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Mercoledì, 24 Luglio 2024 09:28

Gli Stati firmarono un patto per eliminare la guerra nel 1928. Ecco cosa andò storto.

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E' un patto che non trovò però mai effettiva applicazione a causa delle lacune e delle omissioni. I tempi oggi sono maturi e si può riprendere la ratifica e aggiungere ciò che manca.

Affiora dalla storia questo tentativo di eliminare la guerra: patto Briand-Kellogg. E' un trattato di rinuncia alla guerra, multilaterale, stilato a Parigi il 27 agosto 1928 ed entrato formalmente in vigore il 24 luglio 1929, avrebbe dovuto eliminare la guerra come strumento di politica internazionale.

Fu il ministro degli Esteri francese Aristide Briand, nella primavera del 1927, a proporre al segretario di Stato statunitense Frank Kellogg un patto bilaterale di non aggressione sperando di vincolare gli Stati Uniti d'America a una rete di protezione internazionale contro possibili volontà guerrafondaie della Germania contro la Francia. Kellogg abbracciò l'idea, ma propose la conversione in un accordo generale multilaterale.

Kellogg voleva coinvolgere in questo patto anche a Germania, Italia, Giappone, Gran Bretagna, tutti seduti allo stesso tavolo per affrontare una questione che aveva certamente una portata ben più ampia del solo rapporto di alleanza tra Francia e Stati Uniti. Venne steso un testo che risultava aperto all'adesione incondizionata di tutti gli altri paesi. La guerra, considerata fino ad allora la prerogativa regina della sovranità degli Stati, veniva spogliata proprio della sua liceità: gli Stati si proponevano di rinunciare a far valere i loro interessi con la forza delle armi.

I due principali articoli del trattato, composto da tre articoli, recitano infatti quanto segue:

«Articolo I: Le alte parti contraenti dichiarano solennemente in nome dei loro popoli rispettivi di condannare il ricorso alla guerra per la risoluzione delle divergenze internazionali e di rinunziare a usarne come strumento di politica nazionale nelle loro relazioni reciproche. Articolo II: Le alte parti contraenti riconoscono che il regolamento o la risoluzione di tutte le divergenze o conflitti di qualunque natura o di qualunque origine possano essere, che avessero a nascere tra di loro, non dovrà mai essere cercato se non con mezzi pacifici.»

Il patto, le cui ratifiche vennero depositate a Washington fino al 1939 da 63 stati - tra i quali Stati Uniti d'America, Australia, Canada, Cecoslovacchia, Germania, Regno Unito, India, Stato libero d'Irlanda, Italia, Nuova Zelanda, Unione del Sudafrica, Polonia, Belgio, Francia e Giappone -, non trovò però mai effettiva applicazione a causa delle lacune e delle omissioni su alcuni punti salienti.

La storia avrebbe potuto prendere un altro indirizzo?

Le lacune che impedirono attuazione del patto

La prima omissione: l'assoluta mancanza di sanzioni che condannassero la violazione di quanto prescritto: solo nel Preambolo si accenna in caso di violazione " saranno privati dei benefici del presente trattato".Inoltre, la rinuncia alla guerra valeva esclusivamente tra gli stati contraenti.

La seconda omissione: un regolamento di misure alternative alla guerra favorì la mancata adozione del trattato: gli stati firmatari continuarono a riservarsi il diritto incondizionato a ricorrere alla legittima difesa anche nei confronti degli altri firmatari.

Tutti i rappresentanti concordarono sulla necessità che fosse bandita la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti, ma, allo stesso tempo, stabilivano unanimemente che fosse impossibile rinunciarvi, poiché era il solo modo per difendersi da un attacco o da un'invasione, e si appellavano al diritto di ricorrere alla legittima difesa come norma di diritto consuetudinario. Gli stati firmatari furono infatti concordi con le dichiarazioni del segretario statunitense Kellogg il quale intervenendo all'American Society of International Law, nel 1928, giustificò la mancanza di un riferimento espresso alla legittima difesa nel proprio progetto, sulla base del "riconoscimento implicito" della stessa: «Non c'è nulla nella bozza statunitense di un trattato contro la guerra che restringa o limiti in alcun modo il diritto all'autodifesa. Tale diritto è inerente ad ogni stato sovrano ed è implicito in ogni trattato. Ogni nazione è comunque libera di difendere il proprio territorio da un attacco o da un'invasione senza riguardo alle clausole del trattato, ed essa solo è competente a decidere se le circostanze richiedano di ricorrere alla guerra di autodifesa.»

Poco più che una dichiarazione programmatica di intenti, priva di una reale efficacia pratica, il patto non fu attuato ma conserva, per un futuro migliore, l'idea espressa, il ripudio della più alta barbarie umana e più antica forma di violenza. E in ogni caso nel 1945, tuttavia, il Tribunale Internazionale Militare, instaurato a seguito della Seconda guerra mondiale per giudicare i crimini nazisti, poté esercitare la propria giurisdizione, nel corso del Processo di Norimberga, facendo riferimento proprio al Patto Briand-Kellogg quale base giuridica. L'articolo 6 dell'Accordo di Londra, istitutivo del Tribunale, aveva infatti definito crimine contro la pace: "la pianificazione, la preparazione, l'inizio o la conduzione di una guerra di aggressione o di una guerra in violazione dei trattati internazionali, di accordi e assicurazioni, o la partecipazione in un comune piano di cospirazione per il completamento di qualcuno dei precedenti". La Germania era tra gli Stati che avevano ratificato il patto di Parigi, valutò quindi il ricorso tedesco alla guerra un crimine internazionale: il Tribunale sentenziò: ogni Stato che, dopo aver ratificato il Patto, avesse fatto ricorso alla guerra, avrebbe commesso un crimine.

I tempi ora sono maturi per ricorrere ad un regolamento che proponga metodi alternativi e pacifici alla guerra.

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