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Mercoledì, 26 Agosto 2026 18:12

Case di comunità, restano incertezze su infermieri di famiglia.

Giuliano, segretario nazionale UGL Salute: "si stima siano necessari circa 19mila infermieri di famiglia e comunità, a fronte di appena 2mila attualmente in servizio"

ROMA, 26 AGOSTO 2026 – "Le Case della Comunità rappresentano uno dei pilastri della nuova sanità territoriale, ma non possono funzionare senza aver definito con chiarezza il ruolo dei professionisti chiamati a garantirne l'operatività". Lo dichiara Gianluca Giuliano, segretario nazionale UGL Salute, intervenendo sull'organizzazione delle Case della Comunità e sul ruolo degli Infermieri di Famiglia e di Comunità.
"Per dare piena attuazione al modello – sottolinea Giuliano – si stima siano necessari circa 19mila infermieri di famiglia e comunità, a fronte di appena 2mila attualmente in servizio. In questo scenario, resta preoccupante l'incertezza su funzioni, responsabilità, organizzazione e riconoscimento professionale".
Secondo l'UGL Salute, il nodo riguarda anche il riconoscimento contrattuale delle nuove funzioni, che sarebbe destinato a essere affrontato con il prossimo rinnovo. "È un paradosso – afferma Giuliano – avviare le Case della Comunità chiedendo agli infermieri di assumere nuove responsabilità nella presa in carico sul territorio e, allo stesso tempo, rinviare la definizione del loro inquadramento e la valorizzazione economica delle competenze".
"Le Case della Comunità partono oggi e oggi devono esserci professionisti messi nelle condizioni di operare con competenze, responsabilità e riconoscimenti definiti. Non possiamo chiedere agli infermieri di attendere il prossimo rinnovo contrattuale per conoscere il proprio effettivo ruolo".
Per il sindacato è quindi necessario intervenire immediatamente per definire competenze, responsabilità, autonomia professionale, dotazioni organiche e percorsi di valorizzazione dell'Infermiere di Famiglia e di Comunità. Una figura che, secondo l'UGL Salute, deve essere centrale nella prevenzione, nella gestione della cronicità, nella presa in carico delle fragilità e nell'assistenza domiciliare, operando in raccordo con gli altri professionisti della rete territoriale.
"Il rischio – prosegue Giuliano – è inaugurare strutture senza aver costruito contestualmente un modello organizzativo chiaro e sostenibile. Gli infermieri non possono diventare l'ennesima variabile da sistemare a posteriori. Servono professionisti adeguatamente formati, numericamente sufficienti e riconosciuti per il valore e la responsabilità del lavoro svolto".
L'UGL Salute chiede quindi l'apertura di un confronto immediato per superare le attuali incertezze. "Se vogliamo davvero rafforzare la sanità territoriale, ridurre la pressione sugli ospedali e garantire ai cittadini una presa in carico più vicina ai loro bisogni – conclude Giuliano – dobbiamo partire da chi sarà chiamato ogni giorno a rendere concreto questo cambiamento. Le Case della Comunità non possono essere soltanto strutture da aprire: devono diventare luoghi di cura realmente funzionanti, sostenuti da professionisti valorizzati, riconosciuti e messi nelle condizioni di esercitare pienamente il proprio ruolo".

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