Mercoledì, 22 Ottobre 2025 12:01

Italia spettacolo: tra farsa e impotenza

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"Il potere non ha più bisogno di proibire: il potere induce la sua stessa accettazione." – Herbert Marcuse

L’Italia di oggi somiglia sempre più a un palcoscenico surreale. I partiti recitano copioni già scritti, i politici parlano in video e tweet, e il pubblico – cioè noi cittadini – applaude indignato o divertito, senza che nulla cambi davvero. Il conflitto in Ucraina ha messo in luce la farsa della politica italiana: non è questione di destra o sinistra, ma di incapacità, indecisione e spettacolarizzazione.

La maggioranza e la Batraconomachia politica

Fratelli d’Italia sorride ai giornalisti come un attore consapevole della propria scena, Forza Italia annuisce meccanicamente, e la Lega filorussa ottiene ciò che desidera senza alcuna pressione reale su Mosca, limitandosi a qualche dichiarazione di circostanza. Ma il vero spettacolo si svolge all’interno della coalizione stessa.

Il dibattito sulla cedolare secca – tassa sulle locazioni brevi e sugli affitti commerciali – è degenerato in una sceneggiata degna dei migliori sceneggiati televisivi italiani.

Forza Italia: “No alla cedolare secca, danneggia i proprietari e mina il mercato!”
Lega: “Sì alla cedolare secca, sgravi fiscali per le piccole imprese e vantaggi per i cittadini!”
Fratelli d’Italia: sorride, cerca di mediare, ma alla fine nessuna decisione concreta viene presa.

Questo litigio pubblico, rumoroso e spettacolare, ricorda la Batraconomachia: rane e topi combattono in guerre grottesche e interminabili, senza vincitori. Allo stesso modo, nella maggioranza italiana, i partiti si scontrano a colpi di dichiarazioni, comunicati e conferenze stampa, producendo confusione e caos senza alcun risultato concreto.

Sul fronte del contributo delle banche, la situazione non è meno surreale. Il governo promette discussioni “presto”, i dirigenti bancari invocano prudenza, e i partiti annunciano interventi senza mai definire cifre o tempi. I cittadini osservano attoniti, mentre le stanze dei poteri reali restano silenziose. La politica italiana si conferma così teatro: grandi gesti simbolici, minima sostanza reale.

Il campo largo: neutralità e pantomime

Dall’altra parte, il cosiddetto “campo largo” non offre migliori prospettive. Conte e Fratoianni cercano di distinguersi proclamando neutralità o posizioni morali astratte, incapaci di generare azioni concrete. Le loro dichiarazioni sembrano più rituali che strategie politiche: una neutralità che ha il sapore dell’irreale, mentre sul terreno la guerra prosegue senza sosta.

Byung-Chul Han descriverebbe questa situazione come una trasparenza ingannevole: tutti vedono tutto, tutti parlano, ma nessuno percepisce nulla di sostanziale. Marcuse aggiungerebbe che la libertà apparente serve solo a mascherare l’impotenza: la politica italiana è libera di recitare, ma incapace di agire.

Gesti simbolici e falsa coscienza

Prendiamo la fornitura di armi a Kiev. Il Parlamento approva una risoluzione: generica, vaga, incapace di incidere realmente sugli equilibri internazionali.

Fratelli d’Italia sorride, consapevole che il vero potere è altrove.
Forza Italia annuisce, mantenendo il ruolo di moderatrice.
La Lega filorussa raccoglie i frutti della non-decisione: nessun rischio, nessuna responsabilità.

Allo stesso modo, la gestione della crisi energetica è un teatro di gesti simbolici e comunicati enfatici, mentre la realtà internazionale non aspetta: i prezzi del gas salgono, le tensioni con la Russia aumentano, e l’Italia resta impantanata in strategie apparenti.

La politica italiana è quindi un collage di personalismi, tattiche dilatorie e narrazioni autoassolutorie. Ogni leader recita il proprio ruolo, ogni dichiarazione è calibrata per non compromettere il consenso, e la sostanza viene sacrificata all’apparenza.

La guerra dei rane e dei topi: satira grottesca

Ritornando alla Batraconomachia, possiamo immaginare la politica italiana come un campo di battaglia grottesco:

Le rane (Lega) saltano e gracidano minacce di decisioni fiscali.
I topi (Forza Italia) strisciano tra comunicati stampa e conferenze, opponendo resistenza senza attaccare.
Fratelli d’Italia è la rana-guerriera che cerca di coordinare gli attacchi, senza successo.
L’opposizione del campo largo assiste, muovendosi timidamente, incapace di incidere.

Il risultato è una guerra rumorosa, caotica e senza vincitori, perfettamente simbolica dell’attuale Parlamento italiano. La politica diventa così satira in diretta, in cui ogni gesto è spettacolo e ogni conflitto è grottesco.
La società come spettatore impotente

I cittadini osservano, commentano, condividono post indignati, ma non hanno alcun potere reale. La politica appare libera, trasparente e decisa, ma in realtà è priva di efficacia concreta. Gli unici momenti di dinamismo reale provengono da crisi esterne: guerra, emergenze energetiche, tensioni economiche.

Marcuse e Han concorderebbero: la libertà apparente e la trasparenza illusoria servono solo a mascherare l’impotenza dei decisori. Lo spettacolo della politica sostituisce la sostanza. Ciò che vediamo è teatro; ciò che non vediamo è paralisi.

Conclusione: tra farsa e impotenza

Tra litigio sulla cedolare secca e discussioni infinite sul contributo delle banche, l’Italia appare come una compagnia teatrale incapace di mettere in scena un finale. Ogni atto è un rinvio, ogni parola un effetto speciale, ogni decisione una dichiarazione fotografica senza valore pratico. La guerra, il gas, l’economia: tutto procede, mentre la politica italiana resta sospesa in un limbo di apparenze.

La lezione di Marcuse e Han è chiara: la politica apparente non serve alla società, ma solo a mascherare l’impotenza dei decisori. Lo spettacolo diventa il sostituto della sostanza: ciò che vediamo è il teatro, ciò che non vediamo è la paralisi.

L’Italia contemporanea non è solo inefficace, ma grottescamente teatrale, una farsa epica di rane e topi, di dichiarazioni e tweet, di litigi e mediazioni inconcludenti. La politica italiana è così diventata un grande spettacolo di nulla, in cui la forma ha completamente sostituito la sostanza.