Giovedì, 18 Dicembre 2025 09:51

Garlasco, oggi confronto tecnico su DNA

Sarà eseguito in aula, incidente probatorio per la conservazione della prova.

Stasi in aula a sorpresa, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere come unico autore del delitto della fidanzata Chiara Poggi. Momento importante per Andrea Sempio, indagato per l'omicidio in concorso di Chiara Poggi, un'indagine che da mesi è al centro del dibattito mediatico. Oggi, giovedì 18 dicembre, nel Palazzo di giustizia di Pavia, la giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli detterà i tempi del confronto fra i periti e i consulenti delle parti.

Al centro ci sono le impronte, analizzate nella villetta e le tracce, trovate su alcuni oggetti conservati dal 13 agosto 2007 nella spazzatura, trovati nel luogo del delitto, nella villetta di  Garlasco da un lato e l'analisi del materiale genetico trovato sulle unghie della ventiseienne dall'altro. Gli esami dattiloscopici non hanno rilevato le impronte di Sempio a casa Poggi, amico del fratello della vittima.

La difesa di Sempio contesta l'inutilizzazione di questo materiale sotto le unghie della vittima, facendo presente la possibile contaminazione.
E' sul Dna che si concentrerà il vero confronto. La perizia di Denise Albani, messa a disposizione alle parti già il 3 dicembre scorso, ha consegnato conclusioni che hanno offerto letture multiple. Se il Dna di Sempio lo collegherebbe sulla scena del delitto, i consulenti del 37enne evidenziano l'impossibilità (decretata dalla stessa Albani) di stabilire se quella traccia - che non è databile, né collocabile sopra o sotto le unghie - è frutto di un contatto con la vittima oppure mediato, cioè 'trasferito' per aver maneggiato in tempi diversi uno stesso oggetto. In questo senso la difesa ha elencato in una relazione quelli che sono gli oggetti - la tastiera del computer, il telecomando del televisore, l'asciugamano del bagno o elementi presenti in cucina - che Sempio avrebbe potuto toccare visto che frequentava casa Poggi. Si legge su Adnkronos.

Sull'attendibilità scientifica della traccia genetica le opinioni divergono. "Quando una comparazione non può dare un risultato scientificamente certo non può darlo. E quando un risultato non è consolidato perché mancano le repliche previste dai protocolli scientifici, la Corte di Cassazione è chiarissima: quel dato non vale come prova" la tesi della difesa dell'indagato che trova d'accordo Marzio Capra, genetista e consulente della famiglia Poggi, presente nel 2014 a Genova quando il perito Francesco De Stefano stabilì l'impossibilità di attribuire quel Dna maschile degradato, escludendo anche l'imputato Stasi poi condannato per un "mosaico di prove", a dire della Cassazione.