PESCARA, 22 maggio – “Un piano di dismissione del patrimonio pubblico che non risolve l'emergenza abitativa, ma punta solo a fare cassa e ad alimentare rendite speculative”. Lo hanno affermato la Cgil Abruzzo Molise e Sunia Abruzzo Molise a proposito del nuovo decreto legge "Piano Casa" varato dal Governo, definito dai sindacati come ”un'operazione puramente elettorale e priva di efficacia strutturale”. Il punto della situazione è stato fatto nel corso di una conferenza stampa, nella sede della Cgil, a Pescara.
Il segretario del Sunia Abruzzo Molise, Geppino Oleandro, ha illustrato i numeri della crisi, che “si riflettono pesantemente soprattutto in Abruzzo. A livello nazionale - ha detto - ci sono 650mila famiglie in attesa di un alloggio popolare, mentre l'Italia si colloca agli ultimi posti in Europa per dotazione di edilizia sociale (meno del 3%). In Abruzzo le famiglie in attesa di un alloggio popolare sono stimate in 6.050. Inoltre, a livello regionale, nel periodo 2021-2024 i provvedimenti di sfratto emessi sono stati 5.341, mentre gli sfratti eseguiti 4.592”.
Complessivamente, evidenziano le due sigle, le famiglie in affitto nella regione Abruzzo rappresentano il 20% delle oltre 562mila famiglie residenti: 112mila nuclei familiari per un totale di 330.000 persone coinvolte che rappresentano però il 49% di tutte le famiglie in povertà assoluta. Famiglie per le quali diventa difficile affrontare, ad esempio, una spesa improvvisa o i costi della crisi energetica. Sono colpiti soprattutto i nuclei con figli piccoli e anziani, mentre il maggior disagio e fragilità si riscontra soprattutto nelle grandi città e nelle aree interne della regione.
“La promessa del Governo di riqualificare 60 mila alloggi sfitti, entro un anno è smentita dai fatti - ha affermato il segretario del Sunia nazionale, Nicola Zambetti - poiché i 970 milioni di euro stanziati, spalmati su quattro anni, basteranno a recuperarne meno di 35mila. Nel frattempo, 100mila alloggi pubblici restano vuoti per mancanza di fondi, in Abruzzo sono circa mille gli alloggi sfitti. L'Articolo 5 del decreto spinge Comuni ed ex Iacp (Ater) ad alienare le case popolari per ridurre il debito pubblico. Si liquida il patrimonio pubblico, privando chi è già in attesa di una casa a canone sociale, per fare cassa”.
Critiche dei due sindacati arrivano anche sulle misure di welfare abitativo: il previsto fondo di garanzia per la morosità incolpevole nell'edilizia pubblica verrà alimentato trattenendo quote dai canoni degli inquilini stessi. Un paradosso, sottolineano Cgil e Sunia, atteso che oltre il 60% degli assegnatari è composto da pensionati a basso reddito.
Il segretario della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, ha posto l'accento sul nesso tra emergenza abitativa, blocco dei salari e speculazione immobiliare: “Intere famiglie, lavoratori e studenti fuori sede - ha osservato - vengono espulsi dalle case in cui abitano perché non riescono più a sostenere canoni in costante aumento a fronte di lavori precari, licenziamenti e stipendi fermi. Il privato preferisce riconvertire gli immobili verso forme più redditizie, come gli affitti brevi, e il Governo risponde indebolendo il ruolo pubblico, bypassando i piani urbanistici e svuotando di competenze Regioni, Ater e Comuni”.
“In una società giusta - ha detto ancora Ranieri - nessuno dovrebbe restare escluso dai beni essenziali: un lavoro dignitoso e una casa sicura. Pertanto bisognerebbe intervenire sulle cause che determinano il fenomeno degli sfratti per morosità incolpevole che si ha ad esempio quando le persone non pagano l’affitto perché perdono il lavoro”.
I sindacati, infine, hanno contestato duramente il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per aver rifiutato qualsiasi confronto con le organizzazioni degli inquilini, continuando a favorire fondi e operatori privati.