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Il disegno delle professioni intellettuali metterà al centro il cittadino? Analizziamo.

AlfanoIn questi giorni si sta parlando molto si riforme e una in particolare sta scuotendo le varie compagini politiche, quella sulle professioni. Sul DDL Alfano, recante la riforma per le professioni la sinistra non è d'accordo e ne ha richiesto il ritiro ma il Ministro,  durante la conferenza nazionale della Cassa Forense, risponde:  ''Non ci penso nemmeno a ritirare il disegno di legge di riforma dell'avvocatura".

 

Il PD, infatti, intende proporre una legge-quadro il cui testo parta dal Ddl Bersani-Mastella, presentato dal governo Prodi la scorsa legislatura a seguito di una fase di consultazione con tutti gli Ordini, le categorie, le associazioni e le organizzazioni sindacali interessate.

 ''Martedi' - dice Alfano - sono stato chiamato in Senato dall'opposizione che chiede non un emendamento, ma addirittura il ritiro del ddl. Non ci penso nemmeno perche' e' un disegno di legge che mette le lancette dell'orologio avanti. Sono pronto al confronto politico, a discutere di emendamenti, perche' per la mia cultura i vangeli sono quattro, ma e' inaccettabile l'idea di chi pensa che la coesione sociale si possa avere attraverso la dicotomia tra chi ha una laurea addosso e i cittadini''.

 Bersani ha già mostrato il suo dissenso verso la decisione di Alfano affermando che questa riforma potrebbe tradursi in "uno schiaffo alle nuove generazioni"e perciò ha già dichiarato: «la maggioranza si dovrà aspettare tutta la nostra opposizione".

Nel Ddl, tra le altre novità come la pubblicità, l'ingresso negli ordini, la salvaguardia della concorrenza, viene riproposta la tariffa minima, abolita nel famoso decreto Bersani. Alfano sostiene che sono stati gli ordini a ribadire più volte questa necessità.

Alle critiche dell'opposizione il Ministro afferma che la riforma è basilare "per mettere al centro il cittadino, garantendo un’alta qualità delle prestazioni rese dai professionisti, tariffe chiare e trasparenti che non siano un labirinto ma un rettilineo e, allo stesso tempo, assicurando ai professionisti la dignità e il prestigio che derivano dal loro essere laureati che hanno superato un esame di Stato”

Molti altri gruppi hanno già espresso i loro dubbi su questo punto, come i radicali che il 15 aprile hanno organizzato una manifestazione di fronte al ministero di giustizia dove erano in corso gli Stati generali delle professioni; i radicali contestavano metodo e merito della riforma proposta dal Ministro Alfano.

Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani e Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali Italiani, hanno dichiarato: “Il Ministro Alfano deve spiegare come sia possibile fare una riforma delle professioni che “metta al centro il cittadino”, se a scriverla saranno gli ordini professionali in contrasto con le norme dell’Unione europea e con le indicazioni dell’Antitrust italiano".
 
E hanno aggiunto esponendo le ragioni del loro dissenso: "La verità è che, anziché una riforma liberale che metta al centro il merito, le capacità e l’iniziativa individuale, si vuole far passare una controriforma fondata sulla conservazione e sul rafforzamento di interessi corporativi, penalizzando ulteriormente le professioni non ordinistiche. L’impresentabile riforma forense in discussione al Senato rappresenta il tentativo di aprire il primo varco in questa direzione.
L’Italia ha bisogno di una riforma delle professioni basata, anziché sulla burocrazia e sugli ordini, sulla concorrenza tra più associazioni di professionisti, garantendo conoscenza ai consumatori."

Concludono i radicali: "Alfano oggi ha dichiarato che in Italia ci sono due milioni di professionisti, ma quella cifra si riferisce agli ordini professionali dove peraltro l’iscrizione è condizione per poter lavorare. Segnaliamo al Ministro che i liberi professionisti che svolgono professioni non ordinistiche sono oltre tre milioni e mezzo: la notizia è forse di qualche interesse per il governo?”.

In verità il disegno di legge sembra rendere gli ordini meno accessibili, in contraddizione con l'assunto iniziale della proposta stessa, che si rifà alla Legge Comunitaria che preme a sottolineare la nobile intenzione per le professioni intellettuali all'art2 a)-  di "prevedere che l'accesso (alle professioni) sia libero, in conformità al diritto comunitario, senza vincoli di predeterminazione numerica se non per le professioni aventi quale oggetto caratterizzante l'esercizio di funzioni pubbliche"

Infatti successivamente non si esita a ribadire all'art 3 che detta principi per le professioni intellettuali regolamentate:"si è conservato il meccanismo del concorso per i casi di obbligatoria determinazione numerica, anche in rapporto alle cosiddette attività riservate" come viene spiegato nel testo articolato pubblicato nel sito del ministero di Giustizia. A chi riservate non è chiaro però. Chi può far parte di questa predeterminazione numerica?

 Se da un parte appare chiara l'intenzione di fomentare la concorrenza tra i professionisti, per garantire un buon servizio tecnico-professionale, dall'altra non cambia nulla perchè le professioni intellettuali in Italia sono tutte regolamentate da Ordini e Albi che esigono l'esame e comunque escludono la determinazione numerica, almeno ufficialmente.  

La predeterminazione numerica è contraria alla legge comunitaria come è stabilito dallo stesso disegno all'inizio. Sarebbe magari opportuno che il ministro Alfano, sollevandoci dalla ignoranza, ci indicasse le professioni intellettuali non regolamentate, rappresentate dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, distinzione eseguita nella legge che sarebbero le uniche ad avere il fantomatico accesso libero alla professione. 

Se le professioni intellettuali devono essere rese accessibili come l'Europa detta, inserendo le professioni regolamentate sotto la voce "predeteminazione numerica" è chiaro che il decreto è contraddittorio in sè. Magari sarebbe illuminante se il ministro ci indicasse anche le professioni a determinazione numerica.

E' corretto ammettere che sia giusto esprimere la buona volontà del disegno di legge di stabilire un compenso per i praticanti. Tale intento è un pò ingenuo in quanto è previsto da sempre un piccolo compenso per i tirocinianti, ad esempio avvocati, ma il problema è nel fatto che i loro "dominus", come vengono chiamati gli avvocati che gli ospitano nel loro ufficio legale, spesso non ritengono, a priori, di corrisponderlo. E il tirociniante, soprattutto meno abbiente, accetta questo perchè sa che la cosa più importante è imparare la professione e magari sperare in una segnalazione per l'esame, così complicato e difficoltoso.

In ultimo è giusto indicare che tale disegno contradice nuovamente i principi di differenziazione tra professionista intellettuale e imprenditore (voluti dall'Europa), laddove prevede la trasformazione degli studi professionali in grosse multinazionali di servizi "alla magnate statunitense". La storia insegna che tale sistema distrugge le professioni e le trasfigura da professionali intellettuali a professionali economico-commerciali esautorandole della sua funzione principale, qualunque sia, da legale a medica. 

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