USB Abruzzo e Molise, il 22 novembre u.s. ha recapitato alle autorità politiche e ai sindaci d’Abruzzo la seguite lettera aperta.
Alle Forze Politiche della Regione Abruzzo
Ai Sindaci dei Comuni Abruzzesi
Lettera aperta alla politica: cambiare rotta per l’Abruzzo
La legge di Bilancio presentata dal governo Meloni risponde alla logica del riarmo ed alla scelta di incanalare il nostro Paese e l’Abruzzo verso una economia di guerra. Mentre i salari e le pensioni continuano a perdere potere d’acquisto, le disuguaglianze sociali aumentano, si allarga il mondo della precarietà e del lavoro sottopagato e sono sempre di più le persone che non possono curarsi o che non vedono soddisfatto il diritto alla casa, il governo aumenta in modo clamoroso la spesa per l’acquisto e la produzione di nuovi armamenti, individuando nel settore bellico l’unica soluzione alla crisi economica. Anzi, il vincolo europeo di contenimento del deficit pubblico, con conseguente taglio ai servizi e alla spesa sociale, viene perseguito proprio con l’obiettivo di poter investire in armamenti.
Da questo punto di vista la nostra regione sarà particolarmente penalizzata perché mostra indicatori economici e sociali al di sotto della media nazionale e in alcuni casi molto preoccupanti, come:
un tasso di disoccupazione sempre superiore alla media nazionale, a settembre 2024 il 6,4% superiore al 5,7% (media italiana) ancora più allarmante è il dato della disoccupazione giovanile, in crescita nello stesso periodo;
il corrispondente vertiginoso incremento dell’utilizzo dello strumento della Cassa Integrazione Guadagni in diversi settori produttivi;
la debolezza del sistema produttivo e imprenditoriale con prevalenza di piccole e micro-imprese che faticano a competere sui mercati, ad innovare e ad attrarre capitali, salvo rare eccezioni;
una bassa densità imprenditoriale con un numero di imprese per abitante inferiore alla media nazionale, segno di un contesto non favorevole;
l’elevato rapporto spesa pensionistica/PIL regionale con un’economia in cui il reddito da pensioni rappresenta una fetta importante del PIL, indicando la debolezza dell'economia produttiva corrente;
il sempre più accentuato calo demografico e spopolamento delle aree interne con saldo migratorio e natale negativo a cui si associa la fuga di molti giovani verso altre regioni del Paese o verso l’estero;
l’invecchiamento progressivo della popolazione con un indice di vecchiaia (rapporto tra over-65 e under-14) in costante aumento, con tutte le conseguenze negative sul sistema sanitario, previdenziale e sulla vitalità delle comunità;
connettività digitale ancora insufficiente in molte aree montane e rurali;
la percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è superiore alla media del Centro-Nord e si avvicina a quella del Mezzogiorno con un trend preoccupante per l’aumento della famiglie in povertà assoluta;
un tasso di laureati tra i 30-34 inferiore alla media italiana, che già è bassa rispetto alla media europea, limitando la competitività regionale in settori ad alta intensità di conoscenza;
la persistenza di un elevato livello di abbandono scolastico, specie in alcuni contesti socio-economici svantaggiati;
lo squilibrio nei carichi di cura per la carenza di servizi per l'infanzia e per gli anziani (asili nido, RSA) che grava in modo sproporzionato sulle donne, limitandone la partecipazione al mercato del lavoro;
le infiltrazioni della criminalità organizzata, con forme diverse dalla mafia tradizionale ma tuttavia sempre più pervasive in alcuni territori regionali;
la fragilità del sistema sanitario con il grave indebitamento di tutte le ASL abruzzesi, i lunghi tempi di attesa e le croniche carenze organizzative che creando disparità e tensioni sociali;
il preoccupante numero di sfratti esecutivi, in crescita esponenziale dopo il blocco effettuato durante la pandemia, con il dato di Pescara (754 nel 2024) superiore a quello di Milano e in gran parte dovuto a “morosità incolpevole”;
la povertà energetica che nella nostra regione è particolarmente rilevante e contribuisce all’impoverimento dei cittadini;
grave carezza del welfare abitativo con un patrimonio di edilizia residenziale pubblica insufficiente a far fronte alla domanda e spesso in pessimo stato manutentivo;
un livello di inflazione superiore alla media nazionale e, come raccontano le cronache giornalistiche, con aumenti record di diversi generi di consumo, insostenibili per molte famiglie.Crediamo che, di fronte al processo di grave deindustrializzazione, non si debba proporre la conversione di alcune aziende alla fabbricazione delle armi. L’industria bellica e i suoi collegati non saranno mai in grado di dare l’adeguata risposta occupazionale che l’Abruzzo merita.
Le recenti mobilitazioni promosse hanno portato alla luce una indisponibilità, anche in Abruzzo, ad appoggiare scelte politiche che ci conducono verso un futuro da incubo.
Tutto l’arco parlamentare sostiene la necessità di una difesa comune e di un esercito comune europeo quando l’unica difesa dalla guerra è il disarmo.
Questa scelta non ha un riflesso solo in termini economici, ma condiziona le lotte sociali, arrivando a colpire l’informazione critica e indipendente mentre l’intera società abruzzese sta soffrendo un pesante peggioramento delle condizioni di vita.
Per questo è necessario cambiare rotta rispetto alle scelte politiche ed economiche del governo e occorre farlo partendo da territori come l’Abruzzo, che vive condizioni materiali e sociali che penalizzano sempre più i cittadini.
Per questo motivo vi chiediamo di avviare una discussione perché la politica e i partiti, a partire dai territori, ripensino integralmente la direzione intrapresa dalla politica nazionale.
USB ha delle proposte concrete e una piattaforma chiara e necessaria che vi alleghiamo e può riassumersi come di seguito:
2.000 euro di salario minimo mensile riparametrato progressivamente per gli stipendi superiori quale reddito minimo per vivere una vita dignitosa;
reintroduzione della scala mobile per il recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione;
32 ore di lavoro a parità di salario su 4 giorni lavorativi in modo da riassorbire la forza lavoro in esubero per l’introduzione delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale nei settori produttivi;
in pensione a 62 anni per favorire le nuove generazioni e consentire una periodo di quiescenza dignitosa;
la nazionalizzazione dei settori industriali strategici a fronte della totale assenza di un qualsiasi piano di sviluppo produttivo;
regolarizzazione di tutti i lavoratori stranieri per l’eliminazione dello sfruttamento lavorativo dei migranti;
abolizione dell’iva sui beni di prima necessità per favorire i redditi bassi;
tassazione reale dei profitti delle banche che hanno fatto guadagni vertiginosi negli ultimi anni;
affitti parametrati ai salari, il rilancio dell’edilizia pubblica con la costruzione di un milione di case popolari;
no al decreto sicurezza, no alla repressione delle lotte sociali, dialogo e partecipazione dei cittadini alle scelte politiche.
In occasione dello sciopero generale del 28 novembre 2025, la Federazione Abruzzo e Molise dell’Unione Sindacale di Base, invita a partecipare alla manifestazione che si terrà a Pescara in Piazza Unione alle ore 10:00 per condividere e discutere i motivi della protesta.