Martedì, 24 Marzo 2026 15:53

Dopo Referendum. I commenti della politica sul No vincitore.

Licheri: La Costituzione più bella del mondo. Magnacca: la partecipazione alta ci rincuora rispetto alle passate elezioni

Alex Giaccio, UGS: "il 61% dei giovani ha votato No.

E' la dimostrazione che le nuove generazioni, che da tempo chiedono giustizia sociale, climatica e diritti, non sono disposte a cedere la propria voce"

"L'esito del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 ci consegna una fotografia inequivocabile del Paese reale, una realtà che l'attuale maggioranza ha cercato in ogni modo di ignorare e, ancor peggio, di marginalizzare. La bocciatura di questa riforma non è solo un atto di difesa dei pesi e contrappesi della nostra Costituzione, ma è una clamorosa lezione democratica impartita da chi in questo Paese rappresenta il futuro: le nuove generazioni". Così Alex Giaccio, Unione dei Giovani di Sinistra Abruzzo, sull'esito del referendum. "Abbiamo ascoltato per mesi le dichiarazioni arroganti di esponenti del Governo Meloni, impegnati a dipingere una riforma divisiva come la volontà unanime della nazione. Eppure, dietro la retorica, le azioni dell'esecutivo sono state mirate a restringere gli spazi di partecipazione democratica. La bocciatura del voto fuorisede in Parlamento non è stata un incidente di percorso o un problema tecnico: è stata una scelta politica cinica e deliberata. Hanno tentato di escludere dalle urne centinaia di migliaia di studenti e giovani precari, consapevoli che proprio quella fascia demografica avrebbe respinto con forza lo stravolgimento della Carta costituzionale. Ma il calcolo politico di Palazzo Chigi si è rivelato un boomerang. I giovani hanno risposto con un'affluenza straordinaria, organizzandosi per superare ogni ostacolo logistico ed economico. Il dato è schiacciante e non ammette repliche: il 61% dei giovani ha votato No. Questa è la dimostrazione palese che le nuove generazioni, le stesse che da tempo chiedono giustizia sociale, climatica e diritti, non sono disposte a cedere la propria voce e a barattare l'equilibrio democratico per assecondare le ambizioni accentratrici di questa destra. Oggi, con responsabilità istituzionale, non cadremo nella trappola di urlare in modo sterile alle dimissioni immediate del Governo. Tuttavia, la portata di questo voto non può essere minimizzata. È un avviso politico inequivocabile, un cartellino giallo che sta a significare una cosa sola: Giorgia Meloni non ha mai rappresentato, e tantomeno rappresenta oggi, la maggioranza degli italiani. Hanno confuso una vittoria elettorale — viziata da un astensionismo record — con un mandato in bianco per ridisegnare da soli le regole del gioco. I cittadini li hanno fermati. Questo risultato ci indica che esiste un'Italia viva, partecipe, ecologista e profondamente democratica, pronta a fare da argine alle forzature della destra. È da questa energia, dai nostri giovani e dalla difesa instancabile dei diritti, che l'opposizione deve ripartire per costruire un'alternativa reale e credibile".

Ha vinto il No per il referendum sulla riforma Nordio sulla Magistratura. I commenti politici del giorno dopo.

Magnacca: E’ stata una battaglia che forse più di altre valeva la pena di combattere!

L'assessore regionale Tiziana Magnacca interviene il giorno dopo il referendum:

