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Giovedì, 26 Febbraio 2026 16:09

Il crepuscolo dei giganti: tra l'illusionismo di Trump e la metamorfosi di Meloni

foto di repertorio Whitehouse site

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​"La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta." — Anna Frank


​Il febbraio 2026 segna un crinale storico per le democrazie occidentali. Mentre a Washington il rito del discorso sullo Stato dell’Unione si trasforma in una prova di forza autoritaria, a Roma il governo di Giorgia Meloni porta a compimento riforme che ridisegnano i confini tra i poteri dello Stato. In questo scenario, la distanza tra la narrazione trionfalistica dei leader e la realtà dei dati economici e sociali non è mai stata così profonda.


​Il gesto di Al Green: il razzismo che non si può tacere

​L’immagine simbolo di questo inizio d'anno non è un grafico di borsa, ma il volto fermo del deputato democratico Al Green, scortato fuori dall'aula del Congresso americano. Il suo "crimine"? Aver esposto un cartello con una verità elementare quanto necessaria: "I neri non sono scimmie".

​Il gesto di Green è stata la risposta viscerale a un post ripubblicato da Donald Trump sulla sua piattaforma Truth, nel quale Barack e Michelle Obama venivano raffigurati con tratti animaleschi. In un'America che il Presidente definisce nella sua "età dell'oro", il ritorno a un linguaggio di deumanizzazione razziale non è un incidente, ma un pilastro di una strategia che punta a polarizzare l'elettorato. La cacciata di un rappresentante del popolo per aver denunciato il razzismo proprio durante il rito della democrazia americana segna un punto di rottura senza precedenti nel decoro istituzionale statunitense.
​L'economia di Trump: l'illusione dei dazi e la realtà dei mercati

​Durante il suo discorso, il più lungo della storia americana, Trump ha dipinto un quadro idilliaco: gli Stati Uniti sarebbero "più ricchi che mai". La sua ricetta economica per il 2026 si basa su un'idea radicale: i dazi doganali devono sostituire gradualmente l'imposta sul reddito. Tuttavia, i dati reali raccontano una storia di forte instabilità.

​Crescita in frenata: Il 2025 si è chiuso con un PIL al +2,2%, ben al di sotto delle promesse del tycoon, con un quarto trimestre fermo all'1,4%.
​Inflazione da dazi: Secondo la Federal Reserve, il costo dei dazi viene scaricato quasi interamente sui consumatori. L'indice dei prezzi (PCE) è salito, alimentando lo spettro della stagflazione (crescita zero e prezzi alti).
​Investimenti fantasma: I celebri "18 trilioni di investimenti" sbandierati dal Presidente appaiono come un miraggio statistico, mentre i licenziamenti nei settori tech e manifatturiero continuano a corrodere la stabilità della classe media.

​La metamorfosi di Meloni: dal sovranismo al controllo dei poteri

​Se l'America di Trump si rifugia nel mito, l'Italia di Giorgia Meloni vive una trasformazione pragmatica ma non meno radicale. La leader che un tempo gridava contro i "poteri forti", oggi siede saldamente al loro tavolo, attuando riforme che centralizzano il potere esecutivo e riducono gli spazi di manovra degli organi di garanzia.

​Il bivio del premierato e della giustizia

​Il governo ha accelerato su due riforme costituzionali che rappresentano il cuore del progetto della destra italiana:

​Il Premierato: L'elezione diretta del Presidente del Consiglio. Questa riforma punta a garantire la stabilità dei governi, ma secondo i critici rischia di svuotare le prerogative del Presidente della Repubblica (che non avrebbe più il potere di nomina e risoluzione delle crisi) e di marginalizzare ulteriormente il Parlamento.
​La separazione delle carriere: Una riforma che divide drasticamente magistrati giudicanti e magistrati inquirenti (PM). Per la maggioranza è un atto necessario per l'equità del processo; per l'Associazione Nazionale Magistrati, è il preludio al controllo del governo sulla magistratura inquirente, rompendo l'unità di un ordine che la Costituzione voleva indipendente.

​Il declino del Parlamento e la magistratura sotto attacco

​Il dato politico è impietoso: con oltre 108 voti di fiducia dall'inizio della legislatura, il decreto legge è diventato lo strumento ordinario di produzione legislativa. Il Parlamento non è più il luogo del dibattito, ma un ufficio di ratifica per le decisioni prese a Palazzo Chigi. In questo contesto, lo scontro con la Magistratura — definita dal governo come un "contropotere politico" — si è inasprito, portando il ministro Nordio a disertare eventi istituzionali chiave, segnale di una rottura profonda tra i poteri dello Stato.


​Conclusioni: il prezzo della percezione

​L'unione dei destini di Trump e Meloni rivela una tendenza globale: la politica della percezione che sostituisce quella dei fatti. In America si caccia chi denuncia il razzismo per non incrinare il mito del trionfo economico; in Italia si smantella la separazione dei poteri in nome di una presunta "efficienza" che nasconde la delegittimazione del dissenso.

​In entrambi i casi, la vittima è la verità. Il castello di carte si regge finché esiste un nemico esterno — i magistrati, i migranti, i "traditori" — su cui scaricare le colpe delle promesse mancate. Ma i mercati non leggono i post sui social e la Costituzione non si difende con i sondaggi: la realtà, nel 2026, sta bussando alla porta con forza crescente.

Ultima modifica il Giovedì, 26 Febbraio 2026 16:14