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Giovedì, 11 Settembre 2025 12:30

L'attacco israeliano a Doha: una ferita all'orgoglio arabo e una sfida alla diplomazia regionale

Di Tmqtar - Opera propria Di Tmqtar - Opera propria

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“La vera umiliazione non è nella sconfitta, ma nel non saper reagire.”

— Naguib Mahfouz, scrittore egiziano e premio Nobel per la letteratura


Il 9 settembre 2025, un attacco aereo israeliano ha colpito la capitale del Qatar, Doha, mirando a un edificio che ospitava dirigenti di Hamas. L'operazione ha provocato la morte di almeno sei persone, tra cui il figlio di Khalil al-Hayya, un alto esponente dell'organizzazione palestinese. Questo raid ha scosso profondamente la diplomazia mediorientale, mettendo in discussione il ruolo del Qatar come mediatore e sollevando interrogativi sulla coesione e sull'efficacia della risposta araba. L'episodio ha inoltre riportato al centro il tema delle rivalità interne al mondo arabo, con il Qatar che si trova spesso in posizione scomoda rispetto ai suoi vicini più potenti.

Il ruolo del Qatar nella diplomazia regionale

Dal 2012, il Qatar ha ospitato l'ufficio politico di Hamas, fungendo da intermediario tra l'organizzazione e la comunità internazionale. Questa posizione gli ha conferito un'influenza significativa, permettendogli di mediare tra Israele e Hamas, spesso con il supporto degli Stati Uniti e dell'Egitto. Tuttavia, la sua vicinanza a gruppi islamisti e la sua rete di media, come Al Jazeera, sono state fonte di tensione con alcuni paesi arabi e con Israele. La diplomazia qatariota ha sempre cercato di mantenere un equilibrio delicato tra la promozione della propria influenza e il rischio di alienarsi gli alleati tradizionali, creando spesso frizioni con i paesi vicini.

Le rivalità del Qatar con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti

Uno degli elementi centrali per comprendere la debolezza della risposta araba all'attacco israeliano riguarda le tensioni interne al Golfo. Il Qatar ha avuto negli ultimi anni una relazione complessa e spesso conflittuale con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Le ragioni sono molteplici: il Qatar ha perseguito una politica estera più indipendente, supportando movimenti islamisti moderati e mantenendo rapporti diretti con l’Iran, il che lo ha spesso messo in contrasto con Riyadh e Abu Dhabi.

Durante il blocco del 2017, quando Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto imposero sanzioni economiche e diplomatiche al Qatar, divenne evidente quanto le rivalità interne al mondo arabo potessero limitare la capacità di una risposta unitaria. Anche oggi, la sfiducia reciproca persiste: mentre il Qatar promuove una politica mediatica indipendente e ambiziosa, Arabia Saudita ed Emirati guardano con sospetto alle sue iniziative, temendo di perdere influenza regionale. Queste divisioni interne spiegano in parte il silenzio o la risposta tiepida degli altri Stati arabi di fronte all’attacco israeliano, rendendo la solidarietà più retorica che concreta.

La reazione internazionale all'attacco

L'attacco ha suscitato una condanna unanime da parte della comunità internazionale. Il primo ministro qatariota, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, ha definito l'azione israeliana un atto di "terrorismo di stato" e ha accusato Israele di sabotare gli sforzi di pace. Ha inoltre rivelato che gli Stati Uniti hanno avvertito il Qatar solo dieci minuti dopo l'inizio dell'attacco, definendo questo comportamento "100% codardo".

Anche altri paesi hanno espresso la loro preoccupazione. La Russia ha parlato di una "violazione grossolana" della Carta delle Nazioni Unite, mentre la Germania ha definito l'attacco "inaccettabile", sottolineando la violazione della sovranità del Qatar e il rischio di compromettere gli sforzi per un cessate il fuoco.

La reazione araba: tra solidarietà e ambiguità

Nonostante le dichiarazioni ufficiali di condanna, molti osservatori ritengono che la risposta araba sia stata più tiepida del previsto. Alcuni analisti suggeriscono che, dietro le parole di solidarietà, ci sia una certa soddisfazione per l'umiliazione del Qatar, visto da alcuni come un rivale nella regione. Questa ambiguità riflette le divisioni interne al mondo arabo, dove le alleanze e gli interessi spesso prevalgono sulla solidarietà panaraba.

