Giovedì, 02 Luglio 2026 17:47

Muore dopo la fuga dai carabinieri, famiglia non crede alla ricostruzione

Aperta inchiesta per omicidio stradale, al momento senza indagati

 

Sono affidate agli agenti della polizia stradale di Teramo le indagini sulla morte di Massimo Ciarelli, il 43enne Sinti morto ieri sera nell'incidente avvenuto al culmine di un inseguimento, al confine tra Città Sant'Angelo, in provincia di Pescara, e Silvi, nel Teramano.
Mentre la Procura ha aperto un'inchiesta per omicidio stradale, al momento senza indagati, i familiari della vittima contestano la prima ricostruzione della dinamica e sostengono che Ciarelli non fosse alla guida dello scooter. Si legge su ANSA.
In attesa che il pubblico ministero Elisabetta Labanti, della Procura di Teramo, competente per territorio, disponga l'autopsia sulla salma, trasferita all'obitorio dell'ospedale Mazzini di Teramo, il fascicolo resta iscritto, allo stato, a carico di ignoti.
Nelle prossime ore potrebbe essere disposta una consulenza tecnica d'ufficio sui mezzi coinvolti - un maxiscooter Yamaha T-Max e una Jeep Renegade dell'Arma dei carabinieri - che, insieme alle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, dovrà contribuire a ricostruire con precisione la dinamica dell'incidente.
Attraverso la loro legale, Laura Filippucci, i familiari della vittima sostengono che Ciarelli fosse il passeggero dello scooter e che sia stato sbalzato dalla sella in seguito al violento impatto frontale con la Jeep dei carabinieri.

Per questo si dicono pronti a nominare un consulente di parte.

Il suv, in servizio alla stazione di Città Sant'Angelo, era intervenuto a supporto della pattuglia di Montesilvano, impegnata nell'inseguimento dello scooter sul quale viaggiavano due persone. Resta da chiarire anche il motivo per cui il conducente del mezzo non si sia fermato all'alt dei militari.
Entro un'ora al massimo dal momento dell'incidente, ovvero entro le 21, Massimo Ciarelli avrebbe dovuto fare rientro nel carcere di San Donato, a Pescara, distante una quindicina di chilometri in direzione opposta, per rispettare il regime di semilibertà al quale era sottoposto dopo la condanna a 17 anni per l'omicidio, commesso il primo maggio 2012 nel capoluogo adriatico, di Domenico Rigante, tifoso del Pescara.
Secondo la ricostruzione finora acquisita dagli investigatori, lo scooter, subito dopo aver superato il ponte sul torrente Salino e affrontato la rotatoria dell'Expò 2000, dove il passeggero sarebbe caduto e sarebbe stato subito bloccato dai carabinieri, avrebbe imboccato contromano la carreggiata, schiantandosi contro la Renegade dell'Arma.