L’Associazione "Tutela Diritti Animali ETS" demolisce il muro dell'intoccabilità: depositata una durissima denuncia-querela alla Procura di Avezzano e alla Corte dei Conti. Chiesto il sequestro preventivo immediato e il blocco dei pagamenti pubblici.
"Hanno provato a metterci il bavaglio con una diffida sfrontata, pretendendo che ASL e Regione coprissero le loro gravissime illegalità con il silenzio. Ma la nostra Associazione ha smantellato il 'Sistema Collelongo' e persino il tentativo di sanatoria con un emendamento ad personam".
Il canile privato di Collelongo – già finito al centro di inchieste shock in prima serata su Rai 3 a "Indovina chi viene a cena" e di ripetute interrogazioni parlamentari – cessa di essere solo uno scandalo sul benessere animale ed esplode come un gigantesco caso di rilevanza penale ed erariale. Un gestore ritenuto per anni "intoccabile", protetto dall'inerzia degli organi di controllo, è oggi sotto la lente della magistratura. Si legge un comunicato a firma dell'Associazione.
L’Associazione "Tutela Diritti Animali ETS", presieduta da Gabriele Bettoschi, ha depositato un atto unificato indirizzato alla Procure di Avezzano, all’ANAC, alla Corte dei Conti, alla Direzione Generale del competente Ministero della Salute. "L'obiettivo è tranciare il cordone ombelicale finanziario e operativo di una gestione totalmente abusiva".
Si legge nel comunicato di "Tutela Diritti Animali ETS":
Il Rapporto di Audit della stessa Regione Abruzzo evidenzia a carico della società gestrice dei canili una "Non Conformità GRAVE". La società non possiede alcuna autorizzazione sanitaria a proprio nome per la gestione del canile di Collelongo e non è iscritta all'obbligatorio Albo Regionale. Eppure, incassa da anni fiumi di denaro pubblico da ben 45 Comuni abruzzesi.
I cani rimarranno protetti, nutriti e curati nella struttura o progressivamente ricollocati in rifugi sani.
L'Associazione intende fare assoluta chiarezza sugli effetti della richiesta di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. formulata al Tribunale di Avezzano, smentendo eventuali tentativi di terrorismo psicologico: "Chi paventa il rischio che i cani vengano abbandonati o lasciati senza cibo mente sapendo di mentire. Il sequestro giudiziario prevede per legge la contestuale nomina di un Custode e Curatore Giudiziario, che potrebbe essere la stessa autorità prefettizia o un'amministrazione straordinaria. La gestione viene tolta immediatamente dalle mani della società abusiva, ma i cani rimarranno protetti, nutriti e curati nella struttura o progressivamente ricollocati in rifugi sani. La vera bomba per il privato gestore è che, sempre per legge, tutte le ingenti spese di mantenimento e cura sotto sequestro saranno addebitate direttamente a lui, senza gravare di un solo centesimo sulle tasche dei cittadini".
Il Comune di Castelvecchio Subequo, recependo integralmente i rilievi documentali sollevati dall'Associazione sul difetto dei requisiti professionali e igienici della struttura, ha emanato una storica nota ufficiale con cui dispone l'avvio del procedimento volto all'annullamento d'ufficio in autotutela dell'affidamento del servizio alla società in causa, congelando provvisoriamente ogni mandato di pagamento.
Tutti gli altri 44 Comuni convenzionati sono stati formalmente diffidati ad uniformarsi ad horas a tale provvedimento e a bloccare immediatamente le liquidazioni, se vogliono evitare il reato di distrazione di fondi e il concorso nel danno erariale.
L'Associazione ha concesso alle autorità un ultimatum di 15 giorni per disporre la revoca dei titoli e lo sgombero forzato della struttura, in cui grava anche la presenza di tettoie in cemento-amianto fortemente degradate e tollerate dal 2004. Passato il termine, l'offensiva legale si estenderà senza ulteriore preavviso in sede penale e contabile.