Mercoledì, 07 Gennaio 2026 12:56

Dakar, seconda tappa dei Fratelli Totani: 3 gomme spaccate dopo 80 km.

 Per almeno cinquanta chilometri abbiamo vissuto l’inferno nella seconda tappa ma recuperato nella terza

Al Ula, – Se si pensa che siamo solo alla seconda tappa e che le gomme fatte fuori da inizio rally sono già sette si capisce come le previsioni di una Dakar spacca macchine, e spacca ruote, fossero assolutamente reali. La giornata di oggi, seconda tappa, verso Al Ula, di poco più di 500 chilometri ha fatto davvero selezione e le forature hanno avuto un ruolo importante. Canyon stretti, polvere e impossibilità di superare hanno fatto il resto: i sassi hanno tenuto fede alla loro natura e quindi hanno messo in difficoltà tutti gli equipaggi e un pit stop, oggi solo uno, intorno al chilometro 140 di una speciale da 400 chilometri, con il senno di poi, era davvero troppo poco.

“Siamo partiti stamattina dietro a un Century e a un camion e appena dopo la partenza c’era un canyon in cui era letteralmente impossibile operare un sorpasso. Per almeno cinquanta chilometri abbiamo vissuto l’inferno, con polvere ovunque, scarsa visibilità e canali profondi scavati dappertutto. Quando cercavi di uscire dalle caregge entravi subito in un altro solco e alla fine non abbiamo potuto far altro che accettare il nostro destino. Dopo cinquanta chilometri abbiamo spaccato la prima gomma – spiega Silvio Totani al bivacco, freschino, di Al Ula – e dopo neanche quindici chilometri abbiamo spaccato la seconda. E nel frattempo altri camion e altri veicoli approfittavano della nostra sosta per passarci davanti. Una sorta di trenino dentro e fuori dai canyon, obbligati a una media bassissima anche perché non si vedeva niente… e a un certo punto abbiamo forato la terza gomma. Eravamo solo al chilometro 80 e a quel punto ci siamo messi di fianco alla pista e abbiamo aspettato, perché di gomme non ne avevamo più”. E’ stato a quel punto che un compagno di squadra del team MDRallye è passato e ha ceduto una sua gomma di scorta ai Totani: “E’ stato davvero gentilissimo e ci ha salvato, sennò chissà quanto tempo saremmo dovuti restare lì. Per fortuna al chilometro 142 della speciale c’era l’assistenza, il famoso pit stop e abbiamo potuto restituire la gomma all’altro equipaggio e ripristinare il nostro assetto e ripartire con due gomme nuove di scorta”.

Ma la giornata aveva altre sorprese in serbo per i due aquilani: “Una volta ripartiti dall’assistenza ci siamo ritrovati nella polvere dei camion e nonostante il nostro alert con il Sentinel – un sistema appositamente montato sui veicoli per far capire che dietro di te c’è un veicolo più veloce e che devi lasciarlo passare – non ci hanno fatto passare. Negli ultimi 100 chilometri finalmente abbiamo potuto spingere un po’ di più – aggiunge il codriver, Tito – ma ovviamente le forature hanno continuato a perseguitarci e abbiamo bucato altre due gomme, arrivando infine al bivacco senza più gomme di scorta”.  Parlare di classifiche in questo momento è abbastanza difficile e anche inutile, e l’esperienza tra l’altro insegna che non andrebbero neanche lette le classifiche nei primi giorni di gara alla Dakar, ma in effetti stasera tra riunioni di giuria e organizzative perché tutti i piloti sono abbastanza arrabbiati, le posizioni potrebbero cambiare. Sono tutti arrabbiati con gli SSV – veicoli da regolamento costretti ai 135 km/h di velocità massima e ovviamente quindi più lenti  - e con i camion, impossibili da superare specie su quei percorsi stretti che saranno una delle prerogative della Dakar 2026, come già annunciato. Bisogna solo aspettare e nel frattempo prepararsi a domani, con una tappa ad anello di 736 chilometri di cui 421 di speciale: si parte alle 8,15, la prima macchina, e dopo 60 km si entra nel settore selettivo al termine del quale altri 251 km riporteranno gli equipaggi al bivacco di Al Ula.  

