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Giovedì, 19 Marzo 2026 13:24

Il movimento anarchico abruzzese da inizio ‘900 agli anni Cinquanta nel libro dello storico Puglielli

Domani pomeriggio a Pescara la presentazione nella sede della fondazione Abruzzo Riforme

 

PESCARA – Anatomia di un movimento attivo tanto nelle cittadine quanto nei centri minori della regione, dotato nel tempo di ben sette organi di informazione, tutti stampati nella “Tipografia del Popolo” di Camillo Di Sciullo di Chieti. E ancora organismi culturali, dirigenti, gruppi politici organizzati. Sono i tratti salienti tratteggiati nel volume “Il movimento anarchico abruzzese 1907-1957 “, scritto da Edoardo Puglielli per la Textus Edizioni, che sarà presentato domani pomeriggio a Pescara, alle 17,30, nella sala convegni “Enrico Berlinguer” della fondazione Abruzzo Riforme, in via Lungaterno Sud 76.

Edoardo Puglielli è professore associato presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila: da sempre, nelle sue ricerche, si occupa di storia dei partiti e dei movimenti politici, di storia della politica scolastica, di storia della Resistenza e del movimento partigiano.

Dopo i saluti di Stefania Misticoni della fondazione Abruzzo Riforme, e di Gianni Melilla presidente AsSCA, a introdurre l’incontro sarà il professor Piero Di Girolamo, mentre la giornalista Maria Rosaria La Morgia dialogherà con l’autore.

Il volume ricostruisce le vicende di una delle componenti storiche del movimento operaio e contadino italiano – la componente anarchica e libertaria – attiva in Abruzzo durante un arco di tempo cinquantennale: dal 1907 (anno in cui si tenne a Roma il primo congresso anarchico italiano, che riunì i delegati rappresentanti le diverse realtà territoriali) alla fine degli anni Cinquanta.

Il libro è suddiviso in quattro grandi periodi: l’età giolittiana e gli anni della prima guerra mondiale; il cosiddetto “biennio rosso”; gli anni del fascismo, che videro dirigenti e militanti coinvolti nella cospirazione clandestina antifascista, ma anche nella emigrazione politica; gli anni del secondo dopoguerra, nel corso dei quali gli anarchici furono impegnati nella riorganizzazione del loro movimento politico e di quello sindacale. Di particolare interesse, l’attività nel cosiddetto “biennio rosso”, che coincise con il punto più alto della parabola organizzativa: gli anarchici abruzzesi entrarono e diressero le Camere del Lavoro, le Leghe di resistenza, entrarono nel PSI rafforzando la componente di sinistra; alcuni, poi, sull’onda dell’entusiasmo della Rivoluzione d’Ottobre parteciparono alla scissione e alla nascita dei primi nuclei del PCd’I e tutte le strutture create dal movimento dei lavoratori in Abruzzo. Nomi, luoghi, date elencati nel libro, testimonianze e documenti d’archivio, una mappa del movimento e del conflitto sociale rivoluzionario; gli anni del fascismo, che videro dirigenti e militanti coinvolti nella cospirazione clandestina antifascista, ma anche nella emigrazione politica; gli anni del secondo dopoguerra, nel corso dei quali gli anarchici furono impegnati nella riorganizzazione del loro movimento politico e di quello sindacale.

Dalla ricerca emerge la presenza di un movimento attivo tanto nelle cittadine quanto nei centri minori della regione, L’Aquila, Avezzano, Bussi, Castellamare Adriatico, Castel di Sangro, Chieti, Giulianova, Guardiagrele, Ortona, Paterno di Celano, Pratola Peligna, Raiano, San Benedetto dei Marsi, Sulmona, Tocco, Casauria e Torre de’Passeri.

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