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Venerdì, 04 Marzo 2016 20:02

Libia, liberati, forse da soli, gli altri due ostaggi italiani.

Filippo Calcagno e Gino Pollicardo Filippo Calcagno e Gino Pollicardo da Fb

Roma - E' ancora confusa la dinamica che ha portato al rilascio di Filippo Calcagno e Gino Pollicardo. Secondo il sito Akhbar Libya, i due italiani della ditta Bonatti sono stati trovati in un appartamento che era controllato da un gruppo di uomini dell'Isis.

La pagina Facebook di Febbraio al Ajilat-2 -la stessa che giovedi' ha pubblicato le fotografie dei corpi di Fausto Piano e Salvatore Failla, gli altri due tecnici rapiti a luglio in Libia e che sono morti in seguito a scontri tra milizie locali e jihadisti- ha aggiunto che la liberazione e' avvenuta grazie a un "efferato blitz in un covo di Daesh", l'acronimo arabo dell'Isis. Domenico Quirico, l'inviato de La Stampa, che per primo ha dato la notizia, ha riferito di esser stato avvertito da "fonti che hanno partecipato all'operazione"Il generale Hussein al Zawadi, comandante delle forze della municipalita' di Sabrata, ha rivelato che il blitz delle forze di Sabrata da lui guidate e' avvenuto questa mattina "con la collaborazione della popolazione locale", tre giorni dopo la scoperta di un nascondiglio dell'Isis(Is) dove erano detenuti gli ostaggi. Ma c'e' chi sostiene invece che i due fossero stati abbandonati dagli uomini dell'Isis e che si sono dunque liberati da soli. Secondo il sindaco della citta' di Sabrata, Hosin al Dauadi, i due operai erano stati abbandonati da sette giorni, senza acqua ne' cibo, nella cantina di una famiglia di origine marocchina, che e' stata fermata e viene interrogata in queste ore. "Sono stati trovati in una casa della localita' di Tallil, a circa 3 chilometri dal luogo dove sono morti i loro compagni giovedi'". Non solo: secondo il sindaco, i due italiani "sono stati trovati lunedi'", addirittura prima dunque dell'operazione nella quale sono morti i loro compagni. "I due raccontano che potevano udire le voci della famiglia che parlava in arabo e francese".

Il sindaco della citta' libica ha fatto vedere ai giornalisti anche il messaggio scritto a mano da Pollicardo, in cui annuncia la loro liberazione: "Sono Gino Pollicardo e con il mio collega Filippo Calcagno oggi 5 marzo 2016 siamo liberi e stiamo discretamente fisicamente ma psicologicamente devastati. Abbiamo bisogno di tornare urgentemente in Italia". E anche nel biglietto c'e' un dato che non torna: reca una data che non e' quella odierna. Barbe lunghe, aspetto provato ma sguardo sorridente, sono intanto arrivate le prime immagini dei due: "Siamo al sicuro, in un posto di polizia", dice Pollicardo.

"Speriamo di tornare urgentemente in Italia perche' abbiamo bisogno di ritrovare le nostre famiglie". Quandon torneranno in Italia, Pollicardo e Calcagno, saranno sentiti a Roma dal pm Sergio Colaiocco. Al magistrato dovranno riferire eventuali informazioni anche sugli altri due colleghi, Salvatore Failla e Fausto Piano, rimasti uccisi in circostanze poco chiare.

Stucchi (Copasir), inviati Ros indagano sul campo

Roma - "Bisogna fare chiarezza ma cercare la verità vera". Lo ha ribadito Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, rispondendo al conduttore di Agorà, Gerardo Greco, sulla vicenda dell'uccisione dei due italiani in Libia. "Dire che c'erano delle armi, dire con certezza che erano nelle mani dell'Isis, dire che c'erano cinque uomini piuttosto che cinque donne, piuttosto che quattordici cadaveri... Questo vuol dire mettere di fronte all'opinione pubblica una tale confusione che impedisce di chiarire quella che e' la verita' ma soprattutto condiziona il lavoro di accertamento della verita' che stanno facendo soprattutto gli inviati del Ros che devono cercare di capire la dinamica. Sicuramente - ha concluso Stucchi - quello che e' accaduto sta per essere ricostruito tassello dopo tassello e certo, questa situazione di confusione non aiuta".

Come movimento politico della Lega Nord sosteniamo da tempo la necessita' di un intervento in Libia. Aspettare che possa esserci un accordo sul governo di unita' nazionale, sperando che questo avvenga ogni volta di settimana in settimana perche' il Parlamento di Tobruk rinvia continuamente la decisione, secondo noi significa perdere tempo". Lo ha detto Giacomo Stucchi, presidente del Copasir e senatore della Lega Nord, intervenendo ad Agora'. "E' necessario che la comunita' occidentale si coordini per mettere in sicurezza un Paese che, di giorno in giorno, vede la situazione interna complicarsi - ha aggiunto Stucchi - E quando si complica la Libia si complica la sicurezza di tutta l'Europa, in primis dell'Italia". Intanto, secondo un sondaggio Ixe' per Agora', l'81% degli italiani e' contrario a un intervento militare in Libia.

Libia: ambasciatore Usa, dall'Italia fino a 5.000 uomini

Per stabilizzare la Libia "l'Italia potrà fornire fino a circa cinquemila militari. Occorre rendere Tripoli un posto sicuro e far in modo che l'Isis non sia piu' libero di colpire". Lo dice l'ambasciatore degli Stati Uniti a Roma John R. Phillips intervistato dal 'Corriere della Sera' il giorno dopo la notizia della tragica morte di Fausto Piano e Salvatore Failla, due dei quattro tecnici della Bonatti sequestrati a luglio nel Paese nordafricano. "Questi tipi di tragedie - osserva l'ambasciatore - con criminali e terroristi che rapiscono persone per riscatti e le usano come scudi umani, sottolineano l'esigenza di indurre i libici a concordare un governo di unita' nazionale per ristabilire la sicurezza e avere uno stato di diritto". E spiega: "Stiamo lavorando accuratamente con l'Italia. La mancanza di un governo stabile ha reso la Libia un posto attraente per i terroristi. Non possiamo forzare un accordo, pero' si va verso un governo di unita' nazionale che, sulla base della risoluzione dell'Onu, potra' domandare al vostro Paese e ad altri di andare a Tripoli per creare isole di stabilita' e progredire da queste. La Libia e' la maggiore priorita' per voi ed e' molto importante anche per noi. E importa che prendiate la guida dell'azione internazionale". Sul contributo statunitense in Libia, afferma il diplomatico mandato nel 2013 da Barack Obama a guidare l'ambasciata di via Veneto, "uno dei sostegni sara' l'intelligence, non abbiamo discusso di nostre truppe".

(AGI)

Ultima modifica il Venerdì, 04 Marzo 2016 20:18

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