Campagna referendaria di civiltà e di democrazia quando a partecipare sono i cittadini come hanno dimostrato le percentuali di voto. E’ stata un’occasione per ascoltare i cittadini e incontrarli nei loro territori. Il responso del referendum ci consegna due valutazioni: la partecipazione alta ci rincuora rispetto alle passate elezioni (che pure avrebbero dovuto coinvolgere maggiormente gli italiani) dove l’astensionismo ha toccato punte storiche. Il No alle modifiche costituzionali – che va rispettato – è stato il frutto di un insieme di circostanze che poco hanno a che fare con il merito della riforma, talora neppure letta, come appare evidente dalle esternazioni pubbliche a cui abbiamo assistito. Se è vero che la partecipazione consente di constatare un buono stato della democrazia partecipativa, dall’altro canto non possiamo tacere che la stessa non è conseguita ad una piena consapevolezza di ciò che si chiedeva di votare, ma frutto di posizioni ideologiche contaminate da una campagna di odio e di offese. Attacchi spesso personali quanto fuori luogo, con posizioni troppo radicate per poter definire adulto e maturo il confronto politico. Va tuttavia dato atto al Governo Meloni di aver fatto il proprio dovere: aver portato a compimento parlamentare un iter di riforma costituzionale su cui il Premier si era impegnato con gli elettori. Non è questo che chiediamo sempre ai nostri rappresentanti politici? Il fatto che molti di coloro che hanno votato quel programma poi non abbiano votato per confermare la riforma ci induce a pensare a quante variabili siano intervenute nel dirigere il voto altrove, variabili esterne ed esogene alla riforma.

Non è stata una vittoria politica, dunque! Ma per nessuno. Non per il centro destra. Sicuramente non è una vittoria delle opposizioni, divise al loro interno e dimostratesi, a partire dalla ferocia verbale alla infondatezza delle tesi portate avanti, non all’altezza di fornire una valida alternativa al governo di centro destra, sebbene abbiano subito archiviato la Costituzione e chiesto le dimissioni della Premier. E’ stata forse la vittoria politica di ANM? Forse sì, sancendo la definitiva presenza nel nostro ordinamento di una capacità di condizionamento di quest’ultima che poco ha a che fare con la separazione dei poteri (questa di prevista dalla Costituzione) e con un ordinamento democratico compiuto. Ma tant’è’. Forse con tale forza riuscirà magari a riformarsi dal suo interno ed evitare che si debba scomodare la Costituzione. Il percorso referendario è stato, in ogni caso, una battaglia di civiltà, di libertà e di riconoscimento della meritocrazia come principio costituzionale, che non poteva non essere portato avanti da tutti gli uomini e le donne che credono in questi valori costituzionali e che ad essi ispirano la propria vita. Grazie dunque a tutti i magistrati, agli avvocati, ai giuristi accademici, e a tutti coloro che hanno mostrato il coraggio delle idee e la forza di difenderle. Restano oltre 12 milioni di italiani che chiedono di modificare lo status quo. E’ seme che una volta piantato potrà dare frutti preziosi alla democrazia ma in una stagione più mite e con un terreno più fertile. Alla fine è stata persa solo una battaglia, ma non la guerra.

La Costituzione più bella del mondo

"Hanno provato a spaccare il Paese costruendo una narrazione aggressiva e pericolosa. Hanno provato a tirare fuori i muscoli contro la Magistratura, usando la Costituzione." Daniele Licheri - Segretario Regionale Si - Avs commenta il dopo Referendum. "Ma il Paese ha saputo scegliere, mettendo la Costituzione e la sua eccezionale attualità al primo posto. Una controriforma della giustizia non discussa alle Camere e messa direttamente in pasto agli elettori. Nonostante questi tentativi antidemocratici della destra, ecco la risposta: l'alta partecipazione alle urne, che anche in Abruzzo ha raggiunto il 60.5.% e una vittoria affidata alle giovani generazioni che hanno scelto di affidarsi alla migliore garanzia per il loro futuro, non smontando la Costituzione ma chiedendo di darne piena attuazione. Anche in Abruzzo questa onda lunga di rinnovamento sotto il segno della partecipazione e della difesa democratica porta a casa questo importante risultato." Ricorda: "AVS è stato il primo partito in Italia a scommettere su di loro, sui giovani e sulle giovani, portando a votare 11.000 fuorisede in Italia, come rappresentanti di lista. Da questo, dal No ad ogni attacco antidemocratico e dal coinvolgimento delle giovani generazioni, può partire una nuova stagione, nutrita da una rete di forze civiche sociali. Il fronte del No è ampio e vivo anche in Abruzzo, è la maggioranza con 51.77% Abita e respira numerosa in tutte e quattro le città capoluogo, si agita anche dove le destre sono al governo. Ringrazio i comitati del No e tutti gli attivisti e le attiviste di AVS". Conclude: "Questo Paese ha ancora un futuro migliore davanti a sé da costruire, rendiamolo possibile rendendo protagonista questa giovane generazione. Insieme si può".

