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Siamo tutti nella Tempesta?

La Tempesta di W. Shakespeare. Venerdì 27 e sabato 28 settembre ore 21 Villa Sabucchi Pescara

 

La Tempesta … eppure, quest’opera visionaria e apparentemente senza trama ha il privilegio di aprire il famoso “In folio” del 1623, prima tra le commedie. Nelle note di regia si legge: "Sappiamo che fu rappresentata con successo alla corte di Giacomo I nel 1611 ed è ritenuta una sorta di testamento mistico, un atto di congedo di Shakespeare dal teatro. A noi piace pensare che La Tempesta sia una delle commedie più sperimentali di tutto il suo canone. Il Duca di Milano, Prospero, (il favorito) vive per 12 anni su un’isola con la figlia Miranda, lo schiavo Calibano (poeta selvaggio) e Ariel (spirito-angelo). Egli egli usa i suoi poteri magici per scatenare una tempesta con l’intento di far pagare al re di Napoli e al fratello Antonio la colpa del loro tradimento e briga per favorire il matrimonio di Miranda con Ferdinando (figlio del re di Napoli).

Questo e molto altro è La Tempesta, non è un trattato sulla colonizzazione con spuntature mistiche: è l’atto finale con cui il Bardo, ancora giovane (47 anni) si libera in via definitiva dell’ombra di C. Marlowe (Prospero come anti - Faust?). Il fascino della Tempesta deriva da un geniale accostamento tra un mago vendicatore che imparerà a perdonare, un essere incorporeo (spirito dell’aria e del fuoco) e un creatura semi-umana dell’acqua e della terra. La Tempesta è un enigma. E’ più il dramma di Ariel e Calibano? O è il mistero che allude alla storia di Faust resa irriconoscibile dall’abilità ironica di Shakespeare? Il Bardo tiene lontani il più possibile i riferimenti religiosi dalla Tempesta, ma alla fine, “l’attore” Prospero, nell’epilogo, parla in termini cristiani. The Tempest, è un dramma ricco di eleganti sottigliezze come altri capolavori shakespeariani ed è impossibile darne un giudizio esaustivo. Prospero, secondo Northrop Frye, è “Un attore-impresario, tormentato e sovraffaticato, che rimprovera gli attori pigri e elogia quelli attivi. Inventa lavori per gli oziosi con il poco tempo a disposizione prima dello spettacolo. Sogna un sereno pensionamento, ma deve uscire alla fine sul palco a chiedere al pubblico di applaudire”. L’ultima parola de La Tempesta ”freedom” è perfetta per un finale teatrale ma, ad una condizione: Prospero chiede di essere salvato dalla preghiera che ”penetra a tal punto da attaccare lo stesso perdono”.

L’enigma continua. Esistono infinite tematiche in Shakespeare, ma due ordini di cose sono costantemente presenti: Ordine e Caos. Sono temi quanto mai vicini alle nostre vite di contemporanei. Siamo tutti all’intero del caos e si avverte il bisogno di un qualche ordine? Sappiamo comprendere il vero senso delle due cose? La qualità del perdono rende liberi? Questo è l’enigma che ci pone Prospero."

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