Lei era Isaia: la mia bisnonna Serafina aveva chiamato i suoi figli Isaia ed Elia. Isaia la femmina, Elia il maschio. In seguito mia nonna Isaia, che ebbe solo figlie femmine chiamò Elia la sua terzogenita, e il fratello Elia, in omaggio alla sorella, chiamò Isaia l’ultimo della sua numerosa prole. Sicché i nomi di Elia e Isaia, in circa un secolo di storia, e per almeno quattro generazioni, si sono alternati nelle due discendenze, mantenendosi ai figli maschi in quella di Elia, mentre nella nostra – capostipite la nonna Isaia – sono sempre stati assegnati alle femmine. Particolare quest’ultimo, sorprendentemente, strano.



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Fino ad un certo periodo, non era facile riuscire a trovare dei calendari che riportassero alla data giusta i nomi dei due profeti: Isaia ed Elia. Perciò mia madre, che ricordava le date in cui tradizionalmente i due santi si festeggiavano in casa loro, sapeva che la memoria di s. Isaia e di s. Elia ricorrevano rispettivamente il 6 e il 20 luglio; e, quando trovava un calendario che, delle due date, ne indicava almeno una da lei ritenuta giusta, lo conservava gelosamente.

Quasi tutti i calendari, almeno quelli che indicano – giorno per giorno – i santi della devozione cristiana, riportavano s. Maria Goretti al 6 luglio e s. Girolamo Emiliani al 20 dello stesso mese.  Ma, mentre s. Maria Goretti ha defenestrato il più vecchio s. Isaia, s. Elia invece, per il fatto di essere venerato in alcune località delle province di Napoli e di Salerno, ogni tanto ricorreva ancora in qualche calendario. Al 20 luglio.

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Filippo è un mio carissimo amico, dopo essere stato anche collega di lavoro. Ebbene, verso i quarant’anni – studente fuori corso di storia – si accorse che stavano per andare in prescrizione i numerosi esami che aveva sostenuto nei lunghi anni di corso della sospirata laurea in storia moderna. Ormai gliene mancavano solo due. Così, nella indecisione se farli o no, a tanti anni di distanza dall’ultimo; proiettato com’era più verso il pensionamento che non destinato ad una nuova esperienza lavorativa, si decise alla fine di provare a sostenerli, e per coronare una carriera di studi assai sofferta, e per dare la meritata soddisfazione alla famiglia che di quel titolo si era fatto la ragione di un riscatto e di un successo, chiese la tesi. Mentre lavorava alla stesura del suo lavoro di ricerca, portò a termine gli esami, sicché intorno ai cinquant’anni fu dottore in storia ottenendo il diploma “a tutti gli effetti di legge”, come risulta dal diploma di laurea appeso in salotto.

Approfittando poi di un incentivato economico che l’Azienda da cui dipendeva offriva a chi domandasse di uscirsene, se ne andò in pensione anticipata; e per occupare dignitosamente il tempo si dedicò allo studio e alla ricerca, riuscendo ad entrare come collaboratore nella redazione dell’Atlante Biografico degli Italiani Famosi che la Treccani aveva cominciato ad aggiornare.

Il suo interesse storico documentario era legato all’ambito degli studi fatti, per cui i profili biografici che gli venivano assegnati dalla Direzione della Treccani erano quelli del Seicento romano: in genere religiosi e dignitari dello Stato Pontificio. E aveva presa l’abitudine di tenermi informato sulle nuove assegnazioni, sull’andamento della ricerca, sugli articoli pubblicati: qualche volta mi coinvolgeva sui tempi e sui modi della stessa ricerca documentaria, nonché sull’approfondimento delle tematiche ad essa collegate. Fui felice di poter partecipare, se pure solo dall’esterno, a questa sua bellissima avventura.

* * *

Un giorno Filippo mi comunica che il soggetto del suo nuovo lavoro è la figura storica di “s. Girolamo Emiliani” fondatore della famiglia religiosa dei Teatini.

Mi mise al corrente che il nome del santo era stato deformato nel corso degli anni, perché da documenti più attendibili risultava che si chiamasse “de’ Miani”. Evidentemente la fonte era stata contaminata da errori di scrittura o dall’uso stesso del nome nella comunicazione orale, fino a ritornare, banalizzato, nella scrittura. Mi ci ero appassionato. E mi ricordai che la mamma in un certo senso ce l’aveva con questo Santo Religioso per il fatto che nella maggior parte dei calendari egli avesse occupato proprio il posto di s. Elia.

In una nostra comunicazione riferii a Filippo che il nome del  santo mi era familiare e gli comunicai anche che la ricorrenza della sua memoria (il “dies natalis”) era fissata al 20 luglio, come risultava a me per esperienza diretta e com’era possibile verificare da qualche calendario in circolazione. Sicché questa mia semplice informazione entrò nella ricerca, e la notizia, all’atto della pubblicazione del profilo biografico del personaggio, fu riportata nel volume in uscita della interessante pubblicazione della Treccani.

Tempo qualche mese, all’apparire delle prime recensioni dell’opera, critici attenti e coscienziosi e storici delle riforme ecclesiastiche, segnalarono che la più recente delle riforme del calendario romano, varata nel frattempo dalla Curia pontificia, aveva spostato la festa di s. Girolamo ad un’altra data (8 febbraio). Questa fu per noi – ma specialmente per l’Editore – una “errata corrige” non proprio gradita per una pubblicazione rieditata e aggiornata dopo lunghi anni, della quale, tra l’altro, data la complessità della operazione commerciale, era difficile prevedere una ristampa a breve tempo.

Ritenendomi la causa dell’errore, nonostante tutte le attenuanti del caso e la evidente buona intenzione che mi aveva animato, restai davvero mortificato.

 

Ecco: questa è la vicenda del punto di contatto della storia del nome di mia madre con quella della Casa Editrice  Treccani.

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