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Lunedì, 13 Ottobre 2025 11:08

Elkann e il turbocalitalismo: vendite, profitti e il prezzo dell’editoria e dell’industria

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"Chi vende tutto per soldi dimentica la storia che tiene tra le mani." – Italo Nostromo

Torino, cuore storico dell’industria italiana, oggi è il laboratorio nazionale del turbocalitalismo di John Elkann, dove ogni sua mossa, dall’editoria all’industria, segue un unico principio: vendere e intascare. Testate storiche, giganti industriali e brand iconici diventano strumenti finanziari, mentre il futuro delle aziende, dei lavoratori e della cultura industriale passa in secondo piano. Torino diventa così non solo teatro locale, ma simbolo di un modello economico osservato in tutta Italia.

Elkann come i Benetton: vendere tutto e ignorare il futuro

Se osserviamo la traiettoria di Elkann, emerge un parallelismo evidente con i Benetton, la famiglia trevigiana nota per il controllo di Autostrade per l’Italia e la gestione di infrastrutture strategiche. Come Elkann, i Benetton hanno mostrato un approccio orientato al profitto immediato, senza curarsi pienamente dell’impatto sociale e della sicurezza. La tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova nel 2018 è il simbolo più drammatico di quanto una gestione puramente finanziaria possa avere conseguenze catastrofiche sulla vita dei cittadini. In questo senso, Elkann e i Benetton rappresentano due facce dello stesso modello: grandi famiglie che monetizzano asset storici, accumulano profitti, ma spesso lasciano ai cittadini e ai lavoratori le conseguenze delle scelte speculative.

La storia e la formazione di John Elkann

John Philip Jacob Elkann nasce a New York il 1° aprile 1976, nipote di Gianni Agnelli, icona della Fiat, e figlio di Margherita Agnelli e Alain Elkann. Cresce tra Torino, Parigi e la Svizzera, ricevendo un’educazione internazionale. Frequenta l’Institut Le Rosey e si laurea in Ingegneria e Management al Politecnico di Torino. Fin dai primi anni della sua carriera, Elkann dimostra un approccio pragmatico e finanziario alle imprese di famiglia: ottimizza asset, vende partecipazioni e gestisce ogni operazione con focus sul profitto immediato, senza considerare continuità industriale o culturale.

La Stampa e il turbocalitalismo editoriale

La cessione de La Stampa al gruppo veneto Nordest Multimedia rappresenta uno dei simboli più evidenti del modello di Elkann. La storica testata torinese diventa un semplice asset da monetizzare, con un valore stimato tra 50 e 60 milioni di euro. Anche testate locali come la Sentinella del Canavese vengono vendute, dimostrando come Elkann consideri la cultura e l’informazione merce, ignorando il futuro delle redazioni e il legame con i lettori.

Domani e l’alternativa ignorata da Elkann

Mentre Carlo De Benedetti trasferisce Domani a una fondazione con 4 milioni di euro per tutelare contenuti e continuità dei giornalisti, Elkann prosegue nel suo modello di turbocalitalismo speculativo. Per lui, le testate giornalistiche sono strumenti finanziari, e la loro storia o indipendenza contano poco.

Vendite industriali e asset strategici

Il turbocalitalismo di Elkann si estende ben oltre l’editoria. Fiat e Iveco, simboli storici dell’industria italiana, vengono ristrutturate e vendute con l’obiettivo di ottenere ritorni immediati. Magneti Marelli passa a partner internazionali, CNH Industrial vede cessioni parziali di partecipazioni, e Ferrari viene quotata in Borsa, generando flussi di denaro milionari. Ogni operazione segue uno schema chiaro: Elkann incassa e lascia la gestione ad altri, senza alcuna visione a lungo termine o tutela dei lavoratori.

Cronologia dettagliata delle vendite e cessioni

2004-2007: Elkann assume la presidenza di Exor e inizia a vendere partecipazioni minori in Fiat Auto France e Fiat Auto Argentina.

2008-2011: Magneti Marelli, CNH Industrial e Fiat Industrial sono cedute o ristrutturate. La quotazione di Ferrari porta oltre 1,2 miliardi di euro nelle casse della holding.

2012-2015: Elkann concentra la strategia sul ritorno finanziario, con dismissione di asset minori e focus su brand core.

2016-2019: preparazione alla vendita de La Stampa e cessione di quote di Iveco e CNH Industrial.

2020-2025: Elkann mantiene la strategia di vendite rapide, includendo giornali storici, Fiat, Iveco e altri asset industriali. Torino diventa laboratorio nazionale del turbocalitalismo.

Impatto su Torino, lavoratori e redazioni

Le conseguenze del turbocalitalismo sono tangibili. Redazioni giornalistiche affrontano tagli, riorganizzazioni e cambi di proprietà frequenti. Tipografie e fornitori locali subiscono fluttuazioni di commesse. I lavoratori industriali devono adattarsi a nuove gestione e strategie orientate al profitto immediato. Elkann ignora questi effetti, confermando che il suo obiettivo è incassare e intascare, mentre impatto sociale e culturale rimangono marginali.

Digitalizzazione e innovazione ignorata

Nonostante le opportunità digitali e tecnologiche, Elkann non investe nello sviluppo dei settori di competenza. I numeri contano più dei contenuti e ogni asset viene trattato come merce da monetizzare, confermando che il suo modello è basato su rapidità, speculazione e ritorno immediato.

Torino e l’Italia come laboratorio nazionale

Torino e l’Italia diventano simbolo di un modello economico più ampio: testate storiche, imprese iconiche e lavoratori affrontano continui cambi di proprietà e ristrutturazioni. Le scelte di Elkann hanno effetti sul mercato mediatico e industriale di tutta Italia, confermando la sua leadership nel turbocalitalismo, modello simile a quello dei Benetton, che ha portato a tragedie come il crollo del ponte Morandi.

Conclusione: Elkann come icona del turbocalitalismo italiano

Dall’editoria alla grande industria, il marchio Elkann significa vendere e intascare, sfruttando ogni opportunità senza rispetto per storia, cultura o comunità. Come i Benetton, Elkann trasforma asset storici in strumenti finanziari, senza alcuna garanzia per i lavoratori e le comunità locali. Torino e l’Italia diventano il simbolo di un modello economico basato esclusivamente sul profitto immediato, dove il turbocalitalismo domina ogni scelta, trasformando testate storiche e aziende iconiche in strumenti finanziari. Ma questi grandi affari, come quelli dei Benetton, lasciano un interrogativo: ma che fine hanno fatto stabilimenti, fabbriche, autostrade e posti di lavoro? La risposta mostra spesso smembramento, ridimensionamento e cessioni a investitori esteri, confermando la logica spietata e rapida che guida Elkann.