Nella struttura si smaltiscono munizioni militari, indagano i carabinieri
Un'esplosione si è verificata questa mattina intorno alle 8 alla Sabino Esplodenti di Casalbordino, fabbrica che opera nello smontaggio e disattivazione di munizioni militari.
A quanto si apprende una persona è morta e un'altra è rimasta ferita.
Sul posto sono intervenuti l'elisoccorso del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri. Si apprende da Ansa.
Uil Abruzzo su esplosione alla ex Esplodenti Sabino di Casalbordino
“Quanto accaduto questa mattina nello stabilimento Arca Defence Italy di Casalbordino non può essere archiviato solo come un’ennesima tragica fatalità. Saranno gli organi inquirenti ad accertare le cause dell'esplosione e le eventuali responsabilità. Non intendiamo anticipare giudizi, né utilizzare l'ennesima tragedia sul lavoro come terreno di polemica sterile. La Uil Abruzzo esprime il più profondo cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia del lavoratore che ha perso la vita. Perchè il nostro pensiero va anche a chi e soprattutto a chi resta, a chi da oggi dovrà affrontare un dolore immenso e, spesso, anche pesanti conseguenze economiche. Non va ignorato un dato che impone una riflessione profonda. In quello stabilimento, indipendentemente dalla ragione sociale, si contano sette lavoratori deceduti in sei anni. Un numero che non ha eguali nel nostro Paese e che rende impossibile liquidare questi eventi come semplici fatalità. Negli ultimi mesi il sito produttivo Sabino Esplodenti, già noto per essere stato scenario di infortuni mortali, è passato sotto la proprietà di Arca Defence Italy, società appartenente a un gruppo multinazionale turco. Con l’arrivo di questa nuova società, ad ottobre 2025, si annunciavano circa 100 milioni di investimenti per il rilancio dell’attività produttiva, assicurando maggiore sicurezza nello stabilimento ed un cambio dell’attività lavorativa principale, garantendo un minor rischio di esposizione per la sicurezza dei lavoratori. Nell’ambito degli investimenti, la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori avrebbe dovuto essere la priorità assoluta sin dal primo giorno. Investire nella prevenzione non può essere una conseguenza delle tragedie, ma deve essere il presupposto di qualsiasi progetto industriale, a maggior ragione in un contesto dove per ben due volte si sono verificati incidenti mortali che hanno riguardato più lavoratori. Crediamo che la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro non si costruiscono con le commemorazioni successive agli incidenti ma con un impegno quotidiano, attraverso formazione di qualità, controlli efficaci, investimenti, organizzazione del lavoro e una cultura della prevenzione che coinvolga imprese, lavoratori e istituzioni. È necessario superare una logica fatta di adempimenti formali e per affermare un modello fondato sulla responsabilità e sulla prevenzione reale. Per questo la Uil Abruzzo continuerà la propria battaglia per l’unico obiettivo sostenibile in una società moderna, ovvero “Zero morti sul lavoro”. Un obiettivo raggiungibile chiedendo più formazione certificata, maggiori investimenti nella sicurezza, un rafforzamento dell'attività ispettiva e un sistema di controlli e sanzioni capace di svolgere una reale funzione di deterrenza.
Proprio lunedì scorso, nel corso della riunione del Comitato regionale ex art. 7 del D.Lgs. 81/2008, si è aperto il confronto con la Regione Abruzzo sul nuovo Piano regionale della prevenzione 2026-2031. In quella sede la Uil Abruzzo ha ribadito la necessità di investire nella qualità della formazione, nella certificazione dei percorsi formativi e nel monitoraggio della loro effettiva efficacia, perché la prevenzione non può esaurirsi in un obbligo formale. Siamo stanchi di continuare a piangere lavoratrici e lavoratori, madri, padri, figli, che perdono la vita per un rischio a cui sono stati esposti per il profitto di qualcun’altro. E quando una lunga scia di sangue continua a ripetersi senza che vengano accertate responsabilità, il rischio è che il concetto stesso di sicurezza perda credibilità. A quel punto non si può più parlare soltanto di incidenti, ma di veri e propri omicidi sul lavoro”.
Licheri: “Lavoratrici e lavoratori non sono numeri: servono risposte strutturali”
Esplosioni a distanza di poche ore, in due fabbriche in cui si compiono lavorazioni di materiale esplosivo, a poche decine di chilometri di distanza: un morto e un ferito grave a Casalbordino; madre e figlio morti a Borgorose, sul confine con la Marsica. “Non sono fatti di cronaca, ma drammi di una storia che ci interroga tutti su come garantire più sicurezza negli impianti a rischio”, avverte Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo.
