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Giovedì, 22 Aprile 2021 17:05

Montesilvano/Colle della Vecchia. E' pieno di rifiuti, per fortuna c'è chi raccoglie.

Scritto da di Gabriele Di Camillo
Di Camilo che pulisce nelle foto insieme alla figlia Di Camilo che pulisce nelle foto insieme alla figlia

Gabriele Di Camillo su uno dei posti più suggestivi di Montesilvano: "Piuttosto che lamentarmi, trincerarmi dentro e sbuffare fuori, io e mia figlia abbiamo deciso di armarci di pazienza e un po’ di felice fatica."

Lo scrittore e attore montesilvanese, Gabriele Di Camillo, ieri insieme a sua figlia durante una passeggiata sul Colle della Vecchia, vedendolo sporco e seguendo il proprio impulso, ha pulito i rifiuti lasciati da altri. Oltre a panchine su cui ammirare il paesaggio, mancano cestini e c'è chi non ha l'accortezza di lasciar pulito. C'è solo una croce a ricordo di uno dei capitoli più tristi e confusi della città: il miracolo mai avvenuto.

Questo è la testimonianza di Gabriele Di Camillo, molto interessante e fa riflettere.

 

Quand’ero bambino nelle notti tormentate da maltempo, sentivo armeggiare in casa… mia madre sussurrava, “tentava” di parlare sottovoce con mio padre. Quando dal mare soffiava vento forte, noi lo sentivamo bene. Mio padre era Cantoniere Provinciale. Il cantoniere è una figura professionale estinta da diversi anni. In pratica lui aveva in affido, doveva gestire e controllare un tratto di lungomare fino alle porte di Pescara. Questo, significava assicurarsi costantemente che fosse tutto a posto, pulito… che non ci fossero buchi, sassi, elementi che potessero impedire o compromettere il corretto transito stradale. Le sue ore di lavoro iniziavano al mattino dalle 8 fino alle 12,30.

Aveva le chiavi di una piccola costruzione in muratura; questa fungeva da magazzino ricovero e supporto al suo lavoro… dentro c’erano pale vanghe, picconi carriole transenne vernici zappe falci… arnesi del mestiere utili per tenere in ordine il lungomare. Quando il vento soffiava forte papà non riusciva a dormire… pensava agli oggetti che spinti dal vento potessero finire sull’asfalto. Immaginava la tormenta di sabbia e le insidiose collinette che si accumulavano ai lati. Lui, per non svegliare e impensierire la moglie si destava silenzioso, ma mia madre seguiva ogni suo passo tentando di fargli cambiare idea.

“Dove vai a quest’ora? Fa freddo! Non senti che vento? Ma chi te lo fa fare!”

Il lungomare non era illuminato, era pericoloso avventurarsi in bicicletta con il temporale alle 3 del mattino . Però vinceva sempre lui, “cantoniere anche di notte”. Ai rimbrotti di mia madre biascicati per non svegliarci, lui rispondeva sempre allo stesso modo. E se un povero figlio di mamma non vede la sabbia? Se sbanda con la macchina? Se cade con la moto?... Non me lo perdonerei mai! Mentre mammà lo cazziava sommessa, noncurante indossava un lungo spesso rigido impermeabile giallo… inforcava la bicicletta e partiva. A circa tre chilometri da casa c’era il suo “rustico ufficio”; caricava sulle spalle transenne di ferro bianche e rosse, accendeva ai due lati le lampade a petrolio e al centro posizionava il cartello “ATTENZIONE RALLENTARE! STRADA INVASA DALLA SABBIA”.

Girava al buio sistemandole nei punti considerati pericolosi. Doveva spostarsi a piedi, le transenne dovevano essere zavorrate per contrastare il vento; era un lavoro lungo e pesante. Tornava all’alba giusto il tempo di cambiarsi gli abiti zuppi di pioggia e poi ripartire per l’ordinario orario di lavoro. Non pretendeva straordinari, non chiedeva niente a nessuno se non alla suo senso del dovere. Anche di giorno - fuori dalle ore di lavoro – lontano dal tratto di sua competenza, ovunque si trovasse, se notava qualcosa di anomalo si fermava e agiva. Un sasso in mezzo alla strada può far cadere una bicicletta, una moto … Se investito da un’auto e schizzato lontano può diventare un’arma. Un tronco, una bottiglia, una scatola, un oggetto non segnalato è una potenziale minaccia all’incolumità del prossimo.

Sono nato con questa educazione, anch’io ovunque mi trovi, se noto qualcosa che ostruisce il normale transito e riesco a risolvere da solo agisco, altrimenti segnalo, telefono alle autorità di competenza.

Noi abitanti in questa zona centrale, tra gli appennini e l’Adriatico, abbiamo risorse ambientali che forse non apprezziamo appieno. La pineta, la campagna, le colline. Non è la prima volta che salendo sui nostri colli, in particolare sul Colle della Vecchia, incontro giovani coppie, persone di passaggio che ammirano tutto intorno da quel punto di vista. Ho incontrano gente di Bologna Roma Firenze Milano… stranieri di passaggio spinti dalla curiosità, arrancavano sul colle per godere dall’alto le nostre naturali meraviglie. Puntando il naso a nord ovest, se il giorno è ventoso e senza foschia si intravede il Conero lontano… poi giù Silvi Paese, Città Sant’Angelo, la Valle Vestina… Girando a sinistra verso ovest il meraviglioso tramonto sul Gran Sasso. Scendendo ancora troviamo Montesilvano Colle, a sud Pescara con il suo porto. A est l’incredibile vista sull’Adriatico, il suo vento le barche… Bellissimo! Meraviglioso!

Poi se guardiamo intorno a noi, sotto i nostri piedi, troviamo bottiglie di vetro, di plastica, barattoli, bicchieri carte cartoni. Involucri e contenitori per pizze bibite varie, tappi in metallo e plastica pezzi di vetri frantumati. Mascherine chirurgiche e ffp2 e altre varie… Centinaia di pacchetti di sigarette buttate lì da anni e migliaia di mozziconi e filtri di sigarette. Ogni volta che mi trovo in cima e incontro famiglie di passaggio, mi vergogno di essere di Montesilvano. Quel posto così strategico agli occhi e caro a noi autoctoni, non può, non deve essere sporco e lasciato in mano a predatori del bello. La prima cosa che viene in mente è questa: Starei qui per ore…peccato che non c’è una panchina, un cestino per l’immondizia. Capisco, comprendo e non so di chi è il terreno. Chi dovrebbe gestirlo?

I furgoncini, le apette dei netturbini non riescono ad arrivare in cima. Chi vuoterà i cestini? Tornando al mio DNA da cantoniere, credo che la migliore igiene è quella di non sporcare. Buttereste una bottiglia di birra vuota o di plastica nel vostro giardino? Lascereste barattoli di bibite sul pavimento dentro il vostro salotto? Io no. Il colle è in nostro salotto, è il biglietto da visita della nostra civiltà e senso di appartenenza. Allora piuttosto che lamentarmi, trincerarmi dentro e sbuffare fuori, io e mia figlia abbiamo deciso di armarci di pazienza e un po’ di felice fatica.

Il terreno, come riferisce Renzo Gallerati, ex sindaco di Montesilvano, dovrebbe essere privato e non del Comune.

L'ex assessore Mimmo Di Giacomo informa che ci sono zone pubbliche e zone private.

Ora è pulito in ogni caso.

Ultima modifica il Giovedì, 22 Aprile 2021 17:41

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