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Giovedì, 15 Gennaio 2026 12:16

L'indipendenza dell'istituzione monetaria sotto assedio: la sfida della Fed tra Trump e la Unit dei BRICS

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​"La libertà non è che una condizione della stabilità, e l'indipendenza della banca centrale è l'unica garanzia che la moneta non diventi uno strumento della lotta politica."

— Mario Draghi


​L'indipendenza dell'istituzione monetaria più influente del globo sta attraversando una delle fasi più turbolente della sua storia centenaria, innescando un dibattito che trascende i confini di Washington per colpire il cuore pulsante dei mercati globali. Al centro di questo scontro titanico troviamo Jerome Powell, attuale presidente della Federal Reserve, e la rinnovata amministrazione guidata da Donald Trump, la quale sembra intenzionata a scardinare i pilastri dell'autonomia decisionale che hanno garantito, pur tra mille criticità, la stabilità del dollaro negli ultimi decenni. Il panorama finanziario del 2026 si apre con un paradosso istituzionale senza precedenti: se l'obiettivo della Casa Bianca era quello di indebolire Powell per sostituirlo con un profilo incline a tagli dei tassi aggressivi, l'inchiesta del Dipartimento di Giustizia sui costi di ristrutturazione della sede Fed ha sortito l'effetto opposto, compattando il board e attirando la solidarietà dei principali banchieri mondiali. La legge americana prevede infatti una struttura del Board of Governors estremamente rigida, con mandati di 14 anni studiati per resistere ai cicli elettorali; se Powell decidesse di restare nel board anche dopo la scadenza del suo mandato da presidente, potrebbe esercitare un'influenza decisiva fino al 2028, trasformando l'eventuale successore nominato da Trump in una figura puramente cerimoniale.

​In questo scenario di tensione, le voci di giganti come Mario Draghi e Christine Lagarde si sono levate con una nettezza inusuale, definendo l'attacco frontale alla Fed un "serio pericolo" per l'economia mondiale e sottolineando come la separazione tra potere politico e monetario sia un pilastro della democrazia liberale. Secondo Draghi, riportare le lancette della storia a un'epoca in cui i governi dettavano il costo del denaro minaccia di ripetere gli errori che portarono alle grandi crisi inflattive del passato, mentre Lagarde avverte che se la politica monetaria USA diventasse dipendente dagli umori della Casa Bianca, l'effetto domino sulla fiducia globale sarebbe devastante. Questa instabilità occidentale funge da catalizzatore per le ambizioni della Cina e del blocco dei paesi emergenti, che hanno accelerato il processo di de-dollarizzazione promuovendo la Unit, la nuova moneta dei BRICS. Non si tratta di una valuta destinata a sostituire quelle nazionali, ma di un'unità di regolamento digitale ancorata per il 40% all'oro e per il 60% a un paniere di valute dei membri (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica).

​La Unit rappresenta uno scudo contro le sanzioni e un'alternativa tecnica a un dollaro percepito come sempre più politicizzato. Dal punto di vista tecnico, l'impatto sul cambio Euro-Dollaro (EUR/USD) è profondo: la permanenza di Powell come "resistenza falco" potrebbe mantenere il dollaro più forte del previsto, ancorando il cambio in un canale laterale tra 1.05 e 1.10, poiché il mercato vedrebbe in lui una protezione contro l'inflazione fuori controllo. Tuttavia, il vero rischio è la volatilità istituzionale: una Fed spaccata tra un "Presidente ombra" e un "Presidente di facciata" porterebbe a picchi di incertezza che potrebbero spingere gli investitori verso l'oro, che nel 2026 ha già toccato record storici vicini ai 5.000 dollari l'oncia. La battaglia per la Federal Reserve ci ricorda che la moneta è, prima di tutto, una questione di fiducia; se la politica riesce a erodere tale fiducia, la Unit è già pronta a occupare lo spazio lasciato vuoto dal biglietto verde, segnando il definitivo declino di un'egemonia che dura da Bretton Woods. Resta da vedere se il pragmatismo prevarrà sull'ideologia o se assisteremo alla trasformazione della Fed in un'arena di scontro partitico, con esiti imprevedibili per l'intero sistema finanziario occidentale.

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