La cronologia è la fotografia di un comparto che l’INAIL include tra i più rischiosi in considerazione della sua piccola dimensione: quello degli esplosivi civili e militari, che comprende anche la produzione di fuochi d’artificio; un comparto in cui non si è mai davvero imparato dai propri errori. Nel 1994 a Balsorano un’esplosione uccide 6 persone. Nel 2013 a Città Sant’Angelo, muoiono in quattro, a cui si aggiunge, tre mesi dopo, un vigile del fuoco. Nel 2014 a Tagliacozzo, un’azienda salta in aria, tre morti. Nel 2020, 2023 e ora nel 2026 alla Esplodenti Sabino di Casalbordino, con sette morti in tre esplosioni. Oltre il confine regionale, la fabbrica Mattei di Borgorose colpisce due volte le stesse famiglie marsicane, nel 2023 e nel 2026. Non meno di 26 morti in trent’anni, solo contando gli episodi più gravi.
Un dato che si inserisce in un quadro nazionale altrettanto drammatico: secondo il Codacons, dal 2000 a oggi le esplosioni negli impianti pirotecnici hanno causato 68 morti in Italia, in un comparto che conta oltre duemila imprese e più di diecimila addetti lungo tutta la filiera. “Un’ecatombe che si continua a sottovalutare”, dice Daniele Licheri. “Ogni volta si parla di fatalità, di errore umano, di un singolo episodio. Ma quando lo stesso schema si ripete, in un comparto che tratta ogni giorno materiale esplosivo con margini di sicurezza risicati, non è più accettabile parlare di eccezioni. Servono interventi straordinari”.
Sul caso di Casalbordino, si tratta di uno stabilimento acquisito lo scorso anno da parte del gruppo turco Arca Defence, che comprende il settore militare, con sviluppo, produzione e commercio di sistemi di difesa e relativo caricamento; il settore civile, con la fabbricazione e il commercio di esplosivi; attività di consulenza imprenditoriale e gestionale.
A Borgorose, la fabbrica di esplosivi ha colpito due volte la stessa famiglia: nell’esplosione del 2023 morirono il padre e due figli; ora sono morti una madre e il figlio, parenti delle altre vittime. “Due aziende diverse, due territori confinanti”, dice Licheri: “impianti ad alto rischio colpiti da stragi”.
“Le esplosioni di questo tipo sono quasi sempre legate a operazioni compiute dai lavoratori nel corso del loro turno. Questo porta troppo spesso, e in modo pregiudiziale, a individuare le vittime stesse come responsabili dell’accaduto. Senza interrogarsi abbastanza sulle responsabilità organizzative di chi quel lavoro lo ha strutturato, anche quando gli stessi imprenditori restano tra le vittime degli incidenti. Nei casi di cui si conosce l’esito del procedimento giudiziario, emergono lo svolgimento delle lavorazioni in siti non autorizzati, lavoro irregolare e caporalato (come nell’esplosione a Borgorose nel 2023)”.
Sinistra Italiana-AVS Abruzzo chiede alla Regione e alle istituzioni competenti: una mappatura pubblica e aggiornata di tutti gli impianti del comparto esplosivi e pirotecnico attivi in Abruzzo, con il relativo storico di incidenti; trasparenza sull’oggetto sociale e sui piani industriali delle aziende del settore; il rafforzamento degli organismi competenti (compresi i Vigili del Fuoco), con più organico e risorse dedicate al controllo di questi impianti; un’indagine indipendente sulle cause organizzative, e non solo individuali, delle esplosioni ripetute; l’istituzione di un registro regionale dei siti ad alto rischio recidivo del comparto, soggetti a verifica straordinaria prima di ogni ripresa dell’attività.
“Lavoratrici e lavoratori non sono numeri, e nessuna produzione, militare o pirotecnica che sia, può valere più della loro vita. In trent’anni l’Abruzzo ha pianto abbastanza morti in questo settore: ora servono risposte strutturali, non condoglianze di circostanza”, conclude Licheri.