Le implicazioni per la diplomazia regionale

L'attacco ha avuto conseguenze dirette sulla diplomazia regionale. Il Qatar ha sospeso le sue attività di mediazione tra Israele e Hamas, mettendo in dubbio la sua capacità di fungere da intermediario neutrale. Inoltre, la fiducia tra il Qatar e gli Stati Uniti è stata messa alla prova, con critiche sulla gestione dell'informazione e sul tempismo della comunicazione. L'episodio ha messo in evidenza quanto la politica mediorientale sia diventata complessa e frammentata, con alleanze e rivalità che influenzano ogni decisione diplomatica.

La reazione italiana

L'Italia ha espresso una ferma condanna nei confronti dell'attacco israeliano. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dichiarato di essere contraria a ogni forma di escalation che possa aggravare ulteriormente la crisi in Medio Oriente. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha sottolineato l'importanza di rispettare la sovranità degli Stati, ribadendo la necessità di un approccio diplomatico che eviti ulteriori conflitti. Anche il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha definito l'azione israeliana come un "terrorismo di Stato", accusando Tel Aviv di aver colpito una delegazione in missione diplomatica. L'Italia, quindi, pur condannando l’attacco, ha scelto un approccio equilibrato, sottolineando la necessità di mantenere linee di dialogo aperte in un contesto geopolitico già complesso.

Perché i paesi arabi non reagiscono?

Nonostante la gravità dell'attacco, molti paesi arabi non hanno adottato misure concrete contro Israele. Le ragioni di questo silenzio o di una risposta limitata sono molteplici:

Interessi strategici e alleanze internazionali: Alcuni Stati arabi, come gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, hanno normalizzato le loro relazioni con Israele attraverso gli Accordi di Abramo. Queste alleanze strategiche, spesso supportate da interessi economici e di sicurezza, rendono difficile una condanna aperta o azioni punitive contro Israele.

Dipendenza economica e militare: Paesi come l'Egitto e la Giordania, pur mantenendo legami storici con la causa palestinese, dipendono economicamente e militarmente dagli aiuti statunitensi. Una rottura con Israele potrebbe compromettere questi sostegni vitali.

Timore di ritorsioni: La paura di possibili ritorsioni da parte di Israele o dei suoi alleati occidentali frena molti Stati arabi dal prendere posizioni troppo dure.

Mancanza di unità interna: Le divisioni interne tra i paesi arabi, sia politiche che ideologiche, ostacolano una risposta unificata. Alcuni Stati potrebbero vedere l'attacco come un'opportunità per indebolire rivali regionali piuttosto che come una minaccia comune.

Rivalità storiche e strategiche: Il caso del Qatar dimostra quanto le rivalità interne al Golfo possano condizionare le reazioni arabe. Arabia Saudita ed Emirati, ad esempio, guardano con sospetto alla crescente influenza qatariota nella diplomazia regionale e ai suoi legami diretti con Hamas e altri attori politici. Ciò riduce la probabilità di un’azione coerente a difesa del Qatar, evidenziando come le ambizioni nazionali prevalgano spesso sulla solidarietà araba.

Conclusione

L'attacco israeliano a Doha rappresenta un punto di svolta nella geopolitica mediorientale. Ha messo in luce le fragilità della diplomazia regionale, la complessità delle alleanze arabe e l’impatto delle rivalità interne tra gli Stati del Golfo. Il Qatar, pur cercando di mantenere un ruolo di mediatore, si trova oggi a dover affrontare una duplice sfida: reagire alla violazione della propria sovranità e gestire la diffidenza dei suoi vicini più potenti. La comunità internazionale osserva attentamente le prossime mosse, sperando che prevalga la volontà di dialogo e pace su quella di conflitto, divisione e ambizione politica. La vicenda di Doha mostra chiaramente che, nel Medio Oriente contemporaneo, ogni azione militare e diplomatica deve essere analizzata alla luce delle rivalità interne, delle alleanze mutevoli e degli equilibri di potere regionali.

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