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“Don Attilio Cecchini” all’Emiciclo con l’attore Giampiero Mancini

Il reading di teatro musicato dedicato al noto penalista aquilano

Sarà il reading “Don Attilio Cecchini, la Voce d’Italia a Caracas, l’avvocato delle Utopie”, fissato al 30 agosto prossimo, alle ore 21.15 all’interno del Colonnato dell’Emiciclo, a traghettare la città verso la due giorni del Jazz Italiano per L’Aquila. L’evento – così interviene l’ideatrice e direttrice artistica dell’iniziativa Sara Cecala che ha tratto ispirazione dal saggio biografico del giornalista Angelo De Nicola “Don Attilio Cecchini, il giornalista di razza, il principe del foro e l’impolitico”, edito dalla One Group nel settembre del 2018 –, è un sentito e caloroso omaggio, nell’anno del decennale, ad un esimo concittadino che ha dato lustro alla nostra cara città.

Questo spettacolo si innesta nell’ambito della nascita del gemellaggio culturale tra il Centro Studi “Ignazio Silone” ed alcune realtà associative della città dell’Aquila per dar vita al Progetto “L’Aquila/Pescina, Silone incontra la Perdonanza di Celestino V” ideato in collaborazione con l’amministrazione marsicana e del capoluogo, che ha preso il via col primo appuntamento di CineTeatro dal titolo“Sul trono di Pietra” presentato con successo nel calendario del Premio Silone 2019 e messo in scena lo scorso 24 agosto, nella città natale del nostro amato Secondino Tranquilli. Il fil rouge della manifestazione - prosegue Cecala - che lega la figura carismatica di Celestino V, quella dell’immenso Ignazio Silone alla vita straordinaria del nostro stimato penalista Don Attilio Cecchini è l’ostinazione utopica della ricerca strenua, nelle sue diverse declinazioni, della Giustizia. Quella “divina in terra” per Pietro Angelerio che, giunto a dorso d’asino dal Morrone nella basilica di Santa Maria di Collemaggio per la sua elezione a Pontefice, tentò, invano, di trasformare l’“Ecclesia Carnalis” personificata dal potente Cardinale Caetani - suo discusso successore, salito al soglio col nome di papa Bonifacio VIII - nella Chiesa spirituale, votata alla carità e rivolta agli umili. Quella “civile” di Ignazio Silone che, fondatore del Partito Comunista con Gramsci, credette finalmente possibile, grazie alla nuova politica, la risoluzione dei problemi sociali, quelli più scottanti come la condizione dei “cafoni” del meridione e del suo Abruzzo.

Ed infine la giustizia “processuale” che secondo il difensore avv. Cecchini non venne riconosciuta a Michele Perruzza, il famigerato Mostro di Balsorano, morto in carcere dopo 10 anni di condanna alla (ingiusta) pena perpetua”. Lo spettacolo su Don Attilio Maria Cecchini, eclettico novantaquattrenne prossimo a compiere settant’anni di onoratissima toga (la sua iscrizione all’albo risale al 17.11.1949!), ripercorre l’indomita passione che ha animato ogni istante dell’esistenza di un Aquilano che, a soli 25 anni, parte per un sogno chiamato Venezuela, paese all’epoca sotto la dittatura di Perez Jimenez per fondare con il suo amico fraterno Gaetano Bafile, un giornale italiano a difesa dei “mangiabanane” così venivano appellati i nostri poveri migranti che avevano per dimora le vecchie e abbandonate carcasse delle auto americane. Poi nel 1958, a Caracas, l’incontro col (futuro) premio nobel Gabriel García Márquez che, colpito dal lavoro di cronista d’assalto, dedica a Cecchini un capitolo, oggi presente nelle migliori antologie italiane, del suo libro intitolato “Un giornalista felice e sconosciuto”. Ma il fuoco sacro continua ad ardere in Don Attilio anche quando scrive straordinarie liriche e affascinanti saggi sulla sua tanto amata città, una fiamma nutrita anche dall’impegno politico, di puro civismo, per la sua elezione a sindaco nel 1994, sfumata per un soffio e che si manifesta anche nella professione forense nell’affrontare casi spinosissimi, oltre a quello di Perruzza, quale è stato il processo alla Commissione Grandi Rischi che ha scosso l’opinione pubblica, anche internazionale. Vi aspettiamo numerosi -conclude la direttrice artistica- auspicando di riuscire a far rivivere le toccanti esperienze di questo grande Abruzzese, esempio di indiscussa moralità e faro luminoso per la nostra collettività che deve rimanere desta e vigilare sulla sua grande Storia, anche se nel presente così travagliata, rivolgendosi al domani con rinnovato vigore, col coraggio di osare e sperimentare, con umanità e senso di vera comunità tenendo sempre a mente, come sottolinea il noto giurista Piero Calamandrei a proposito della funzione degli ideali che per raggiungerli “L’importante sta nel non fermarsi, nel non rassegnarsi, mai!”.

Sul palco assieme a Sara Cecala al pianoforte si esibiranno l’attore di cinema e teatro Giampiero Mancini, la cantante Libera Candida D’Aurelio, il violinista Antonio Scolletta, il chitarrista Mauro De Federicis e alla fisarmonica Lorenzo Scolletta. L’ingresso allo spettacolo è libero. L’appuntamento è sostenuto dalla Fondazione Carispaq. In caso di maltempo lo spettacolo si terrà all’Auditorium Parco del Castello.

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