Mercoledì, 16 Luglio 2025 12:38

Giuli: “Non sono soddisfatto delle terne dei direttori”. E pensa di riaprire il bando

 cds

“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.” – Pablo Picasso

Nel cuore di un’estate politica e culturale rovente, il ministro della Cultura Alessandro Giuli accende il dibattito nazionale con un annuncio inaspettato: non è soddisfatto delle terne proposte per la direzione dei principali musei italiani e valuta la riapertura del bando. Una decisione che potrebbe comportare ulteriori ritardi nella nomina dei nuovi “superdirettori”, in un momento storico in cui la guida dei grandi istituti culturali è più che mai urgente.

Un duello che parte da un editoriale
Tutto prende avvio da un editoriale di Ernesto Galli della Loggia pubblicato sul Corriere della Sera, in cui si accusava la destra al governo di non aver ancora lasciato un’impronta significativa nel campo della cultura, preferendo invece pratiche di lottizzazione e occupazione di ruoli. La reazione del ministro non si è fatta attendere: ha pubblicato sui social un’intervista rilasciata a Paolo Conti, definendo “velenoso” l’editoriale e parlando apertamente di “censura” da parte del quotidiano, che però smentisce categoricamente.

Musei autonomi: cinque pesi massimi senza timoniere
Ma al centro della polemica ci sono le terne di candidati per la guida dei principali musei autonomi italiani. Giuli, pur riconoscendo il valore dei nomi presentati, ha dichiarato: “Mi ritengo insoddisfatto del lavoro della commissione. Valuterò se riaprire il bando, contestualmente a quello per i musei di seconda fascia, per avere un quadro completo e un valore indiscutibile dei massimi dirigenti, nazionali o internazionali che siano.”

I musei coinvolti sono cinque, tutti di prima fascia, attualmente guidati da direttori ad interim:

Musei Reali di Torino
Galleria dell’Accademia di Firenze – Musei del Bargello
Parco Archeologico del Colosseo
Museo Nazionale Romano
Museo Archeologico Nazionale di Napoli
L’iter del concorso era partito a marzo 2025, ma una riapertura rischia di prolungare di mesi – forse oltre l’anno – l’assenza di una direzione stabile, con ricadute gestionali e strategiche sull’attività di istituzioni culturali che attraggono ogni anno milioni di visitatori.

Chi ha selezionato le terne?
La commissione di valutazione è composta da Elena Tassi, Caterina Cittadino, Cécile Evers, Raffaella Saporito e Alessandro Zuccari. I colloqui si sono svolti tra il 7 e l’11 luglio presso il Ministero della Cultura. Non sono ancora state pubblicate le terne ufficiali, ma tra i finalisti compaiono nomi noti del settore: da ex direttori di prestigio come Paola D’Agostino, Flaminia Gennari Santori, Martina Bagnoli, a dirigenti attualmente in carica come Francesco Sirano (Ercolano), Tiziana Maffei (Reggia di Caserta), Simone Quilici (Appia Antica), Mario Epifani (Palazzo Reale di Napoli) e Serena Bertolucci (M9 di Mestre).

Un’offerta culturale sotto le aspettative
Il paradosso è che l’Italia, pur possedendo uno dei patrimoni culturali più vasti e significativi al mondo, occupa posizioni molto basse nella classifica globale per l’offerta museale. Secondo diverse indagini internazionali, ci collochiamo intorno al 180° posto per rapporto tra numero di musei e popolazione residente, tenendo conto della capillarità sul territorio, degli orari di apertura, della digitalizzazione e dei servizi al pubblico.

È un dato sorprendente, se si considera che l’Italia non detiene – contrariamente a un mito diffuso – il 70% del patrimonio artistico mondiale, ma ha comunque un’enorme concentrazione di beni culturali rispetto alla superficie e alla popolazione. Tuttavia, la carenza di investimenti strutturali, la burocrazia e una governance a volte poco lungimirante impediscono al sistema museale di esprimere tutto il suo potenziale.

Politica culturale o battaglia ideologica?
Il gesto del ministro, se davvero sfocerà nella riapertura dei bandi, può essere letto in due modi: da un lato, come un tentativo di alzare l’asticella della selezione e portare ai vertici figure di assoluto rilievo internazionale; dall’altro, come una forma di controllo politico su nomine che, pur essendo tecniche, hanno implicazioni culturali e simboliche.

Il Corriere accusa il ministro di avere un atteggiamento poco liberale, mentre Giuli rilancia chiedendo le dimissioni di Della Loggia dalla Consulta dei Comitati Nazionali, organo che tra l’altro opera a titolo gratuito. Lo scontro ha raggiunto anche toni personali, con il giornalista Paolo Conti che si è detto “basito” dalla scelta del ministro di rendere pubblici messaggi privati.

Un sistema culturale in stallo
Al di là delle polemiche, resta il fatto che cinque dei musei più importanti del Paese sono ancora senza guida, con impatti negativi su programmazione, relazioni internazionali, fund-raising e innovazione. La cultura italiana ha bisogno di visione, di strategia, ma soprattutto di tempi certi e scelte trasparenti, non di continui rimpalli politici.

La valorizzazione del patrimonio non si fa con proclami né con guerre di parole. Si fa con governance, merito, progettualità. La riapertura del bando sarà un’occasione per migliorare la qualità della selezione o un nuovo passaggio a vuoto? Toccherà al ministero dimostrare che dietro a questo scossone c’è più ambizione culturale che calcolo politico.

Ultima modifica il Giovedì, 17 Luglio 2025 17:20