Sabino Esplodenti, Gileno e Testa (Giovani Democratici): “Ancora una tragedia sul lavoro. La sicurezza venga prima di ogni profitto”
Sette morti sul lavoro in sei anni. È questo il drammatico bilancio delle vittime della Sabino Esplodenti di Casalbordino, teatro questa mattina dell’ennesimo incidente mortale. Lo stabilimento, fermo dopo la tragedia del 2023 e acquisito nel frattempo da Arca Defence Italia, è stato nuovamente scenario di una deflagrazione che ha causato la morte di un lavoratore e il grave ferimento di un altro durante le operazioni di bonifica dei residui della precedente attività produttiva. “Già nell’ottobre scorso – dichiarano Mario Enrico Testa, segretario dei Giovani Democratici Area Vastese, e Saverio Gileno, segretario regionale dei Giovani Democratici Abruzzo – avevamo espresso forti perplessità rispetto alla riconversione del sito, ancora in fase autorizzativa, dalla demilitarizzazione di ordigni alla produzione di munizioni ed esplosivi. Ritenevamo, e continuiamo a ritenere, inaccettabile la narrazione secondo cui si dovrebbe gioire per l’arrivo di un’azienda che continua a produrre strumenti di morte. Oggi, ancora prima che quella nuova produzione abbia avuto inizio, assistiamo all’ennesima tragedia. Questo impone una riflessione profonda sul valore che il nostro Paese attribuisce alla vita delle lavoratrici e dei lavoratori. Nessuno dovrebbe recarsi sul proprio posto di lavoro con la paura di non fare ritorno a casa. Nessun profitto, nessuna produzione, nessun interesse economico può valere una vita umana”. I Giovani Democratici esprimono il più profondo cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia della vittima, rivolgendo al lavoratore rimasto gravemente ferito l’augurio di una pronta e completa guarigione. “Chiediamo – concludono Testa e Gileno – che venga fatta piena luce sulle cause dell’accaduto attraverso accertamenti rapidi, rigorosi e trasparenti. Dopo sette vittime in sei anni non è più possibile limitarsi al cordoglio. È necessario interrogarsi seriamente sul livello di sicurezza garantito in un impianto che opera con materiali ad altissimo rischio e pretendere che la tutela della vita e della salute delle lavoratrici e dei lavoratori diventi finalmente una priorità assoluta”
ARCA DEFENSE (EX ESPLODENTI SABINO): È SUCCESSO DI NUOVO QUANTO SANGUE DEI LAVORATORI SERVE ANCORA PER ISTITUIRE IL REATO DI OMICIDIO SUL LAVORO? QUANTI MORTI AMMAZZATI SUL LAVORO PER IL RIARMO?
Stamattina un forte boato ha scosso Casalbordino, paese costiero della provinciale di Chieti. Lo stesso boato sentito nel 2020 e nel 2023, bollettino di Guerra: 1 lavoratore morto ed un altro ferito. Carlo Piscopo, ai cui famigliari va tutta la nostra vicinanza, si aggiunge agli altri 6 colleghi ammazzati sul lavoro nel 2020 e nel 2023. La Esplodenti Sabino, azienda che operava nello smaltimento bellico, era l’azienda in cui persero la vita 6 lavoratori nelle due stragi precedenti del 2020 e del 2023, la Arca Defense è l’azienda che ha rilevato il sito produttivo per produrre armi. Tutto ciò è intollerabile, la complicità di un sistema che punta al riarmo, infischiandosene dei lavoratori e del territorio, non sarà mai accettata da chi come l’USB si batte per il reato di omicidio sul lavoro e contro l’economia di riarmo. Ricordiamo che una proposta di legge su iniziativa popolare, da noi promossa per introdurre tale reato, giace in qualche cassetto del Parlamento Italiano, mentre continua la mattanza. Le parole di cordoglio non bastano più, le lacrime di coccodrillo possono esser risparmiate e la politica deve passare ad atti concreti e conseguenti alle parole di circostanza. Noi chiamiamo i lavoratori a ribellarsi ad un sistema senza scrupoli, che considera i lavoratori sacrificabili in nome del profitto e delle guerre. LA MISURA E’ COLMA, BASTA!!!! L’USB chiama tutti i lavoratori del settore privato allo sciopero nella giornata di lunedì 13 LUGLIO 2026 e alla partecipazione al sit-in davanti alla Ex Esplodenti Sabino. Lanciamo un appello ed un invito a tutte le associazioni del territorio, alle orgnizzazioni sindacali e politiche, per unirsi allo sciopero e alla protesta. LORO SI RIARMANO SUL SANGUE DEI LAVORATORI NOI RESISTIAMO CON LA PROTESTA LUNEDÌ 13 LUGLIO SCIOPERO SU TUTTI I TURNI LAVORATIVI NELLE AZIENDE DEL SETTORE PRIVATO DELLA PROVINCIA DI CHIETI (escluse aziende soggette alla legge 146) SIT IN DI PROTESTA DAVANTI ALLA SEDE DELLA EX SABINO DI CASALBORDINO ore 10,00 del 13 luglio 2026