Mercoledì, 21 Agosto 2024 11:42

Monna Lisa, rubata nella notte del 22 agosto nel 1911 da un italiano, ecco la storia.

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Vincenzo Peruggia, per amore o per soldi?

Era il 21 agosto 1911, quando la Monna Lisa di Leonardo fu rubata al Louvre a Parigi, che chiuse per una settimana per cercarla. Sulle prime i sospetti ricaddero su Guillaume Apollinaire, esimio poeta francese e, arrestato, cercò di far credere che fosse stato il suo amico Pablo Picasso a macchiarsi del furto e fu interrogato anche lui. Alla fine caddero le accuse per entrambi gli artisti.

Venne anche scritto che il furto fosse opera di un collezionista statunitense e che le sue intenzioni fossero di copiare il quadro, tenendo l'originale e mettendo nel museo una copia.

Per due anni non si seppero notizie del quadro e svaniva così ogni speranza di ritrovarlo. Poi il colpo di scena.

Il capolavoro del genio italiano venne rintracciato nel tentativo di essere venduto. A sottrarlo dal museo parigino era stato un decoratore italiano del Louvre, di nome Vincenzo Peruggia. Si era nascosto in una stanzetta del Louvre e alla chiusura tolse la Gioconda dalla cornice e poi scappò da una porta sul retro che forzò con un coltellino. Lo aveva nascosto nel suo cappotto. Il giorno dopo gli impiegati pensarono che il quadro l'avesse con sé il fotografo ufficiale, ma poi dovettero ammettere che la Gioconda era stata trafugata.

Dopo averlo nascosto nel suo appartamento per due anni, si spazientì e cercò di venderlo a una galleria di Firenze, commise il passo falso e fu catturato. Affermò che la sua era stata un'azione patriottica e che l'Italia avrebbe saputo valorizzare maggiormente l'opera. Per soldi o per devozione verso la Patria, comunque Peruggia fu acclamato dal Popolo italiano.

Passò alla storia come come colui che voleva il dipinto in Italia per essere esposto in un museo. Il quadro fu esposto in tutta Italia prima di tornare al Louvre. La gente pensava che Vincenzo fosse un eroe che amava l'Italia, quindi passò solo pochi mesi in prigione.

La Monna Lisa arrivò in Francia a Modane su un vagone speciale delle ferrovie italiane e fu accolta in pompa magna dalle autorità francesi, per poi giungere il 4 gennaio 1914 a Parigi dove, nel Salon Carré, l'attendevano il presidente della repubblica francese e tutto il governo.

Le coincidenze nella vita di Peruggia.

Peruggia morì l'8 ottobre 1925, il giorno del suo 44º compleanno, a Saint-Maur-des-Fossés a causa di un infarto e fu sepolto nel cimitero Condé.

Vincenzo Pietro Peruggia, imbianchino del Varesotto, in una frazione di un paesino ai confini con la Svizzera. Il padre Giacomo era muratore, mentre la madre Celeste si occupava dei lavori domestici e dei cinque figli: quattro maschi e una femmina. Appreso in giovane età il mestiere di imbianchino e verniciatore, seguì per lavoro il padre a Lione nel 1897.

Essendo di costituzione gracile, nel 1901 venne riformato dal servizio di leva e nel 1907 emigrò in cerca di lavoro a Parigi e si ammalò di saturnismo, malattia dovuta all'intossicazione da piombo, metallo contenuto nelle vernici utilizzate dagli imbianchini.

Vista la lontananza dall'Italia egli tenne contatti epistolari con la famiglia, alla quale inviava saltuariamente modiche somme di denaro. Assunto dalla ditta del signor Gobier, venne mandato con altri operai al Museo del Louvre con il compito di pulire quadri e ricoprirli con cristalli: compì così il suo furto.

La condanna

Il 5 giugno 1914 venne processato dal tribunale di Firenze, fu riconosciuto colpevole con le attenuanti e condannato a un anno e quindici giorni di prigione per furto aggravato. Questa pena fu ridotta in appello il 29 luglio a sette mesi e otto giorni di reclusione.

La vita di Peruggia

Una volta scarcerato partecipò alla prima guerra mondiale e dopo la battaglia di Caporetto finì in un campo di prigionia austriaco. Dopo la fine della guerra, il 26 ottobre 1921, si sposò con Annunciata, di quindici anni più giovane. Poi tornò in Francia utilizzando un espediente: sui documenti per l'espatrio sostituì Vincenzo con Pietro, suo secondo nome. Si stabilì a Saint-Maur-des-Fossés, periferia di Parigi. Il 22 marzo 1924 nacque la sua unica figlia, Celestina.