Lunedì, 14 Dicembre 2015 16:20

Finto Made in Italy:“Un furto da 60 miliardi di euro”

Ecco quanto vale l’imitazione del “nostro” agroalimentare”

L’agroalimentare rappresenta un terreno privilegiato di investimento della malavita, che i reati legati al falso made in Italy sono sempre di più e che senza legalità e senza certezze sull’origine dei prodotti, non c’è salute per i cittadini. “Ammonta ad oltre 60miliardi il fatturato della contraffazione, la falsificazione e l’imitazione dei prodotti alimentari made in Italy nel mondo, e i prodotti abruzzesi non sono certamente al sicuro. Perciò bisogna approvare misure per rafforzare i controlli, tutelare e contrastare i reati agroalimentari e il furto di identità”. E’ quanto emerso questa mattina dall’importante convegno su “Made in Italy: cibo sano e giusto” che, promosso dall Coldiretti Chieti e Osservatorio sulla criminalità in agricoltura con il patrocinio della Camera di Commercio si è svolto oggi a Chieti. “Oggi – ha evidenziato il presidente Polidoro ad apertura dell’incontro - le organizzazioni malavitose si stanno spostando sempre di più dai settori tradizionali di investimento illecito quali l’edilizia e i grandi appalti al mercato dell’agroalimentare. Business che riguardano l’acquisizione di marchi prestigiosi per produrre invece cibo spazzatura, l’orientamento dell’attività di ricerca scientifica, l’eco-business che priva l’agricoltura italiana di terreni sani e salubri a danno del consumatore finale”. Ma prima fra tutti, la contraffazione alimentare che, insieme al furto di identità, è il furto commerciale per eccellenza e può diventare frode sanitaria se il cibo è prodotto con materie prime scadenti. Una realtà sempre più attuale e temuta, che non risparmia l’Abruzzo, in cui vengono chiamati in causa produzioni tipiche quali scamorza, arrosticni, ventricina, olio e vino solo per citare alcuni. “Siamo aggrediti da migliaia di tonnellate di prodotti e generi alimentari che, attraverso sofisticati meccanismi di alterazioni e contraffazione, sono commercializzati, senza esserlo, come prodotti tipici italiani per un valore di 60 miliardi di euro – ha evidenziato Rolando Manfredini – Un pericolo, anzi una truffa, da affrontare con stringenti misure di rafforzamento dell’attività di controllo dei flussi commerciali e da una maggiore trasparenza sulle informazioni in etichetta circa la reale origine degli alimenti. Oggi più che mai sono necessarie norme uguali per tutti che colpiscano non solo le contraffazioni reali ma anche le contraffazioni in qualche modo consentite dalla normativa vigente”.

FALSO EXTRAVERGINE OLIO ABRUZZESE? OCCHIO ALL’ETICHETTA E SCEGLIERE FILIERA CORTA

“Occhio all’etichetta e attenti al falso extravergine abruzzese”. Non poteva mancare un riferimento all’Abruzzo, e in particolare alla provincia di Chieti, tra le principali province produttrici di olio, in occasione del convegno nazionale “Made in Italy: cibo sano e giusto”, promossa da Coldiretti Chieti in collaborazione con l’osservatorio nazionale sulle agromafie e Camera di Commercio per sensibilizzare cittadini e consumatori verso la tutela e la conoscenza della produzione agroalimentare nazionale. Così, nel corso della manifestazione, è stato fatto anche un particolare riferimento alla campagna olivicola abruzzese appena conclusa con ottimi risultati per produzione e qualità dell’olio, ma anche con un rischio preoccupante e inaspettato: l’aumento, l’aumento, a fronte del fabbisogno crescente di olio, di forme di commercio clandestino dell’extravergine, uno dei prodotti simbolo della Regione, seconda coltura arborea più coltivata dopo la vite, con una produzione olivicola pari a 120mila tonnellate (di cui 53% circa in provincia di Chieti e il resto tra Pescara (30%), Teramo (14%) e L’Aquila (3%) ed olearia di circa 14mila tonnellate per un totale di circa 42.000 ettari di terreno dedicato (57 % Chieti, 25% Pescara, 14 % Teramo, 4% l'Aquila), 6 milioni di piante e 25.000 aziende con un fatturato di circa 130 milioni di euro.

 

Presenti, nella Sala Cascella dell’ente camerale, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe e il presidente regionale di Coldiretti Abruzzo Domenico Pasetti, oltre al direttore regionale Alberto Bertinelli e ai vertici della federazione provinciale Sandro Polidoro (presidente) e Gabriel Battistelli (Direttore), il presidente della Camera di Commercio Roberto Di Vincenzo e l’assessore alle attività produttive Carla di Biase. Sono intervenuti i magistrati Andrea Baldanza con una relazione tecnica su “Le competenze regionali sui marchi agroalimentari”, Cinzia Coduti di Coldiretti (area ambiente e territorio) con un intervento su “La tutela del made in Italy nell’agroalimentare” e Rolando Manfredini, capo area Sicurezza alimentare Coldiretti, su “I primati dell’agroalimentare italiano”.