Non finisce di sorprendere questa Dakar 2026, e siamo solo alla terza tappa.

Oggi se si guarda la classifica di tappa – la terza appunto, la più lunga al momento, con partenza e arrivo ad Al Ula – si rimane un po’ interdetti. Il vincitore della tappa di ieri, Seth Quintero, il cannibale americano, oggi ha chiuso 93°e Guillaume De Mevius, vincitore della prima tappa addirittura 142°. Spulciando la classifica di giornata si ritrovano Sebastein Loeb 25° e Nasser Al Attiyah 19° e nei primi tre posti dei piloti che non sono davvero abituati al podio. I fratelli Totani sono partiti 127esimi stamattina e hanno viaggiato per 400 chilometri praticamente, nella polvere degli altri concorrenti. Sorpassi a non finire ma almeno alla fine la soddisfazione di aver rimontato più di quaranta posizioni, finendo la tappa 79esimi nella classifica che tiene conto di tutte le categorie e settimi nella classifica che tiene conto delle due ruote motrici e 50esimi in quella delle vetture. Nella classifica assoluta infatti, bisogna tener conto che figurano anche i camion, gli SSV e i Challenger oltre alle vetture strettamente di serie denominate Stock. “Siamo partiti per la speciale molto indietro e avremo fatto almeno trenta sorpassi: uno in particolare, di un camion, è stato difficilissimo perché ci ha tenuti dietro più di trenta chilometri – racconta Tito Totani – e noi non riuscivamo neanche ad avvicinarci per la tantissima polvere. Un fesh fesh sottile che non ci permetteva di vedere neanche a un metro, in più di un’occasione siamo stati costretti a fermarci perché non vedevamo neanche dove mettevamo le ruote”. Un bel recupero dunque, per fortuna senza soste non programmate e senza neanche una foratura. MonnaLisa si è comportata benissimo e ora i fratelli sono di nuovo in attesa di un’altra riunione di giuria che si propone di risolvere il problema dei trenini – le vetture in fila - e delle partenze. Attenzione però, questo problema esiste da almeno sei anni e non si può risolvere perché c’è un regolamento molto chiaro e in tutto questo tempo non c’è stata una qualche volontà di risolverlo, quindi queste riunioni sono giusto un palliativo per attutire le polemiche dei piloti. Nulla cambierà, per lo meno non mentre la gara è in atto e domani la stessa storia si ripeterà ma con una differenza. Domani, infatti, la quarta tappa è anche la prima parte della prima marathon 2026 e quindi tutti gli equipaggi alzeranno un po’ il piede per cercare di arrivare al bivacco ‘Refuge’, così è stato ribattezzato, senza troppi danni sulla vettura. Domani i piloti si separeranno per la prima volta in questa 48. edizione dalle loro assistenze in una tappa che prevede alcune differenze di percorso fra auto e moto. La prima moto lascerà il bivacco alle 6, la prima auto alle 6,30: si percorreranno 64 km di trasferimento per entrare in una speciale lunga 452 km. In realtà ci sarà un punto assistenza, lungo la strada delle assistenze, in speciale per i concorrenti più o meno a metà del settore selettivo, al CP1. La navigazione, con la quale Tito sta prendendo sempre più confidenza - “oggi era difficile navigare ma noi non abbiamo fatto neanche un errore, mi trovo bene con la strumentazione e a mio agio adesso anche con il ritmo del nostro Optiums e la velocità di guida di Silvio” - la farà da padrona: tante le piste sabbiose che si incrociano – e bisognerà fare attenzione anche alle tracce della tappa di oggi, in parte da ripercorrere domani – e poi ancora canyon e fuoripista con oued e piste in stile trial.

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Gennaio 2026 13:11