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Giovedì, 14 Giugno 2018 18:55

Russia/Fifa 2018. Il mondiale degli altri

di Massimo Sanvitale

Mi siedo su una sedia comoda, nel clima opaco di un sabato grigio, provando a scrivere qualcosa che riguardi il mondiale. Sono tuttavia consapevole del fatto che non ne sarò in grado.

 

 

Del resto, chi potrebbe realmente riuscirci? Chi potrebbe esprimere con le parole cosa sia un mondiale e cosa si provi a non esserci? Io no di certo. Non sono nemmeno sicuro che le parole siano lo strumento adatto, soffrono di troppi limiti, a cominciare dall’originario e insuperabile freno del significato. Forse la parola poetica, quella che trascende se stessa, tuttavia non possiedo né l’arte, né – ahimè – l’animo del poeta. Si potrebbe ricorrere alla parolaccia, ma che sia forte, sublime e catartica, il turpiloquio cosciente per liberare le parole dalle catene del loro contenuto. E non so se basterebbe.

 

Mentre scrivo queste brevi righette, frutto della mia inadeguatezza al compito, avverto fisico un fastidio. Così, infastidito, ne rintraccio la fonte e mi appare il ricordo del mio mondiale. Non c’è persona che non ne abbia uno, o perlomeno, chi non ce l’ha non è dei nostri. Intendiamoci, i mondiali hanno poco a che fare con il calcio, non bisogna essere calciofili per avere il proprio mondiale. Non serve nemmeno essere tecnici, naturalmente. Ma neanche dei romanticoni, o dei cultori della memoria, o degli infaticabili pensatori di nostalgie. Basta essere dei nostri. Ecco, mi riesce davvero difficile pensare che questo mondiale non sarà di nessuno di noi. O meglio, sarà certamente di qualcun altro. Comunque non sarebbe stato mio, io ce l’ho già e ciascuno di noi ha le forze per averne uno solo. Sarà però impossibile vivere la stessa esperienza, declinata in tutti i sapori che ognuno sa scegliere, compreso quello del ricordo. Oggi, il mondiale rischia di essere l’insieme di tante partite di calcio.

 

Forse non per noi, o almeno non del tutto. È viva la tentazione di aspettare con gli occhi chiusi la fine dell’incubo, con la speranza di non dover rinunciare alla luce per troppo tempo. In verità qualcuno se l’era promesso e ripromesso, giurato e spergiurato: “Al diavolo questo mondiale! Anzi, al diavolo tutto e al diavolo tutti!”. Poi, semplicemente, le lancette affilate del tempo ti ricordano che il mondiale inizia oggi. Non tra un mese, tra un anno o tra quattro anni, inizia giovedì. E allora ci si concede uno sguardo ai gironi, magari persino alle squadre. Chissà se sarà l’anno del Brasile, anche se Messi è in debito con l’Argentina. L’Inghilterra non ce la può fare e speriamo non vinca la Germania che altrimenti ci supera! Lo avverti lo stesso, il mondiale. Ne ricerchi le storie, percepisci le vibrazioni della sua musica travolgente.

 

Proveremo a rubare i battiti altrui, ma non sarà lo stesso. La nostra fatale attrazione ci esporrà ai tumulti delle emozioni, ma saranno emozioni a metà. Ci costruiremo le gioie, mentiremo a noi stessi di sofferenze. Oppure, al contrario, opporremo la nostra orgogliosa e falsa indifferenza. Sarà dura, forse troppo, guardare questo mondiale degli altri.

Ultima modifica il Giovedì, 14 Giugno 2018 10:50