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Theatrum mundi show al Florian di Pescara

martedì 27 e mercoledì 28 marzo ore 21.00 al FLORIAN ESPACE Pescara per "Il teatro fa poesia”

Florian Metateatro in  (…commodius vicus of recirculation..) ideazione, selezione testi e regia Pippo Di Marca con Gianni De Feo, Pippo Di Marca, Fabio Pasquini, Anna Paola Vellaccio scene Luisa Taravella visioni Salvatore Insana sound Globster luci Renato Barattucci assistente alla regia Elisa Turco Liveri cura Giulia Basel video su Pasolini Francesco Di Marca realizzazione scena Miriam Di Domenico pianoforte in audio Giovanni Monti collaborazione tecnica Edoardo De Piccoli collaborazione ai costumi Marilisa D'Amico organizzazione Ilaria Palmisano, Flavia Valoppi grafica Antonio Stella produzione operativa Massimo Vellaccio "...condensare in uno spettacolo di due ore cinquant’anni di lavoro teatrale; di più, la propria biografia culturale e la storia della poesia d’Occidente. E tuttavia in questa ambizione c’è qualcosa di eroico. [....] Onore a Pippo Di Marca, e al Florian che lo ha prodotto e al Teatro di Roma che all’India lo ospita.[....] «Theatrum mundi» evoca un pezzo di storia gloriosa e rimossa del teatroitaliano, l’avanguardia dei Sessanta e Settanta del Novecento. [...] Ma, per finire, non sono le lancinanti, contundenti presenze di Pippo Di Marca, Gianni De Feo con le sue canzoni, Fabio Pasquini e Anna Paola Vellaccio con la sua sgargiante vestizione, l’anima vera, di oggi, del «Theatrum mundi» di ieri e di domani?" (Franco Cordelli, Il Corriere della Sera 21/03/2018)

Florian Metateatro è lieto di presentare dopo il felice debutto al Teatro India di Roma il nuovo lavoro di Pippo Di Marca. Lo spettacolo è una summa della poesia occidentale da Cavalcanti fino al Novecento, un continuum che, come un ‘flusso di coscienza poetico’ scorre lungo i secoli ed ha come bussola il Finnegans Wake di Joyce, lo sterminato ‘poema’ dove la parola prova a ‘rappresentare’ tutte le lingue della storia dell’occidente, spesso facendone sublime parodia. Su questa linea, a tratti da allucinato ‘show’, lo spettacolo intende riproporre, avanti e indietro nel tempo, con maschere nuove e aggiornate, gli orrori e le assurdità di sempre. Non solo i poeti puri, ma anche grandi della letteratura, della filosofia, del teatro, del cinema, di ogni epifania della dimensione umana che possa essere ascritta alla famiglia allargata della poesia, vengono convocati sulla scena: affidati alle voci dei quattro attori e a un flusso di immagini, di visioni. Si che sfilano, con Joyce, altri ‘quaranta ladroni di poesia’ – tra cui, Villon, Dante, Rabelais, Marlowe, Eliot, Nietzsche, Holderlin, Majakovskij, Kafka, Pound, Rimbaud, Baudelaire, Lautrèamont, Beckett, Fellini, Pasolini – concorrendo a estrarre lacerti di ‘bellezza’ dalle insondabili profondità delle miserie e delle macerie umane.

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