Giovani democratici: voto non lascia dubbi.

"Il risultato del voto non lascia dubbi: la magistratura e la giustizia non sono controllabili dal governo". E' il primo commento di Saverio Gileno, segretario regionale dei Giovani Democratici dell'Abruzzo e Coordinatore nazionale della Segreteria. "Si tratta di un dato politico importante, anche alla luce dell’alta affluenza, che va oltre il merito stesso della riforma. Gli italiani hanno voluto mandare un segnale chiaro: c’è scontentezza, c’è rabbia nei confronti dell’operato del governo e c’è soprattutto un grande bisogno di alternativa. Un dato ancora più significativo riguarda le nuove generazioni: tra gli under 30 il NO vince con oltre 20 punti di distacco, a dimostrazione di come questa vittoria passi anche dal grande apporto delle giovani e dei giovani. Da oggi deve partire un percorso politico serio con l’obiettivo di costruire una coalizione e un programma in vista delle elezioni politiche del 2027, aperto a tutte le forze che vogliono esserci. Serve realizzare un’alternativa che non sia solo contrapposizione, ma una credibile proposta di governo per il Paese" Prosegue Gileno. "In questo risultato c’è anche il grande lavoro dei Giovani Democratici d’Abruzzo, che in queste settimane hanno animato una campagna capillare tra strade, piazze e mercati, parlando con le persone e riportando il confronto politico tra i cittadini. Un impegno che continuerà nei prossimi mesi, proprio in vista della costruzione di questa alternativa.Ora è il momento di dare risposte concrete: serve subito una legge strutturale per il voto fuorisede. L’onda dei fuorisede, che anche grazie al grande impegno dei Giovani Democratici hanno partecipato come rappresentanti di lista, è stata straordinaria e dimostra quanto sia forte la domanda di partecipazione delle nuove generazioni". "Anche in Abruzzo il NO ha vinto. È un segnale politico chiaro dopo sette anni di governo regionale del centrodestra a guida Marsilio. Anche qui deve aprirsi una nuova fase: costruire un’alternativa credibile, radicata nei territori e capace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini e a difesa dei diritti e della Costituzione".

ANPI di Giulianova ringrazia i cittadini.

La sezione ANPI di Giulianova esprime profonda gratitudine a tutte le cittadine e ai cittadini giuliesi che, il 22 e 23 marzo, si sono recati ai seggi per difendere i valori della nostra Repubblica. La netta vittoria del NO a Giulianova e in tutto il territorio teramano non è solo un dato elettorale, ma un atto di amore e di rispetto verso la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. I cittadini hanno scelto di dire NO per ragioni inequivocabili: · la difesa dell'equilibrio dei poteri: gli elettori hanno respinto il rischio di una pericolosa centralizzazione del potere nelle mani di uno/a solo/a, scegliendo di confermare l'assetto democratico delineato dai Padri e dalle Madri Costituenti; · l'indipendenza della Magistratura: Il voto ha confermato la volontà di mantenere un ordine giudiziario autonomo, negando la sottoposizione della giustizia a logiche di parte che ne minerebbero l’imparzialità e l’indipendenza; · un metodo democratico condiviso: è stato sanzionato il tentativo di far passare riforme "a pacchetto" su temi così complessi. La storia degli ultimi vent'anni — dai tentativi del 2006 e 2016 fino a quello odierno del 2026 — dimostra che la Carta si può cambiare solo con un dibattito parlamentare ampio e con il consenso della stragrande maggioranza delle forze politiche; quasi sempre con la volontà popolare espressa con il Referendum popolare. Siamo orgogliosi della risposta della nostra città. La numerosa affluenza ai dibattiti che abbiamo promosso come Comitato per il No dimostra che Giulianova non è indifferente: è una comunità che studia, si informa e vigila sui propri diritti. Ringraziamo ancora una volta chi ha scelto di partecipare. Con questo voto si è riaffermato il principio cardine della nostra democrazia: la sovranità appartiene al popolo. L’ANPI continuerà a essere in prima linea per proteggere questa eredità preziosa.

Ultima modifica il Martedì, 24 Marzo 2026 17:00