L’America di Donald Trump è tornata. E se qualcuno aveva pensato che le sue derive protezionistiche, xenofobe e populiste fossero state archiviate con la fine del suo primo mandato, dovrà ricredersi. Trump oggi non solo è tornato prepotentemente al centro della scena politica statunitense, ma lo fa con una piattaforma ideologica ancora più radicale, che mette nel mirino nemici interni ed esterni con una furia selettiva e calcolata.
Tra le sue recenti uscite, spicca l’attacco frontale a Harvard e agli studenti stranieri, definiti "una minaccia all'identità culturale americana" e accusati di "rubare opportunità ai veri americani". Un'affermazione grave, inquietante, che si inserisce in un disegno ben più ampio: quello di epurare le istituzioni culturali dall'influenza estera, mentre si blinda l’economia attraverso barriere commerciali sempre più alte.
E infatti, con una decisione che sa più di vendetta che di strategia, Trump ha annunciato la reintroduzione di dazi fino al 50% su diversi prodotti europei. Una mossa che suona come una dichiarazione di guerra commerciale all’Unione Europea, la quale, come spesso accade, resta paralizzata, divisa, incapace di rispondere con fermezza.
Ma il caso più imbarazzante è senza dubbio quello italiano. Da mesi, il governo Meloni continua ad acquistare gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti a prezzi esorbitanti, in nome della tanto sbandierata “liberazione energetica” dalla Russia. Un’operazione che, nei fatti, ha comportato:
Un incremento dei costi per imprese e famiglie italiane
Una perdita di competitività
Nessun ritorno politico tangibile
Non un’agevolazione doganale, non un ruolo da protagonista nei tavoli diplomatici, non una parola di riconoscenza. Solo bollette più care e una posizione sempre più marginale nello scacchiere internazionale.
Il paradosso è evidente: mentre Trump gioca alla guerra dei dazi, punisce le università d’élite, chiude le porte agli studenti stranieri, l’Italia resta a guardare. O peggio, paga. E tace. Un silenzio che non è solo assordante, ma complice.
La retorica sovranista, che avrebbe dovuto restituire dignità e potere contrattuale al nostro Paese, si è trasformata in un’adesione passiva e subalterna ai dettami statunitensi.
Meloni si riempie la bocca di "interesse nazionale", ma nei fatti svende le nostre risorse, la nostra voce e la nostra autonomia. È davvero questa la nuova sovranità italiana? Una sovranità a stelle e strisce, pagata in dollari e silenzi?
Intanto:
Studenti italiani che ambivano a frequentare le migliori università americane,
Lavoratori che speravano in un futuro migliore in un contesto globalizzato,
Imprese che cercano competitività sul mercato internazionale,
si ritrovano schiacciati da una doppia morsa: l’arroganza americana e l’impotenza italiana.
Ciò che stiamo vivendo è una fase critica, un bivio storico. Continuare su questa strada significherà rinunciare non solo alla nostra autonomia energetica ed economica, ma anche al nostro orgoglio intellettuale e alla nostra voce sul piano internazionale.
Se l’Italia non ritrova il coraggio di farsi sentire, di dire no quando serve, di difendere i suoi giovani, le sue imprese e i suoi valori, allora non potremo più lamentarci quando qualcuno deciderà per noi.
E quel qualcuno, oggi, ha già un nome e un volto.
E si chiama Donald Trump.